giovedì, Novembre 17
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Distruzione di una stella svela un buco nero

Distruzione di una stella svela un buco nero. L’evento estremo potrebbe agevolare i ricercatori nel comprendere in quale modo nascono i buchi neri super-massicci. I ricercatori sono riusciti a scoprire un buco nero mentre spaghettificava, quasi in diretta, una sfortunata stella. La scoperta va ad aggiungere un buco nero a quelli conosciuti dai ricercatori.

Il buco nero

Il buco nero, che possiede delle medie dimensioni, è situato a 850 milioni di anni luce dalla Terra nella galassia SDSS J152120.07+140410.5. L’oggetto è riuscito a intrappolare e poi fatto a pezzi la stella, che si era avvicinata troppo. L‘evento ha prodotto un potente raggio di luce, un emissione che ha permesso agli astronomi di localizzare la stella.

I ricercatori hanno individuato il bagliore, denominato AT 2020neh, attraverso lo Young Supernova Experiment, un’indagine triennale del nostro cosmo. La scoperta è stata effettuata utilizzando i telescopi situati alle Hawaii, strumenti che sono in grado di rilevare sia eventi di breve durata che eventi cosmici come le esplosioni di supernova. I ricercatori hanno descritto la loro scoperta sulla rivista Nature Astronomy.

La prima autrice della ricerca Charlotte Angus, astrofisica dell’Università di Copenaghen, ha dichiarato che: “Esser riusciti ad individuare questo buco nero di medie dimensioni mentre divorava una stella, ci ha offerto una straordinaria opportunità di rilevare un evento che sarebbe rimasto totalmente sconosciuto”.

La ricercatrice continua spiegando che: “Possiamo utilizzare le proprietà del bagliore stesso per poter comprendere meglio questo elusivo gruppo di buchi neri di medie dimensioni, che potrebbe rappresentare la maggior parte dei buchi neri situati nei centri delle galassie”.

I dettagli

I buchi neri sono dei mangiatori “disordinati”. Quando un buco nero divora una stella, produce un fenomeno denominato Tidal Disruption Event (TDE), un evento che si verifica quando le potenti forze della gravità del buco nero agiscono sulla stella del tutto impotente.

Una stella dopo essere stata attirata dalla gravità di un buco nero, verrà sempre più attratta dal gigante cosmico, per finire spaghettificata strato dopo strato mentre cade all’interno del buco nero. Il processo trasforma la stella in una specie di lungo filo di plasma caldo, una struttura che si avvolge attorno al buco nero.

Il processo crea un’accelerazione del plasma, trasformandolo così in un enorme getto di energia e materia che produce un caratteristico lampo di luce. I ricercatori sono così in grado di individuare il lampo attraverso i telescopi ottici, a raggi X e ad onde radio.

Il buco nero appena individuato è molto raro perché possiede delle medie dimensioni, e rientra in una categoria di buchi neri con delle masse comprese tra 100 e 10.000 volte quella del nostro Sole. I ricercatori ritengono che i buchi neri di medie dimensioni sono in grado di inghiottire gas, polvere, stelle e persino altri buchi neri, per poi trasformarsi in buchi neri super-massicci.

Conclusioni

Una teoria suggerisce che l’universo primordiale fosse ricco di galassie nane, che sono cresciute da buchi neri intermedi. Questi oggetti, alla fine, si sono fusi nelle galassie più grandi e nei buchi neri che vediamo oggi. I ricercatori, per poter verificare se questa teoria è accettabile, devono prima stabilire quanti buchi neri di peso medio esistono in realtà.

Il coautore Enrico Ramirez-Ruiz, professore di astronomia e astrofisica presso l’Università della California Santa Cruz, conclude spiegando che: “Se riusciamo a conoscere la popolazione di buchi neri di massa intermedia presenti là fuori, quanti ce ne sono e dove si trovano, possiamo riuscire a determinare se le nostre teorie sulla formazione di buchi neri super-massicci sono corrette”.

FONTE:

https://www.livescience.com/black-hole-found-from-shredding-star?fbclid=IwAR2U5i7fGPmuM1nSnaJJ6qn1Uz0k_5CNLMWMgWFb4eVsiWZTolDv7XPWy9c

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