sabato, Novembre 19
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Devianti ed emarginati nella società medievale

La società medievale è profondamente intrisa di religiosità e la Chiesa vi svolge un ruolo fondamentale teologico, morale, sociale e politico. La società medievale si sovrappone con la comunità dei fedeli che deve essere protetta dai pericoli di contaminazione di cui sono portatori gli individui fuori dalla grazia del Signore.

Gli Eretici

Coloro che vengono ritenuti devianti rispetto alla religione sono anzitutto gli eretici, cioè quanti si pongono in contrasto con i dettami della Chiesa e delle gerarchie e mettono in discussione una parte delle Sacre Scritture o dei sacramenti. Gli eretici minando l’autorità della Chiesa e la sua ortodossia sono il principale pericolo per la comunità dei fedeli. L’arma che la Chiesa utilizza per contrastare chi mette in discussione la sua autorità o la dottrina ufficiale è la scomunica.

Soltanto un pentimento sincero e riconosciuto dalla Chiesa può far rientrare l’eretico nell’alveo della comunità dei fedeli, una seconda scomunica però sancisce la “morte civile” dell’individuo. È questo il caso di Enrico IV di Germania scomunicato nel 1076 poi, dopo il perdono di Canossa, nel 1080 nuovamente colpito da Gregorio VII che lo bolla come hereticus pravus o relapsus; ancor peggiore sarà la situazione di Federico II di Svevia, scomunicato per tre volte.

Quando ad essere scomunicato è un sovrano o un grande aristocratico le ripercussioni politiche sono tutt’altro che indolori, basti pensare che i suoi feudatari sono sciolti dall’obbligo di fedeltà.

I malati

Una seconda categoria di devianti ed emarginati è rappresentata dai malati, soprattutto da coloro che sono affetti da patologie di origine e cura sconosciute, ributtanti o indicativi, per l’epoca, di una condotta immorale. Questo tipo di malattie vengono associate alla corruzione dell’anima e al peccato che si intrufola nell’individuo, corrompendo non soltanto il corpo ma anche e soprattutto la sua anima. In prima fila ci sono i lebbrosi tenuti fuori del consorzio umano per il pericolo del contagio non evitabile di una malattia di cui si ignora origine e possibili cure.

Un segno della repulsione e del discredito morale verso gli ammalati di lebbra la ritroviamo nel romanzo Tristano e Isotta, scritto dal poeta bretone Béroul, poco dopo il 1190. Ad un certo punto re Marco sta ultimando i preparativi per mandare al rogo la moglie Isotta, colpevole di adulterio. Mentre la sventurata viene condotta verso il rogo incontra un malato di lebbra di nome Yvain orribilmente deturpato, recatosi anch’egli ad assistere all’esecuzione. Dietro i suggerimenti degli astanti, il re si convince che la morte sul rogo sia eccessivamente benevola per la colpa di Isotta e decide di costringerla prigioniera in un lebbrosario. Nonostante le suppliche della sventurata che chiede di essere arsa, Marco non demorde e condanna l’ex moglie ad una fine ritenuta ben peggiore.

Il lebbroso è per l’uomo medievale l’immagine vivente del peccato e questo sentimento di repulsione totale si verificherà anche per gli ammalati di peste e perfino per gli epilettici, gli zoppi, etc.

Le prostitute e i sodomiti

Sempre il timore del peccato e della corruzione dell’anima fa delle prostitute, soprattutto quelle di basso ceto, un’altra categoria sociale da escludere dal consorzio civile. Ben altra accettazione avranno invece le concubine della Roma papale o della Venezia ducale. Stessa avversione sarà riservata per i sodomiti che con il loro comportamento “contro natura” rappresentano una sfida a Dio.

Gli Ebrei

Un profondo sentimento xenofobo e di esclusione poi riguarda alcune minoranze etniche ed in particolare gli Ebrei. Verso gli stranieri, soprattutto quelli che abitano terre lontane e poco conosciute si applicano pregiudizi ai limiti dell’irrazionalità. Ricordiamo in proposito Giovanni di Pian del Carpine che nella sua Historia Mongalorum, verso la metà del Duecento, è convinto che gli abitanti di alcune regioni asiatiche siano cani i quali si esprimerebbero a latrati e avrebbero aspetto quasi ferino.

Ma è sugli Ebrei che si accanisce, complice la Chiesa, il pregiudizio più ostile e diffuso. Verso la fine del XI secolo la Chiesa, attraverso famosi predicatori, rafforza la convinzione nell’opinione pubblica che la condizione della Terra Santa sia piena responsabilità degli israeliti colpevoli della morte di Gesù. I crociati partiti dalla Francia assaltano le comunità ebraiche dei villaggi germanici che attraversano per punire gli Ebrei delle “colpa” commessa dai loro avi 1000 anni prima. Sono le avvisaglie di pogrom che tristemente segneranno la storia dell’Europa nei secoli a venire.

Le prime carneficine, opera dei milites Christi, del maggio-giugno 1096, sono rese note da una fonte cristiana, ovvero dalla Historia Hierosolimitana di Alberto di Aix che pone in evidenza la genesi di uno dei fenomeni più tristi legati alla liberazione dei luoghi santi: «i pellegrini – afferma il cronista – non so se per volontà di Dio o per un personale errore, prendono a imperversare con crudeltà contro i “figli di Sem”, rinvenuti in taluni centri urbani e ne fanno orribile strage, specialmente in terra lorenese, asserendo che questo è il modo giusto per dare inizio alla spedizione ed è ciò che meritano i nemici della fede di Cristo».

Le prime stragi di Ebrei avvengono a Colonia e a Magonza. I crociati non hanno pietà neppure delle donne e dei bambini.

Vagabondi, folli e attori girovaghi

Sia pure non con le dimensioni provocate da un antisemitismo sempre più diffuso. L’ostracismo verso altri “devianti” ed emarginati riguarda i malati di mente, i vagabondi e gli attori girovaghi. Infatti proprio gli attori, con i circensi e i “maghi”, vengono cacciati dalle città e ritenuti manifestazione diabolica per cui, quando muoiono, non riceveranno i sacramenti né sepoltura in terra consacrata.

Streghe e mestieri indesiderabili

Naturalmente questo escursus non può non segnalare una categoria iconica ed enfatizzata di “devianti” verso i quali la società medievale ha esercitato un inesorabile ostracismo: le streghe. La caccia alle streghe e agli stregoni si svilupperà lentamente nei secoli e colpirà spesso persone di natura introversa, deformi o non integrate con le comunità cittadine.

AI soggetti emarginati si devono aggiungere coloro che esercitano mestieri indesiderabili, primi fra tutti gli usurai (spesso di origine ebraica). Nel novero di queste categorie sono vanno considerati i mercenari e persino esponenti degli Ordini Mendicanti. In quanto cenciosi, sporchi e quindi possibili eretici saranno condannati ad esempio nel 1274, durante il II Concilio ecumenico di Lione indetto da papa Gregorio X gli appartenenti all’ordine denominato dei Saccati per l’abito da essi indossato a forma di sacco, quindi lacero e sbrindellato.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Il Medioevo giorno per giorno di L. Gatto

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