• 2 Settembre 2022 11:13

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Anche se a priori sembra davvero strano e inaccettabile, sono moltissimi gli animali, sia piccoli che grandi, che dimostrano di fare uso di vere e proprie droghe naturali. Spesso con un certo “accanimento” e una “dipendenza” costante e forte.

Certe farfalle notturne, le Sfingi, succhiano avidamente il nettare dei fiori di Datura, dopodiché, inebriate, possono anche cadere e restare a terra. La Ninfa del corbezzolo, con code sulle ali, è invece attratta parecchio da frutti marcescenti, con alcol, che vengono succhiati mediante la spiritromba: allora il suo volo diventa barcollante e rallentato.

I pettirossi americani, dopo aver mangiato con avidità molte bacche acerbe di agrifogli californiani, fino ad ingozzarsi, appaiono disorientati e confusi, volano in modo lento e incerto, fino a cadere per terra. In alcuni casi, si possono avere persino vere e proprie “sbornie” collettive, con migliaia di partecipanti, tipo gli attuali “rave party”!

Le femmine di caribù sono particolarmente ghiotte di un fungo muscario, tanto da allontanarsi dal gruppo e dai figli, correndo poi via e storcendo più volte la testa. Alcune capre mangiano più volte semi di mescal, il “fagiolo rosso” americano, divenendo tremolanti e sdraiandosi a terra per molto tempo.

Le mucche ed altri animali da pascolo, nei vari continenti, non riescono a fare a meno di certe erbe, soprattutto leguminose, mostrando poi effetti singolari: andamento incerto, soste a gambe divaricate, occhi spaventati e fissi. Spesso si abituano a mangiare soltanto quelle piante, trascurando quelle abituali e più nutrienti, per cui dimagriscono in modo evidente.

Gli elefanti si nutrono con piacere di frutti caduti da palme in fermentazione, poi strattonano l’albero per farne cadere altri. In seguito, sembrano più eccitati, impauriti ma anche più aggressivi. Le femmine, poiché le proboscidi dei piccoli succhiano dalla loro bocca, ne trasmettono gli effetti anche a loro.

Si tratta essenzialmente di droghe vegetali, contenute in semi, nettare di fiori, foglie, radici, frutti fermentati, ma anche in funghi e licheni, che risultano inebrianti anche per l’uomo. Vi sono presenti infatti sostanze psicoattive, capaci di cambiare il comportamento: eccitanti, calmanti ed allucinogene.

Tutto questo e molto altro succede spontaneamente in Natura, ma in alcuni esperimenti, ad animali sono state somministrate appositamente sostanze stupefacenti, per studiarne i cambiamenti comportamentali. Ad esempio, a dei ragni furono offerte mosche contenenti diversi tipi di droghe, (come LSD, caffeina, Hashish): dopo, le loro ragnatele risultavano meno regolari di quelle abituali. Ad alcuni calabroni vennero date per bocca dosi diverse di LSD: i loro movimenti successivi erano rallentati, più meccanici, fino ad un sonno profondo.

Invece si è osservato che a delfini, in cui viene iniettato LSD, aumenta la socievolezza, sia con simili che con persone.

L’interrogativo principale che viene da questi fatti sorge spontaneo: perché lo fanno? In passato, secondo certi pensatori, come lo stesso Tolstoj, le droghe erano soprattutto un modo per sfuggire dalla realtà, poi con studi più approfonditi anche sul piano neurologico, si ritiene che esse, sia per gli animali che per le persone, offrano soprattutto un momentaneo stato di benessere, (qualcuno sostiene addirittura di “felicità”), ricercato più volte, in modo quasi spasmodico.

Qualcuno ha parlato anche di una ricerca istintiva di liberarsi da certe strutture e regole rigide e prefissate, cercando nuovi modi di essere. Comunque, si sa che le conseguenze della tossicodipendenza nel mondo odierno sono molto gravi, sul piano umano e sociale, arrivando, oltre all’isolamento e al crimine, non di rado persino alla morte. Lo stesso potrebbe succedere in casi estremi anche agli animali, ma di certo essi diventano in generale più deboli e vulnerabili, prede più facili e docili per predatori ancora “sobri”!

Testo di riferimento: “Animali che si drogano” (Giorgio Samorini)

Dante Iagrossi

LAUREATO IN FISICA, DOCENTE DI MATEMATICA E SCIENZE ALLE MEDIE, ORA IN PENSIONE, SI E' APPASSIONATO SOPRATTUTTO ALLA BIOLOGIA E PROBLEMATICHE AMBIENTALI. HA SCRITTO VARI ARTICOLI DIVULGATIVI, ALCUNI PUBBLICATI IN RETE, DOPO LA LETTURA DI SAGGI E RICERCHE SCIENTIFICHE.  IL RACCORDO TRA SCUOLA E RICERCA NON E' FACILE, MA SI PUO' TENTARE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.