• 19 Luglio 2022 12:54

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Carlo, come si evince dalle cronache lasciateci dai suoi agiografi, era un uomo passionale, con esuberanti appetiti sessuali che fino agli ultimi anni della sua vita, approfittando delle incertezze della Chiesa sul sacramento del matrimonio, non entrarono in conflitto con la sua fede cristiana.

Per tutta la vita Carlo fu circondato da un numero imprecisato di moglie e concubine che si alterneranno intorno al sovrano franco sulla base non soltanto della passione momentanea, ma per ragioni di Stato e anche per le morti premature di alcune di loro. D’altra parte il matrimonio al tempo di Carlo era un’istituzione molto differente dal concetto moderno di questa unione tra un uomo e una donna.

Il matrimonio franco

Il matrimonio franco non aveva alcun valore sacrale ma era fondamentalmente un accordo legale tra due famiglie, quella dello sposo e quella della sposa. Anche le motivazioni che spingevano un re a sposarsi erano molto lontane da quelle di un sincero sentimento d’amore, si trattava prima di tutto di assicurare al regno, attraverso la prole legittima, dei successori della dinastia regnante.

L’assenza di figli era quindi una delle cause frequenti del ripudio della moglie, a cui si attribuiva la “grave colpa” di non aver saputo dare un erede al sovrano. In secondo luogo i matrimoni svolgevano un’importante azione diplomatica tra stati, sancendo così, in modo ancora più efficace di un trattato, preziose alleanze.

Le consuetudini germaniche, affiancavano al matrimonio ufficiale, la cosiddetta Friedelehe, si trattava di un unione nella quale la passione giocava un ruolo essenziale, tra un sovrano o un nobile e una donna di famiglia più modesta, col consenso dei suoi familiari ben contenti, di consolidare un rapporto utilitaristico e di protezione con il potente di turno.

Si trattava pur sempre di un unione legale e onorevole, ma stipulata mediante un semplice atto privato, che non sottraeva la donna alla potestà paterna per trasferirla sotto quella del marito; e dunque poteva essere sciolta senza troppe formalità quando l’interesse familiare o, nel caso d’un sovrano, la ragion di Stato lo richiedessero.

La Chiesa e il matrimonio

Per la Chiesa questa seconda tipologia di matrimonio era di fatto niente altro che un concubinato e pur scontando un lungo disinteresse mostrato verso l’istituto del matrimonio, un concilio nel 775 condannò quest’usanza in netto contrasto con i precetti cristiani. Lentamente ma inesorabilmente l’azione di riforma intrapresa già ai tempi di Carlomanno e Pipino, portarono negli ultimi anni di vita di Carlo, all’abolizione delle Friedelehe e ad un maggior rigore verso l’istituto matrimoniale.

La prima moglie

Questo processo però era ben lungi da essere compiuto quando Carlo ebbe la sua prima storia importante con Imiltrude, una giovane aristocratica di basso rango che sposò secondo la prassi franca del friedelehe con cui avevano iniziato la loro unione anche i genitori medesimi di Carlo e del fratello Carlomanno.

Eginardo che scrive in un epoca nella quale la Chiesa ha delimitato con maggior rigore l’istituto del matrimonio svicolerà su questa prima liaision del sovrano franco, ritenendola illegittima. In realtà quando Carlo si era unito a Imiltrude, la friedelehe era ampiamente tollerata dalla Chiesa, tanto che lo stesso Papa Stefano in una lettera ribadì il carattere legittimo del matrimonio.

Nel 769 Imiltrude da a Carlo un figlio maschio che sarà battezzato con il nome del nonno, Pipino e soprannominato “il gobbo” per via di una deformità fisica. La stessa scelta del nome fa supporre che Carlo considerasse questo figlio come il suo legittimo erede, infatti l’attribuzione del nome di Pipino, il più diffuso e il più importante della famiglia, essendo quello del fondatore di una dinastia che ancora in quella fase gli storici identificano come “pipinide” e non ancora “carolingia”, sanciva una sorta di investitura in età infantile.

Un matrimonio di Stato

Un anno dopo, per ragion di stato, su consiglio della madre Bertrada, Carlo ripudierà non senza amarezza e dispiacere Imiltrude, per sposare la figlia del re longobardo Desiderio. Si trattava di mantenere buoni rapporti con un vicino ingombrante in una fase nella quale il regno di Carlo era ancora non completamente stabile. Della seconda moglie di Carlo non sappiamo neppure il nome, arbitrariamente Manzoni le affibbiò il nome di Ermengarda.

Questo matrimonio però durerà anch’esso molto poco, dal 770 al 771, il deterioramento dei rapporti con i Longobardi sancirà la fine di questa unione dettata dalla realpolitik. Il sovrano franco però voleva a tutti i costi una regina accanto a se, che aumentasse la prole e per questa ragione sposerà nel 771, Ildegarda figlia del conte Geroldo di Vinzgouw e di Emma d’Alemannia, figlia di Hnabi, duca di Alemannia.

Nel momento del matrimonio Ildegarda aveva soli 13 anni e darà a Carlo ben nove figli di cui quattro furono maschi; solo uno però, Ludovico il Pio, sopravvisse al padre, al quale successe nell’814, prima di morire per parto il 30 aprile 783 di parto all’età di venticinque anni.

Un sovrano passionale

Nel 783, alla morte di Ildegarda, Carlo aveva appena compiuto quarant’anni; aveva già avuto tre mogli, di cui due legittime, e gli restavano in vita quattro figli maschi e tre femmine. Il sovrano franco però era ancora uomo dai forti appetiti sessuali e soprattutto non intendeva rimanere senza una regina al suo fianco, ragion per cui, pochi mesi dopo la morte della moglie, ritornò dal fronte sassone dove era impegnato nell’ennesima campagna militare e sposò la giovanissima Fastrada, che in undici anni gli avrebbe dato altre due femmine, Teodrada e Iltrude, morendo poi nell’agosto 794, durante il Concilio di Francoforte.

A questo punto si potrà pensare che Carlo fosse un uomo particolarmente sfortunato ma in realtà, all’epoca era molto frequente che le donne morissero per parto, anche perché spesso mettevano al mondo un numero molto alto di figli.

L’ultima moglie

Morta Fastrada che non godeva di buona considerazione presso la corte franca, Carlo ha ormai superato la cinquantina, non rinuncerà a sposarsi da li a poco con l’alamanna Liutgarda, che però non gli diede figli. Nell’800, pochi mesi prima dell’incoronazione di Carlo a imperatore del Sacro romano impero, anche Liutgarda morì rimpianta dagli intellettuali di corte che invece avevano detestato Fastrada.

Dopo di lei l’imperatore ormai invecchiato non ebbe più mogli legittime, ma soltanto concubine e grazie al solito Eginardo sappiamo i loro nomi e i figli illegittimi procreati insieme al sovrano franco. La prima, Madelgarda, gli diede una figlia, Rotilde; la sassone Gersvinda gli partorì un’altra figlia, Adeltrude; da Regina ebbe due maschi, Drogone e Ugo, e da Adalinda ancora un altro maschio, Teodorico.

Questi ultimi figli maschi, ormai per la dottrina della Chiesa chiaramente illegittimi furono trattati con benevolenza dal fratellastro e nuovo sovrano Ludovico il Pio e avviati tutti alla carriera religiosa. Il bilancio della vita amorosa di Carlo, anche soltanto di quella di cui abbiamo una qualche certezza storica è impressionante, cinque mogli, sei concubine e venti figli, dieci femmine e dieci maschi.

Il ritratto che ne scaturisce è quello di un uomo sensuale, che amava le donne e il sesso e che ebbe un forte sentimento paterno con tutti i figli, in particolare con le femmine che volle sempre con se negli ultimi anni della sua vita, vietandogli di sposarsi.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Carlo Magno di A. Barbero

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Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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