• 24 Luglio 2022 14:50

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Come vestivano nobili e ricchi nel Medioevo

È sempre necessario ribadire che il Medioevo è una definizione convenzionale di un periodo storico di circa mille anni. Quando si fanno pertanto articoli di costume o che riguardano comportamenti sociali sotto l’egida di questa “etichetta” essi sono necessariamente generali e incompleti. Ciò premesso questo articolo tratterà dell’abbigliamento dei nobili e delle classi agiate medievali.

La cesura tra l’abbigliamento tardo-romano e le fogge dei vestiti longobardi è descritta da Paolo Diacono. Durante il periodo carolingio i nobili franchi facevano largo uso di pellicce per ripararsi dai rigori del freddo. Le pelli più usate erano quelle di montone, martora ed ermellino spesso ornate con piume d’uccello. Verso il IX secolo nonostante la generale depressione economica dell’Occidente il lusso nei tessuti e nei monili è piuttosto frequente soprattutto in ambito religioso.

Raterio di Liegi (887-974), vescovo e predicatore belga, grande moralizzatore dei costumi della Chiesa del tempo, funzione che gli causerà non poche disavventure nel corso della sua vita, stigmatizzerà l’eccesso di lusso, anche nel vestiario, dei monaci.

Informazioni più complete sull’abbigliamento delle classi dominanti (ed anche su quello degli umili) si otterranno a partire dal XII secolo grazie all’analisi delle sculture, dei disegni colorati e degli affreschi ecclesiastici e dei palazzi civili nei due secoli successivi. È comunque nel XII secolo che si afferma il concetto di moda.

La diffusione dell’ideale cortese avrà, infatti, un riflesso diretto sull’abbigliamento che acquisirà anche un significato simbolico nei rapporti economici e sociali. Correndo il rischio di cadere nell’inevitabile genericità, a prescindere dalle ragioni climatiche e dalle caratteristiche locali, per buona parte dell’età medievale uomini e donne indossano una camicia di tela di lino, di cotone, di seta o di lana, a seconda della stagione e della condizione sociale, con le maniche lunghe, accollata ma senza colletto.

La camicia femminile arriva fino a terra, è di cotone, ma per le signore dell’aristocrazia può essere anche di seta, rigorosamente bianca con fregi e ornamenti. Quella maschile invece arriva fino a metà gamba. Quando non escono di casa le donne delle classi agiate indossano una specie di veste da camera ampia e comoda, di lino o di seta. D’inverno la tenuta viene completata da una giacca di ermellino senza maniche, molto simile a quella degli uomini ma più lavorata e con maggiori ornamenti.

Sotto la veste gli uomini indossano un paio di brache, le donne invece non portano niente. Sopra alle brache a diretto contatto con la pelle nuda, gli uomini ne indossano un secondo paio, generalmente di lino o di tela, di cui raramente si fa a meno. Da questa moda nascono le locuzioni “restare in braghe di tela” o “calarsi le braghe” a significare il trovarsi in una situazione imbarazzante.

Sopra la camicia, uomini e donne indossano una veste abbottonata e chiusa con lacci, quella maschile finisce a mezza gamba ed è completa di maniche. Quella femminile, invece, arriva sino alle scarpe: si tratta delle famose gonne contigiate citate da Dante nel Paradiso XV, 100-102.

Questa veste femminile è provvista da un certo numero di maniche diverse per foggia, colore e stoffa da indossare secondo le occasioni. Anche questo abito darà la luce all’espressione “questo è un altro paio di maniche“, intendendo con essa che si tratta di tutt’altra faccenda. Con il XIII secolo le maniche diventano strette e chiuse all’avambraccio con dei laccetti, con colori sgargianti.

dipinto di Piero della Francesca

Le vesti invernali sono di solito in panno di lana foderato di pelliccia. Sopra, sia gli uomini che le donne, indossano delle sopravvesti di identica lunghezza, intonati dal punto di vista cromatico. Di uso piuttosto comune nei mesi invernali sono invece le pellicce fra gente facoltosa e negli ambienti religiosi ove le indossano anche frati e monache per ripararsi dal freddo che pervade abitazioni e monasteri mal riscaldati.

Nel tardo Medioevo si porteranno spesso le calze di lana lavorate con i ferri; ma anche giacche, maglioni, cappelli, passamontagna, pantofole per le quali ultime si userà con l’andar del tempo anche il feltro, tutte lavorate dalle donne con i ferri. Ai piedi gli uomini indossano stivaletti o stivali di varie fogge e dimensioni mentre le donne optano per pianelle, pantofole, zoccoli o scarpe con erte suole di sughero, che con il passare degli anni diverranno sempre più alte, antesignane dei tacchi alti moderni.

Foto in evidenza: dipinto di Piero della Francesca

Fonte:

alcune voci di Wikipedia

Treccani.it

Il Medioevo giorno per giorno, di A. Gatto

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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