• 9 Agosto 2022 19:52

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La terza grande potenza del periodo carolingio che dominava incontrastata il Medio Oriente, il califfato di Baghad era governata all’epoca dal leggendario Hārūn al-Rashīd. Hārūn, nato nel 766 era figlio di al-Mahdī, il terzo califfo abbaside (che governò dal 775 al 785) e di Khayzurān, ex-schiava proveniente dallo Yemen, che ebbe una grande influenza sui figli.

Il califfato dal 632 al 1258

Un elefante per Carlo

All’epoca di Carlo, Hārūn, il Principe dei Credenti, governava la Umma islamica dal 786, dopo aver imprigionato il suo vecchio istitutore e visir e fatto uccidere, crocifiggendolo il fratello, Jafar. I rapporti tra Carlo e il califfato di Baghdad erano molto buoni. Nell’anno 801 ambasciatori del califfo sbarcarono a Pisa, e con loro rientrò in patria l’ebreo Isacco, che Carlo aveva mandato a Baghdad quattro anni prima; portavano in dono il famoso elefante Abul Abbas.

Si trattava di un dono espressamente richiesto da Carlo ad Hārūn, la ragione di questo irrefrenabile desiderio dell’imperatore franco, che spinsero il pachiderma e il suo seguito ad attraversare il Nord Italia, valicare le Alpi per giungere finalmente ad Aquisgrana, va ricercata nella complessa simbologia dell’animale: simbolo per eccellenza di regalità, l’elefante era un animale al contempo fortemente radicato nell’immaginario cristiano, al punto da assumere valenze di carattere cristologico e penitenziale.

Il pachiderma divenne un’attrazione straordinaria tanto che molti curiosi si aggiravano intorno ai palazzi o agli accampamenti dove risiedeva Carlo soltanto per ammirare Abul Abbas. L’elefante morirà nel 810 lungo il confine danese.

I doni di Hārūn

I due imperi che si confrontavano rispecchiavano non soltanto storie ma anche gradi diversi di civilizzazione e sfarzo. Il lusso, la raffinatezza e le capacità artistiche e culturali del califfato erano ineguagliabili all’epoca, tanto da influenzare la celebre raccolta di racconti “Le mille e una notte” che contiene molte storie che sono ispirate al mito della magnifica corte di Hārūn.

A riprova di quanto sopra, una seconda ambasceria del Califfo, nel 807, portò da Baghdad doni lussuosi, fra cui scimmie e tessuti preziosi, aromi e unguenti orientali, un orologio meccanico munito di automi e suoneria, candelabri d’oricalco, e perfino un padiglione da campo. Tale era la magnificenza di questi manufatti che i cronisti coevi rimasero semplicemente abbagliati da tanto sfarzo.

Per contro Carlo non poteva competere con i propri doni, né per quanto riguarda l’originalità né per l’eleganza e il lusso, al Califfo andarono in regalo cani da caccia, cavalli, muli e stoffe pregiate, che certamente non riuscirono ad impressionare i cronisti arabi.

Nemici comuni

Nonostante la diversa religione i due sovrani avevano tutto l’interesse a mantenere rapporti cordiali. Prima di tutto la lontananza fisica dei due imperi che non avevano frontiere comuni era un punto fondamentale per evitare frizioni e tensioni geopolitiche. Inoltre la loro alleanza dichiarata serviva a mantenere una pressione discreta ma continua sui comuni nemici, l’impero bizantino e gli Omayyadi di Spagna.

Hārūn aveva condotto numerose campagne militari contro l’Impero bizantino, retto al tempo dall’imperatrice, Irene l’Ateniese, invadendo per due volte l’Asia Minore e costringendo l’imperatrice bizantina a versargli ingenti tributi.

Cristiani di Terrasanta

C’era però un’altra ragione che spingeva Carlo Magno ad un’intesa cordiale con il Califfato di Baghdad, ovvero ottenere la benevolenza del Califfo per i cristiani che vivevano in Terrasanta, sotto la dominazione mussulmana e avevano frequenti frizioni con le tribù beduine. L’intercessione di Carlo, accolta amabilmente da Hārūn migliorò le condizioni di vita dei cristiani al punto che il patriarca di Gerusalemme lo riconobbe protettore dei Luoghi Santi, inviandogli le chiavi del Santo Sepolcro.

Fu quindi con una certa costernazione che Carlo apprese della morte di Hārūn al-Rashīd avvenuta nel 809. Il favoloso califfo delle “mille e una notte” aveva avuto due mogli, Zubaidah e ‘Umm al-`Azîz, nonché migliaia di concubine. Dei suoi tredici figli, solo due erano legittimi: uno di questi, al-Amin, generato con Zubaidah, fu il suo successore.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Carlo Magno di A. Barbero

Treccani.it

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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