• 10 Giugno 2022 13:26

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Quante probabilità abbiamo di diventare noi alieni gli alieni invasori?

Malgrado le apparenze, questa non è affatto una domanda banale. Noi umani siamo, più o meno, bloccati sul nostro pianeta per mancanza di tecnologie, ma magari in futuro potremmo riuscire a liberarci. A quel punto che tipo di alieni saremmo?

Saremmo buoni come il tenero E.T. e le strane seppiolone, chiamate ettapodi, del film Arrival o saremmo maligni come quelli di Independence Day o della Guerra dei Mondi?

Quando parliamo di alieni, viene automatico pensare ai film di Hollywood, considerando che da settant’anni ci propinano film sull’argomento. Gli Alieni che arrivano sulla Terra hanno buone o cattive intenzioni a seconda dei gusti di registi e sceneggiatori delle major.

Ma se ci rivolgiamo al cinema per avere una risposta ad un’altra domanda, ossia: “Che genere di alieni saremmo noi umani?” bè, a quel punto la risposta non sarebbe immediata. Di esempi su cui aggrapparci per rispondere ce ne sarebbero pochi. Se si digita su di un qualsiasi motore di ricerca, “film in cui gli umani sono gli alieni cattivi” i risultati che appaiono riguardano solo film in cui le invasioni le subiamo e non che le facciamo noi.

A mio avviso possiamo citare non più di un paio di esempi recenti: il capolavoro di effetti speciali di James Cameron “Avatar”, che non ha bisogno di altre presentazioni, e un film d’animazione del 2007 intitolato: “Battaglia per la Terra 3D” premiato nel 2008 al Toronto film Festival come miglior fil di animazione, ma passato ugualmente un po’ in sordina.

Entrambi questi titoli narrano le vicende di mondi idilliaci e lussureggianti, abitati da esseri senzienti pacifici, che subiscono l’invasione degli aggressivi e super tecnologici esseri umani, alla disperata ricerca di risorse, ormai esauritesi sul loro mondo morente.

Quindi la risposta alla domanda fondamentale su che genere di alieni saremmo, sembrerebbe proprio essere pessima. Esistono altri esempi se andiamo, poi, a cercare nell’ampia letteratura di genere degli anni ’50, come il racconto fantascientifico di Frederic Brown del 1954 “Sentinella”, ma il risultato non cambia.

Nel film Avatar, gli umani si recano sul satellite Pandora, alla ricerca di un minerale in grado di risolvere la crisi energetica che attanaglia la Terra del XXII secolo, mettendo a repentaglio la vita delle creature che li ci vivono da sempre.

La fantascienza è pessimistica, ma cosa dice la scienza?

Esistono pochissimi esempi di ricerche scientifiche che prendono in considerazione le possibilità di un’invasione su suolo terrestre o anche di meno di invasioni che potremmo perpetrare noi ai danni di qualcun altro.

Una ricerca seria di questo tipo è stata effettuata da Alberto Caballero, dottorando dell’Università di Vigo in Spagna, già famoso nella comunità scientifica per aver dato un’interpretazione di origine stellare al famigerato segnale “WOW” captato dal SETI negli anni ’70.

Gli esseri umani hanno maggiori probabilità di attaccare una civiltà extraterrestre rispetto al contrario afferma lo scienziato. Estrapolando i dati sulle invasioni armate effettuate da uno stato ai danni di un altro nel secolo scorso, c’è una probabilità dello 0,0014% che la terra venga invasa da alieni malevoli mentre sono dello 0,028% le probabilità, che ad effettuare l’invasione saremo noi.

Per giungere a questa conclusione, Caballero, ha considerato anche il tasso di crescita dei consumi energetici del concetto di Scala di Kardashev sulla suddivisione delle civiltà spaziali. Questa scala prevede tre tipo di civiltà:

  • Civiltà di tipo 1 o “planetaria“: ha sfruttato tutte le principali forme di energia disponibili dal suo pianeta natale e include anche l’energia ricevuta dal mondo natale dalla sua stella madre.
  • Civiltà di tipo 2 o “stellare“: può ottenere e immagazzinare tutta l’energia rilasciata dalla sua stella madre, probabilmente attraverso cose come le sfere di Dyson. Il consumo di energia è dieci ordini di grandezza in più rispetto a una civiltà di tipo 1.
  • Civiltà di tipo 3 o “galattica“: può accedere e controllare gran parte dell’energia generata dall’intera galassia.

Man mano che una civiltà evolve passando da un tipo ad un altro, consumerà più energia, ma attingendo alle fonti naturali in maniera più efficiente. Avrà, pertanto, meno bisogno di invadere altri mondi abitati per procurarsela. Il problema è che noi umani non siamo nemmeno ancora arrivati ad essere una civiltà di tipo 1. Siamo quindi una razza potenzialmente ancora pericolosa “Sulla base di questi dati, una civiltà come l’umanità avrebbe maggiori probabilità di invadere rispetto a una civiltà di tipo 1, ma non avrebbero i mezzi per viaggiare su un pianeta extraterrestre” dice Caballero.

Dall’articolo pubblicato si evincono altri aspetti interessanti. Le razze aliene malevole annidate nella galassia sarebbero almeno quattro, ma per via delle enormi distanze galattiche sarebbero impossibilitate a giungere qui a far danni.  “La probabilità di un’invasione extraterrestre da parte di una civiltà è circa due ordini di grandezza inferiore alla probabilità di una collisione di un asteroide assassino di pianeti“, riporta Caballero nel suo articolo, aggiungendo che un asteroide come quello che ha condannato i dinosauri è un evento che si presenta 1 volta su 100 milioni di anni.

Conclusioni

Insomma, sembrerebbe proprio che l’isolamento sia una manna per tutti. Sia la scienza che la fantascienza lo dimostrerebbero; per non parlare poi della storia, come i nativi delle americhe, spazzati via dagli europei nei loro viaggi di conquista (per citarne uno solo…)

Fin quando l’esplorazione sarà motivata dall’avidità, gli scenari di primo contatto non possono che essere negativi. Se la motivazione diverrà invece la scienza e alla voglia di esplorare senza preconcetti o senso di superiorità, allora le cose potrebbero andare bene, e magari anche noi potremmo essere alieni buoni come E.T. o gli ettapodi.

A tal proposito mi sento di citare altri due esempi ottimistici: uno scientifico e l’altro fantascientifico. Quando nel 2017, la missione spaziale Cassini-Huygens ebbe fine, gli scienziati fecero in modo di far cadere la sonda su Saturno invece di lasciarla come un relitto alla deriva. Questo venne fatto per impedire che in futuro potesse andare a schiantarsi su Encelado o su qualche altro satellite che potrebbe ospitare la vita. La scienza si è premurata di salvaguardare delle forme di vita aliene di cui non abbiamo nemmeno prova di un’esistenza diretta!

Per quanto riguarda la fantascienza, Star Trek è un ottimo esempio. Qui possiamo goderci lo spettacolo di un genere umano che è andato oltre ai vili interessi materiali e vive per migliorare sé stesso (cit. Jean-Luc Picard nel film “Primo Contatto”) e così facendo, arriverà la dove nessuno è mai giunto prima.

Rappresentazione artistica della sonda cassini che per molti anni ha studiato il sistema di Saturno, contribuendo in maniera significativa a svelare molti dei suoi misteri.

Fonti: https://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/2205/2205.11618.pdf

Luca Garbin

Laurea magistrale in economia e finanze internazionale, per anni ho lavorato nel settore assicurativo, coltivando in parallelo la passione per le scienze naturali e sociali oltre che per la scrittura. Nei miei articoli cerco di far avvicinare i neofiti agli argomenti  ed intrigare gli esperti, coadiuvando uno stimolante accrescimento personale

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