• 10 Agosto 2022 22:08

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Lo scontro tra il Papato e il Basileus

DiNatale Seremia

Mag 27, 2022

La sempre più forte alleanza tra il Papa di Roma e i Franchi, che culminerà nell’incoronazione di Carlo Magno ad “Imperatore” nel 800 va di pari passo con il progressivo deterioramento dei rapporti tra il Papato e Costantinopoli.

Da tempo l’Impero Romano d’Oriente era percepito in Italia più come un occupante straniero che come l’espressione del legittimo governo. Tutto sembrava dividere, ormai irrimediabilmente, gli abitanti della penisola dai bizantini: la lingua e persino la religione che pur nella stessa matrice cristiana andava sempre più differenziandosi.

I conflitti teologici erano sempre più frequenti e il Papa, contrariamente ai patriarchi orientali era sempre più insofferente alle intromissioni del basileus negli affari ecclesiastici e nella dottrina. La conseguenza era una crescente ostilità tra le due Chiese. Già nella seconda parte del VII secolo i conflitti teologici avevano dato luogo a prove di forza tra il Papato e l’Imperatore di Costantinopoli. Questa ricerca di una sempre maggiore autonomia della Chiesa di Roma dall’Impero d’Oriente andava di pari passo con l’incapacità di quest’ultimo di difendere l’Italia dalla pressione longobarda.

Sfruttando queste difficoltà politiche e militari il Papa aveva assunto un ruolo politico come legittimo rappresentante della popolazione italica, assumendo iniziative sempre più autonome rispetto agli interessi e alla volontà del basileus.

Uno dei nodi di svolta dei rapporti tra Papato e l’Impero d’Oriente avviene sotto il pontificato di Giovanni VII (650-707). Paradossalmente Giovanni è il primo Papa figlio di un funzionario bizantino ma pur non brillando per un carattere deciso, quando il basileus Giustiniano II cercò di ottenere il benestare pontificio ai decreti del “Concilio Quinisesto” del 692, questi li rispedì a Costantinopoli senza né accogliere la richiesta né respingerla.

Di più per un certo periodo sembrò che Giovanni intendesse lasciare l’episcopio lateranense per trasferirsi nel Palazzo del Palatino, nella Domus Tiberiana, ultima vestigia dell’impero d’Oriente a Roma. Poi non se ne fece niente ma questa intenzione assunse un alto valore simbolico e sanciva se possibile un altro passo verso la rottura dei rapporti con Costantinopoli.

I successori di Giovanni, pur senza disconoscere formalmente l’autorità dell’imperatore, rifiutarono più volte di obbedire ai suoi ordini o addirittura di lasciar entrare a Roma i suoi rappresentanti, mettendo fine, di fatto, all’autorità imperiale sull’Urbe: qui, ormai, era il papa a governare, dal suo palazzo del Laterano.

Ad infiammare definitivamente i rapporti sempre più tesi tra le due anime del cristianesimo fu la cosiddetta controversia iconoclasta. L’iconoclastia o iconoclasmo  è stato un movimento di carattere religioso sviluppatosi nell’impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento fu l’affermazione che la venerazione delle icone spesso sfociasse in una forma di idolatria, detta “iconodulia”. Questa convinzione provocò non solo un duro confronto dottrinario, ma anche la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose, compresi i capolavori artistici.

Nel 726 l’imperatore Leone III iniziò a compiere atti contro la venerazione delle sacre immagini, decidendo di distruggere un’icona religiosa raffigurante Cristo dalla porta del palazzo, la Chalkè, sostituendola con una semplice croce, insieme a un’iscrizione sotto di essa:

«”Poiché Dio non sopporta che di Cristo venga dato un ritratto privo di parola e di vita e fatto di quella materia corruttibile che la Scrittura disprezza, Leone con il figlio, il nuovo Costantino, ha inciso sulle porte del palazzo il segno della croce, gloria dei fedeli”

La rivolta dei fedeli fu isterica e violenta tanto che massacrarono il funzionario incaricato della rimozione; da allora il conflitto fra iconoclasti e iconoduli, cioè adoratori delle immagini, infuriò con estrema violenza, e gli imperatori avviarono vere e proprie persecuzioni contro i difensori delle icone.

In Occidente questa querelle era poco sentita ma l’intromissione dell’imperatore in una disputa dottrinale finì per spezzare ulteriormente i residui legami tra Roma e Costantinopoli. Di pari passo si andava rafforzando l’alleanza strategica tra il Papa e i Franchi, che di fatto assunsero agli occhi del Vicario di Cristo il ruolo di principali difensori della fede (e del Papato).

Indicativo di questa svolta è il fatto che Gregorio III sia stato l’ultimo papa a notificare all’imperatore d’Oriente la propria elezione e a richiederne la conferma, come usava da tempo immemorabile; il suo successore Zaccaria, eletto nel 741, non fece niente del genere. Non soltanto, eletto nel 741, Zaccaria sarà il Papa che riconoscerà la legittimità di Pipino di fregiarsi del titolo di Re dei Franchi.

Si trattava di una sfida vera e propria al basileus, in quanto soltanto l’imperatore poteva elevare un barbaro alla dignità reale. Con Carlo Magno poi il solco tra Roma e Bisanzio si fece, se possibile, ancora più profondo e papa Adriano I smise di datare i suoi documenti ufficiali dagli anni di governo del basileus, datandoli invece dal proprio pontificato, e abolì il ritratto dell’imperatore dalle monete, sostituendolo con il proprio.

Nei fatti, se non negli atti ufficiali, a Carlo Magno veniva attribuita una funzione paragonabile a quella svolta fino allora dall’imperatore d’Oriente. Ma questo senza che il pontefice intendesse riconoscersi suddito del re dei Franchi, né rinunciare a governare l’Italia centrale ormai abbandonata al suo destino dai Bizantini. Un nuovo player entrava prepotentemente in gioco nella politica della tormentata penisola italica, un player che non aveva più soltanto un ruolo spirituale ma intendeva giocare una partita politica con tutti i mezzi classici del potere temporale: alleanze, eserciti, rapporti dinastici.

crediti fotografici: Alamy

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Carlo Magno di A. Barbero

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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