• 8 Maggio 2022 17:23

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Le radici storiche del mito di Rolando e del massacro di Roncisvalle

La “Chanson de Roland” è un poema epico, appartenente al cosiddetto ciclo carolingio, scritto nella seconda metà del XI secolo. Il poema celebra la morte eroica di Rolando e dei suoi paladini nelle gole del passo di Roncisvalle ad opera di una forza preponderante saracena. È quest’opera tutta centrata sul paladino Rolando, nipote di Carlo Magno a lanciare il mito del sacrificio supremo della retroguardia dell’esercito franco, che si rifiuta di suonare l’olifante come segnale d’aiuto per non compromettere la sicurezza del re.

Dopo la Chanson, anche l’Orlando del Boiardo e dell’Ariosto, protagonista dei maggiori capolavori della nostra letteratura rinascimentale, e infine, nella sua più tarda incarnazione, il paladino Orlando dell’Opera dei Pupi contribuiranno a rendere immortale questo mito. Mito che come spesso accade ha le sue radici in un fatto storico molto concreto.

Per capirne l’origine occorre partire dal rapporto di Carlo con gli arabi che dominavano la penisola iberica. Nel corso della sua vita il re dei Franchi si preoccupò prevalentemente di difendere l’Aquitania dalle incursioni di bande di saraceni, più che di approntare campagne offensive di conquista e sterminio, come ad esempio fece con i sassoni.

Nella primavera del 778 tuttavia, una serie di lotte intestine tra i vari potentati arabi, fecero intravedere a Carlo l’opportunità di un intervento offensivo in quel di Spagna. Carlo rinunciò a fare un viaggio a Roma per rispondere positivamente alla richiesta d’iuto che il governatore di Barcellona, Sulaimân ben Yaqzân ibn al-Arabi, e altri «principes Sarracenorum», che si erano ribellati contro l’emiro di Cordova avevano presentato di persona a Padeborn.

Carlo si premunì di avere l’appoggio papale per la spedizione in programma e avviò una campagna propagandistica additando le sofferenze dei cristiani di Spagna sotto il «giogo crudelissimo dei Saraceni». L’opera di mistificazione che doveva saldare il favore dei nobili franchi con la sua volontà necessitava di “trasformare” la richiesta di aiuto dei principi arabi, in una disperata richiesta d’aiuto dei cristiani di Spagna sottoposti al giogo crudele dei mussulmani.

Carlo preparò l’attraversamento dei Pirenei con la sua classica manovra a tenaglia, egli avrebbe condotto personalmente un’armata attraverso il paese basco, cristiano e almeno in teoria sottomesso, mentre una seconda armata utilizzava i colli più orientali. Le due colonne si riunirono sotto le porte di Saragozza, ma il governatore contrariamente agli accordi stabiliti si rifiutò di consegnare la città. Carlo allora assediò Saragozza ma dopo un mese e mezzo notizie inquietanti dell’ennesima ribellione dei sassoni lo spinse ad ordinare il rientro in patria.

Il 15 agosto 778, nelle gole pirenaiche, la retroguardia della colonna in ritirata venne assalita di sorpresa e sterminata dalle tribù basche della montagna. Eginardo scrive che nel disastro perirono Eggihardo, siniscalco del re, Anselmo, conte di palazzo, e Rolando, «Hruodlandus», responsabile del confine di Bretagna. Questa è l’unica fonte in cui appare il nome di Rolando e di lui non si sa praticamente niente.

Così come l’annientamento della retroguardia franca avviene genericamente nelle gole pirenaiche secondo gli annali coevi mentre il passo di Roncisvalle viene nominato per la prima volta proprio dalla “Chanson de Roland“, nel XI secolo, probabilmente perché questo valico era frequentato dai pellegrini che andavano a Santiago di Compostela.

Così da queste minime e rudimentali notizie storiche qualche secolo dopo Rolando o Orlando in italiano diverrà un eroe letterario, esempio del supremo sacrificio della fede cristiana contro l’orda di spietati e subdoli saraceni.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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