• 10 Giugno 2022 9:21

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

La divisione della Germania

I britannici furono i primi a capire nell’immediato secondo dopoguerra che l’alleanza tra le potenze occidentali e l’Unione Sovietica era ormai finita e l’immenso paese governato con il pugno di ferro da Stalin sarebbe diventato ben presto il “nemico pubblico” numero uno delle liberaldemocrazie.

Dopo il colpo di Stato a Bucarest del febbraio 1945, organizzato con l’appoggio russo, e le forti pressioni su Romania e Bulgaria, apparve evidente che il prezzo da pagare localmente per l’egemonia sovietica sarebbe stato molto alto. Ma gli inglesi non nutrivano alcuna vera speranza che si trattasse di episodi isolati o che attraverso la diplomazia si potesse prevenire quello che ormai stava nei fatti concreti della storia.

La preoccupazione principale non era che l’Unione Sovietica diventasse la potenza egemone dell’Europa orientale, questo era ormai un fatto compiuto fin dalla fine del 1944, a guerra ancora in corso. Il rischio che gli inglesi paventavano era che l’intera Germania fosse trascinata nell’orbita di influenza sovietica sancendo così una supremazia indiscutibile sull’intero vecchio continente.

Per evitare un simile scenario, lo stato maggiore britannico fin dall’autunno del 1944, sosteneva che sarebbe stato probabilmente necessario dividere la Germania e occuparne la parte occidentale. In tal caso, come si sosteneva in un report confidenziale del ministero del Tesoro redatto nel marzo 1945, la risposta alla «questione tedesca» avrebbe dovuto rinunciare all’ipotesi di una soluzione per tutto il paese e limitandosi ad integrare nell’economia occidentale esclusivamente la parte occidentale del paese.

Era diffusa la convinzione tra i britannici che entro dieci-quindici anni, l’URSS sarebbe diventata la prima minaccia all’assetto geopolitico del mondo. Per giungere alla situazione di compromesso possibile, ovvero la divisione della Germania, Churchill non si faceva illusione, occorreva coinvolgere attivamente l’Unione Sovietica di Stalin. Sarà quello che avvenne quattro anni dopo. Anche se l’Inghilterra aveva previsto più lucidamente del potente alleato, gli Stati Uniti d’America, l’inevitabile scelta da assumere per preservare la sfera d’influenza alleata nell’Europa occidentale, essa certamente non aveva la forza per imporla da sola.

Come era ormai chiaro, già nel 1945, Londra non possedeva più la forza politica, economica e militare per “dettare la linea”, le scelte decisionali passavano da Washington e Mosca. Tra il giorno della vittoria in Europa nel 1945 e la primavera del 1947, le forze britanniche furono ridotte da 5,5 milioni di uomini e donne in armi ad appena 1,1 milioni. Nell’autunno del 1947 il paese fu addirittura costretto ad annullare le esercitazioni navali per risparmiare carburante. Il Regno Unito era un paese uscito sfibrato dalla guerra in cui era entrato come potenza imperiale di livello mondiale, uscendone come potenza di secondo piano, in grande affanno.

La paura prevalente della maggioranza della classe politica britannica era quella di un possibile disimpegno americano dall’Europa che a detta del primo ministro Attlee non aveva la forza di opporsi alla nascente superpotenza sovietica da sola. Nel 1947 il Regno Unito stava spendendo una montagna di soldi per gestire la zona della Germania sotto il suo controllo ed era una situazione che non poteva permettersi ancora a lungo. Inoltre il timore di un revancismo tedesco era ancora superiore alla minaccia sovietica che si intravedeva all’orizzonte.

Se l’Inghilterra era uscita ridimensionata dal conflitto, la Francia era letteralmente sparita da qualunque accezione si voglia dare al termine “potenza”, uscita sconfitta, umiliata e occupata per quattro anni durante la guerra, De Gaulle e l’establishment francese pur cercando, inutilmente, di rinverdire la “grandeur” di un tempo, erano consapevoli che il ruolo della Francia, in Europa e nel mondo, usciva fortemente ridimensionato. Gli inglesi non potevano permettersi anche il rischio di un disimpegno francese nel continente o peggio ancora uno scivolamento verso posizioni filosovietiche per questo si adoperarono più di tutti per concedere alla Francia un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e un ruolo nell’amministrazione militare congiunta di Vienna e di Berlino, persino un’area di occupazione ritagliata dalla zona americana nella Germania sudoccidentale, in una regione contigua alla frontiera francese e ben a occidente della linea del fronte sovietico.

Nonostante queste aperture nei francesi rimase per lungo tempo una grande diffidenza verso le decisioni che impattavano sull’Europa, ritenendo che esse fossero assunte in consessi nei quali la Francia era esclusa. Nel 1947 la Francia dovette prendere atto che le sue rivendicazioni territoriali sulla Germania non avevano la possibilità di concretizzarsi nella misura desiderata. Le velleità di smantellare la Germania e richiedere riparazioni di guerra esorbitanti fallì per il combinato disposto dell’irrilevanza politica francese e della drammatica situazione economica in cui versava il paese (come per altro il resto d’Europa) e che necessitava non soltanto degli aiuti americani ma anche della ripresa economica tedesca.

Quando, nell’aprile 1947, il segretario di Stato USA Marshall chiese se l’America «poteva contare sulla Francia», il ministro degli Esteri francese Bidault rispose di sì, se le fosse stato dato tempo e fosse riuscita a evitare una guerra civile. Nel 1948 il Parlamento francese approvò i piani anglo-americani per la sistemazione della Germania occidentale, anche se di stretta misura (297 voti contro 289).

ll 23 maggio 1949 Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia cedettero la sovranità delle rispettive zone di occupazione alla neocostituita Repubblica Federale di Germania. Poiché però l’acquisizione della piena sovranità era subordinata allo svolgimento di libere elezioni e alla formazione di un governo democratico, la sua entrata in vigore fu necessariamente dilazionata al successivo 20 settembre.

Poco dopo, il 7 ottobre 1949, l’URSS cedeva la sovranità della propria zona di occupazione alla neocostituita Repubblica Democratica Tedesca. La divisione della Germania era cosa fatta e occorrerà aspetterà fino al 1990 per assistere alla riunificazione delle due Germanie.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Postwar di T. Judt

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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