• 27 Giugno 2022 15:00

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

rappresentazione artistica della stella di Scholz

Il mondo antico pensava che le stelle fossero “fisse” nella volta celeste e per questo motivo venivano usate come punti di riferimento per orientarsi durante un viaggio o per determinare la posizione di quegli oggetti celesti vaganti come i pianeti.

Oggi sappiamo che non è così. Le stelle si muovono anche se per rendercene conto sono necessarie accurate misurazioni. Orbitano intorno al centro galattico (il Sole impiega 230 milioni di anni per fare un giro completo) ma si muovano in modo del tutto casuale, una rispetto all’altra, alla velocità di alcune decine di chilometri al secondo.

La volta celeste notturna quindi è cambiata sia pure in modo appena percettibile durante la relativamente breve storia della vita umana sul nostro pianeta. Un esempio di questi “vagabondaggi” è stato descritto nel 2015 sull’Astrophysical Journal Letters e riguarda una piccola stella rossa. La stella di Scholz è un sistema binario identificato come WISE J072003.20-084651.2  formato da due componenti: la componente principale è una nana rossa; la componente secondaria è una nana bruna, quindi non propriamente una stella. È visibile nella costellazione dell’Unicorno con una magnitudine di 18,3.

Ebbene questa stella si trova attualmente a circa 20 anni luce dal Sistema Solare, ma 70.000 anni fa (ieri da un punto di vista cosmologico) ha attraversato la nube di Oort, giungendo a 0,8 anni luce dal nostro Sole. Si tratta dell’incontro più ravvicinato che conosciamo tra il Sole e un’altra stella.

Il sistema stellare di Alfa Centauri, attualmente quello più vicino al sistema solare, adesso è a circa 4 anni luce da noi ma tra 30.000 anni, questa distanza si sarà ridotta a 3 anni luce. Uno studio del 2018 su dati del satellite GAIA dell’ESA stima che nei prossimi 15 milioni di anni ben 70.000 stelle passeranno entro un raggio di 15 anni luce dal Sole.

C’è anche un candidato a contatto più ravvicinato tra le migliaia di stelle che “sfioreranno” il Sole, si tratta della stella Gliese 710. È una stella nana arancione situata nella costellazione del Serpente, che possiede una magnitudine apparente pari a 9,66 e una massa che misura 0,4–0,6 volte quella solare. Distante circa 63 anni luce dalla Terra, apparentemente sembra trattarsi di una stella irrilevante, ma non è così; i dati rilevati dal satellite Hipparcos (moto proprio, distanza e velocità radiale) indicano che la stella si avvicinerà progressivamente al Sole, fino ad arrivare, fra 1,4 milioni di anni, ad una distanza minima di 1,1 anni luce dalla Terra.

Nel momento di massima vicinanza sarà una stella di elevata magnitudine, brillante come lo è ora Antares. Il moto proprio della stella è molto piccolo per la sua distanza, e questo significa che sta procedendo in linea retta verso il nostro punto di osservazione.

Il passaggio di Gliese 710 potrebbe causare qualche forte perturbazione all’interno della nube di Oort, scagliando alcuni oggetti cosmici all’interno del Sistema Solare. Questa probabile salva di nuove comete causate dall’irruzione di Gliese 710 oltre che fornire un magnifico spettacolo potrà causare anche delle pericolose collisioni con il nostro pianeta.

Ma nello spazio profondo probabilmente esistono molti altri candidati ad “incontri ravvicinati” con il sistema solare, si tratta di stelle molto deboli per essere state ancora indentificate ma le cui traiettorie in “rotta di collisione” potrebbero palesarsi con il miglioramento della nostra capacità di osservazione.

Fonti:

Le Scienze, maggio 2022

alcune voci di Wikipedia

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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