• 4 Maggio 2022 4:08

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

SOS Foreste: intervista al prof. Giorgio Vacchiano

Da vari anni ormai il patrimonio forestale mondiale viene aggredito da una serie di fattori naturali (tempeste, alluvioni,ecc.), ma soprattutto indotti dall’uomo (incendi dolosi, abbattimento e sfruttamento eccessivo di alberi, ecc.), che ne stanno compromettendo l’estensione e le loro basilari funzioni vitali.Il professor Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente di “Gestione e pianificazione forestale” all’Università di Milano ha scritto in proposito un libro assai interessante “La resilienza del bosco”, ricco di informazioni, problematiche e soluzioni, in cui da un lato riconosce le enormi capacità rigenerative dei boschi, ma anche le preoccupazioni per il futuro, fornendo appropriate proposte. Molto gentile e disponibile, ha accettato di rispondere con il suo stile rigoroso e divulgativo ad una serie di domande e dubbi inerenti allo stato attuali delle foreste nel mondo.

Domande sulla situazione boschiva attuale

  1. In Italia (e in Europa) la superficie boschiva è in aumento, nonostante gli incendi dolosi estivi e, soprattutto in Campania, specie nel Casertano, le cave. Ciò è dovuto anche ad un efficace rimboschimento della Forestale o solo al potere autorigenerante dei boschi?

L’espansione forestale, di circa 50.000 ha ogni anno, è esclusivamente naturale, su terreni e pascoli abbandonati. Gli incendi percorrono in media 100.000 ha all’anno, ma non eliminano per sempre le foreste. Una foresta rimane tale anche dopo essere stata colpita da un incendio, e spesso ricresce.

2) Attualmente si fa ancora un largo uso delle Conifere? Per quali motivi e con quali conseguenze biologiche e idrogeologiche sono state usate? Perché non si piantano gli stessi alberi del territorio? Forse hanno crescite più lente?

Attualmente è molto raro che gli alberi vengano ripiantati. Si preferisce affidarsi alla rinnovazione naturale da semi, meglio adattata a condizioni locali. In passato, invece, venivano piantate molte conifere a causa del loro rapido accrescimento, della capacità di stabilirsi su terreni nudi e della qualità del legno prodotto. Tuttavia ora si trovano in condizioni critiche, incapaci di rinnovarsi ed estremamente sensibili a tempeste ed incendi

3. Nel resto del mondo, la situazione delle foreste è invece molto preoccupante, con grosse e continue perdite, soprattutto in Africa e Sudamerica. Quali sono le cause principali? Non esistono leggi internazionali di tutela delle foreste, e leggi locali adeguate, con pene esemplari da rispettare?

In America Meridionale la diminuzione delle foreste è dovuta all’agricoltura industriale della Soia, alla creazione di pascoli per mandrie da carne; in Indonesia alle piantagioni di Palma da olio; in Africa all’agricoltura e allo sfruttamento del legno per la sussistenza. Molto spesso queste attività sono illegali o si basano su corruzione locale. In più ci sono Paesi che allentano (per interesse) le tutele ambientali, come il Brasile di Balsonaro.

4. In generale, sono più resistenti e duraturi i boschi con una sola specie di albero (quercia, faggio,…) o quelli con più specie?

Dove compatibili con il territorio, i boschi di più specie sono in genere più resistenti a pressioni esterne, comprese quelle dei cambiamenti climatici, e spesso più produttivi.

5. I rapporti di “solidarietà” tra alberi della stessa specie sono evidentemente finalizzati alla loro conservazione genetica; tra specie diverse ci sono invece più situazioni di “rivalità” o di “tolleranza” reciproca?

Esistono sia forti competizioni che strategie di evitamento, che consentono a specie diverse dello stesso spazio di convivere, colonizzando zone diverse dello stesso spazio aereo o sotterraneo. Anche tra individui della stessa specie, comunque, si stabiliscono rapporti di competizione, non solo di mutuo soccorso.

6. Per quali motivi le foreste tropicali, così ricche di alberi diversi, allora  sarebbero molto stabili e prospere, se non subissero interventi umani negativi?

Il segreto delle foreste tropicali è nel suolo: suoli molto vecchi e completamente dilavati da sostanze nutritizie. Le piante traggono il loro nutrimento solo dalla propria sostanza organica, che cade dagli alberi e si decompone. Se l’uomo interrompe questo ciclo, i suoli senza alberi perdono la loro fertilità e non possono più ospitare una foresta per molto tempo.

7. Considerando le enormi sequoie americane, sembrerebbe che gli alberi più grandi sono anche i più forti e i più longevi: è sempre così?

Le scoperte più recenti ci dicono che gli alberi più longevi sono quelli che crescono in modo più lento e graduale, siano essi di grandi o piccole dimensioni. Ci sono infatti alberi che raggiungono velocemente grandi dimensioni, ma esauriscono presto le loro risorse e non sono quindi particolarmente longevi.

8. In genere, gli alberi solitari hanno una vita più breve di quelli che vivono in gruppo? Si potrebbe pensare alle foreste come città vegetali, in cui sia per la rete sotterranea di funghi, sia per le comunicazioni gassose tra alberi di stessa specie, si crea un equilibrio vitale duraturo ed efficace?

Non ci sono dati in merito per confermare o smentire questa ipotesi. Alberi in gruppo possono proteggersi a vicenda da estremi eventi atmosferici, ma anche attirare più intensamente parassiti e patogeni, quindi non sono certo che l’isolamento abbia qualche effetto sulla longevità, a parità di altri fattori.

9. Negli ultimi tempi si tende a parlare di “intelligenza vegetale”, considerando le molte capacità sensoriali delle piante e conseguenti, efficaci strategie di sopravvivenza. Non si corre il rischio di “antropizzare” un po’ troppo questi organismi così diversi ad noi?

Guardo con diffidenza ai tentativi di descrivere le piante in termini antropomorfi. Sono fondamentalmente diverse da noi. Secondo me, è proprio questo la loro bellezza. Detto questo, è senz’altro vero che sono reattive al loro ambiente e proattive nell’adattarsi ad esso, ma mi pare che questa sia una caratteristica comune a tutti i viventi (batteri compresi).

10. Quali proposte fondamentali ed interventi occorrono per migliorare la situazione boschiva mondiale ed europea?

Aumentare la superficie soggetta a pianificazione forestale; adottare interventi per ridurre la vulnerabilità delle foreste agli estremi climatici.

11. Possono essere utili i boschi verticali nelle grandi città o basterebbe soltanto far maggior uso di biciclette, auto elettriche o con biocarburanti?

Se si parla di ridurre le emissioni di gas, le piante non possono fare tutto da sole (verticali o orizzontali che siano i boschi). E’ difficile che assorbano più di un terzo delle nostre emissioni (pur espandendoli ovunque).

12. Sono state create foglie artificiali, capaci di produrre una certa quantità di Ossigeno: potrebbero essere impiegate anch’esse a larga scala in questi tentativi di “pulizia” atmosferica delle città più popolose ed inquinate?

E’ una prospettiva davvero molto interessante che mi affascina molto. Mi sembra però che siamo molto lontani dal poterle impiegare su larga scala per assorbire l’Anidride Carbonica, anche se la tecnologia spesso ci sorprende molto. Staremo a vedere.

Crediti fotografici:

mondadori.it/ oneplanetschoolwwf.it

Clicca il link per vedere Daria Bignardi che intervista il prof. Vacchiano.

https://www.capital.it/articoli/il-prof-giorgio-vacchiano-ci-parla-de-la-resilienza-del-bosco/

Dante Iagrossi

LAUREATO IN FISICA, DOCENTE DI MATEMATICA E SCIENZE ALLE MEDIE, ORA IN PENSIONE, SI E' APPASSIONATO SOPRATTUTTO ALLA BIOLOGIA E PROBLEMATICHE AMBIENTALI. HA SCRITTO VARI ARTICOLI DIVULGATIVI, ALCUNI PUBBLICATI IN RETE, DOPO LA LETTURA DI SAGGI E RICERCHE SCIENTIFICHE.  IL RACCORDO TRA SCUOLA E RICERCA NON E' FACILE, MA SI PUO' TENTARE

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