• 24 Aprile 2022 9:00

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Deep Impact: come difendersi dagli impatti di asteroidi

Nel 1998, prodotto da Steven Spielberg e diretto da Mimi Leder, esce nelle sale il film “Deep Impact” che racconta di una cometa in rotta di collisione con la Terra. Sempre nello stesso anno, esce nello stesso filone catastrofico fantascientifico un altro film con un tema molto simile “Armageddon – Giudizio Finale“. Il tema di una possibile collisione di un corpo celeste con il nostro pianeta non è però patrimonio esclusivo della fantascienza. Tutt’altro.

L’impatto catastrofico del Cretaceo

Senza scomodare il catastrofico impatto avvenuto 65 milioni di anni fa che causò l’estinzione del 90% delle specie viventi, inclusi i dinosauri, impatti di asteroidi o meteoriti avvengono con una certa frequenza. Fortunatamente non si tratta di oggetti grandi diversi chilometri come l’asteroide responsabile dell’estinzione del Cretaceo che si stima avesse un diametro di dieci chilometri e che quindi possono minacciare la vita dell’intero pianeta.

Gli eventi di Tunguska e Čeljabinsk

Anche oggetti cosmici più piccoli possono però provocare, in determinate circostanze, gravi danni e vittime. Nel 1908, ad esempio a Tunguska, una sperduta località siberiana, un un grande meteorite, o una cometa, esplose ad un’altitudine di 5-10 km distruggendo 2000 km quadrati di foresta e generando un bagliore visibile a 700 km circa di distanza. Questo asteroide si stima avesse un diametro di soli 65 metri. Se l’esplosione fosse avvenuta più in basso e sopra un centro abitato si sarebbero verificate decine, forse centinaia di vittime.

Nel 2013, un oggetto molto più piccolo, di soli 20 metri di diametro esplose a ben 30 chilometri dal suolo, sopra la città di Čeljabinsk  una  città della Russia situata sulle pendici orientali degli Urali. Nonostante questo, l’onda d’urto dell’esplosione ha rilasciato un’energia decine di volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima ha fatto esplodere i vetri delle finestre in un raggio di oltre 100 km, ferendo oltre 1000 persone.

Gli scienziati stimano che eventi come quello di Čeljabinsk avvengano ogni 50-100 anni e per quanto riguarda quelli del livello di Tunguska, uno ogni 600 anni. Il tema della difesa del nostro pianeta da questi eventi potenzialmente catastrofici è pertanto una questione concreta e sul tavolo della comunità scientifica, delle agenzie spaziali e dei governi.

Le reti di sorveglianza

Da anni esistono reti di osservazione che monitorano la posizione e la velocità di oggetti potenzialmente in grado di rappresentare una minaccia. Quali sono le “armi” che possiamo schierare in caso che un asteroide o una cometa entri in rotta di collisione con la Terra?

Dipende prima di tutto da quanto tempo abbiamo a disposizione per reagire. Se avessimo tempo a sufficienza, mesi o anni la prima opzione sarebbe quella di inviare una sonda verso l’asteroide per deviarlo quanto basta a modificarne la rotta.

La missione DART

A fine novembre la NASA ha lanciato la missione DART – la prima missione di difesa planetaria mai intrapresa – decollata a bordo di un razzo SpaceX Falcon 9. L’obiettivo è colpire il piccolo asteroide Dimorphos, una roccia da 170 metri di diametro in orbita attorno al più grande Didymos, con il quale forma un sistema binario – per verificare se e come l’asteroide devierà la sua traiettoria. Dart sarà quindi il primo test, in scala reale, della tecnica di impatto cinetico a scopo di difesa planetaria per la salvaguardia della Terra. Un piccolo satellite, interamente realizzato in Italia, LiciaCube avrà il compito di fotografare l’impatto previsto al termine di un viaggio di 11 milioni di chilometri, il cui arrivo è previsto per ottobre 2022.

DART colpirà il piccolo satellite ad una velocità di sei chilometri al secondo che dovrebbe essere sufficiente a far deviare l’orbita dell’oggetto che comunque non rappresenta un pericolo per il nostro pianeta. Purtroppo prevedere con largo anticipo una possibile collisione con un oggetto cosmico non è così semplice. In caso di oggetti piccoli come quelli che hanno impattato a Tunguska o Čeljabinsk è più probabile avere a disposizione soltanto pochi giorni o al massimo qualche settimana.

Fuoco a volontà!

Secondo uno studio dell’Università della California, presentato alla Planetary Defence Conference si tratterebbe in questo caso di effettuare un intervento di “riduzione del danno“. Come? Polverizzando l’asteroide in frammenti più piccoli di 15 metri. Lo sciame di detriti colpirebbe la Terra ma farebbe meno danni di una singola esplosione causata dall’oggetto originale.

Insomma niente di troppo diverso dall’utilizzo di missili Titan che viene mostrato nel film Deep Impact con il quale abbiamo aperto questo articolo.

Fonti:

alcune voci di Wikipedia

Le Scienze, gennaio 2022, ed. cartacea

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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