• 27 Giugno 2022 16:04

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

I vichinghi e la scoperta dell’America

Da tempo ormai è assodato che il continente americano fu “scoperto” dai vichinghi diversi secoli prima della spedizione di Colombo. Quello che fino ad oggi non si era riuscito a datare con sicurezza era il “quando” questo evento era effettivamente avvenuto.

Una serie di coincidenze ha permesso ad un gruppo di ricercatori dell’Università di Groningen in Olanda di mettere la parola fine su questo rebus riuscendo a datare con estrema precisione alcuni manufatti rinvenuti nell’insediamento vichingo di L’Anse aux Meadows, sull’isola atlantica di Terranova, nell’attuale Canada. Questa località del nordamerica conserva i resti di un villaggio vichingo, l’unico accreditato al di fuori della Groenlandia, dove è stata condotta una ricerca archeologica durata molti anni che ha portato alla luce abitazioni, oggetti e utensili compatibili con la civiltà che li avrebbe creati.

I razziatori vichinghi che lo colonizzarono provenivano dalla Groenlandia il luogo più estremo dove erano giunte queste popolazioni norrene. Forse la prima spedizione era sbarcata ad Anse aux Meadows in cerca di alberi, visto che in Groenlandia il legname era praticamente assente. Il clima di Terranova a quell’epoca era significativamente più caldo di quanto non sia oggi. Secondo la Saga dei groenlandesi, Leif Ericsson partì dalla Groenlandia per cercare la regione di cui gli aveva narrato Bjarni Herjólfsson. Egli trovò così una terra ricca di salmoni, uva e libera dai ghiacci durante l’inverno, da cui portò con sé una gran quantità di legname verso la Groenlandia, che come abbiamo accennato aveva pochissimi alberi.

La scoperta nel 1960 dell’insediamento di Anse aux Meadows confermò la sostanziale veridicità delle saghe vichinghe groenlandesi. La colonia sopravvisse però soltanto pochi anni, forse per l’ostilità delle popolazioni autoctone e per la difficoltà nel mantenere contatti regolari con la colonia d’origine ubicata in Groenlandia. Fino ad oggi la datazione con il radiocarbonio aveva rilasciato intervalli temporali troppo ampi per stabilire con ragionevole certezza l’anno di arrivo dei Vichinghi in Terranova.

Il ritrovamento di tre reperti lignei ricoperti di corteccia ha finalmente permesso di svelare questo piccolo mistero. I ricercatori hanno inizialmente esaminato delle incisioni lasciate indubitabilmente da lame metalliche che hanno confermato l’origine europea degli strumenti usati per abbattere gli alberi visto che i nativi non conoscevano all’epoca la metallurgia.

La datazione dei reperti è stata poi ottenuta grazie alla dendrocronologia, un sistema di datazione a scala fluttuante, basato sul conteggio degli anelli di accrescimento annuale degli alberi. Un evento cosmico avvenuto nel 992, una massiccia tempesta solare, aveva lasciato i propri “segni” nel contenuto di carbonio-14 negli alberi di tutto il mondo. Le piante da cui erano stati ricavati i tre reperti lignei esaminati erano state abbattute 29 anni dopo la tempesta solare.

A quel punto il gioco era fatto e come risulta dallo studio pubblicato su “Nature” i vichinghi che “scoprirono” l’America sbarcarono nell’insediamento dell’isola di Terranova nel 1021 dell’era volgare. Stabilita così la data del primo contatto di una popolazione europea con il nuovo continente, occorre ribadire che la vera scoperta dell’America appartiene al navigatore genovese Cristoforo Colombo.

Infatti la piccola colonia vichinga di Anse aux Meadows sopravvisse pochi anni e dopo di allora nessuna altra interazione militare o economica si verificò tanto più che anche la colonia vichinga groenlandese che contava dai 4000 ai 5000 individui scomparve nel XV secolo probabilmente in seguito ai contrasti con gli Inuit e alla degradazione del suolo dovuta ad un uso eccessivo dell’allevamento di bestiame.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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