Light my Fire: Jim Morrison e i Doors

1967. Jim Morrison e i Doors sono all’apice della fama. I giornali celebrano il cantautore e poeta australiano, nato a Melbourne l’8 dicembre 1943 come il più grande sex symbol dopo la morte di James Dean. Di più, di volta in volta Morrison viene paragonato ad un novello Edgar Allan Poe in versione hippie o in un raffinato intellettuale che non si fa scrupolo di rompere il conformismo della “normalità” magari citando i miti greci.

Il 9 dicembre di quell’anno i Doors si esibiscono in una piccola cittadina del Connecticut, New Haven. E’ il segno del loro straordinario successo, una band californiana che spopola anche nel New England. Il loro album Strange Days è secondo in classifica, doppiando lo strepitoso successo del primo LP.

Ad un certo punto del concerto Morrison smette di cantare e, come fa spesso, inizia a dialogare con il pubblico. Parla della città, degli incontri femminili che ha avuto e di come un poliziotto lo abbia molestato dietro le quinte. Quello che l’ego smisurato del leader dei Doors non può prevedere è che un agente di polizia, presente in sala, gli intimi di smetterla immediatamente.

Morrison lo sbeffeggia e l’agente procede al suo arresto: l’accusa è disturbo della quiete pubblica e resistenza a pubblico ufficiale. Un giornalista e un fotografo di Life presenti in sala amplificano l’avvenimento e fanno nascere così il mito di Morrison trasgressore e cattiva coscienza della musica americana. Nei successivi due anni i Doors cavalcheranno quest’onda, facendo della trasgressione vera o apparente, il loro tratto distintivo, finché nel marzo del 1969, Morrison verrà arrestato una seconda volta, anche questa in scena.

Il motivo del secondo arresto è molto più grave del primo: “atti osceni in luogo pubblico” per aver simulato, fra l’altro, sesso orale e masturbazione. I Doors subiranno danni gravissimi per questo episodio, un fermo di oltre sei mesi per i concerti ed una violenta campagna stampa contro Morrison, etichettato come un narcisista farneticante prigioniero di alcol e droga.

Non si trattava di mere esagerazioni. Nel 1970 esce l’album  Morrison Hotel, contenente la celebre Roadhouse Blues. Finalmente i Doors riescono a fissare quattro concerti, ma lo stato di salute psico-fisica del loro leader è ulteriormente peggiorato. Ingrassato, consumatore abituale di droghe allucinogene che innaffia preferibilmente con superalcolici Morrison nei due concerti di aprile, quello all’Arena di Boston e al Cobo Arena di Detroit da in escandescenze, litigando furiosamente con gli organizzatori.

La sua vicenda umana e professionale inizia a precipitare quell’anno in una spirale di malessere, insuccessi e stravaganze senza soluzione di continuità. Il 12 dicembre 1970 Morrison tiene il suo ultimo concerto al Warehouse di New Orleans in Louisiana; totalmente stravolto a metà concerto cominciò a biascicare frasi incoerenti e crollò più volte a terra, danneggiando il palco con l’asta del microfono. Da quel momento i Doors sospesero tutti i concerti pubblici.

Nel marzo del 1971 Morrison raggiunse la sua compagna a Parigi dove passerà gli ultimi mesi della sua tragica esistenza. Nella notte del 3 luglio, Pamela la sua compagna fu svegliata sentendo Jim rantolare e vomitare. Propose di chiamare un medico ma Morrison rifiutò e decise di farsi un bagno caldo. La mattina dopo Pamela lo ritroverà morto ancora nella vasca.

Jim Morrison fu seppellito nel cimitero di Pére Lachaise, uno dei pochi aperti alla tumulazione di cittadini stranieri, dove fra l’altro riposavano i tanto imitati poeti maledetti del Decandentismo francese. Ed il resto dei Doors? Gli altri membri del gruppo continuarono nell’attività artistica ed incisero altri due album, Other Voices e Full Circle, senza però riscuotere gli stessi successi avuti con Morrison. Quindi si sciolsero, cercando di intraprendere, senza molta fortuna, carriere soliste.

Nel 1978 i tre membri superstiti si riunirono e nel mese di novembre realizzarono l’album An American Prayer sovrapponendo la voce di Jim Morrison tratta da una registrazione perlopiù di poesie declamate dal cantante nel 1970 alle musiche composte per l’occasione. L’album fu l’ultimo grande successo di questa band controversa aggiudicandosi alcuni anni dopo il disco di platino.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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