• 3 Dicembre 2021 9:34

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Il segreto per una lunga vita

Perché una piccolissima minoranza della popolazione italiana riesce a raggiungere e superare la fatidica soglia dei 100 anni di vita? Cosa la differenzia dal resto della popolazione? E quanti sono gli ultra centenari italiani? Secondo un report dell’ISTAT, il nostro istituto di statistica, al 1 gennaio 2020 gli ultra centenari erano 14.804.

Cent’anni e non sentirli

Secondo questo rapporto dal titolo evocativo “Cent’anni e non sentirli” si tratta di un numero in continua ascesa. Dal 2009 al 2019, addirittura, le persone che raggiungono e superano i 105 anni e oltre sono più che raddoppiate, da 472 a 1.112, con un incremento del 136%.  Naturalmente per i dati aggiornati all’ultimo anno dovremo probabilmente scontare gli effetti della pandemia di Covid19 che come è noto aggredisce in modo virulento soprattutto le persone anziane e con più comorbilità.

Dove sono concentrati questi “matusalemme” in pectore? Incrociando i dati del rapporto con quelli demografici è stato possibile definire una sorta di classifica delle province con più alto tasso di centenari, per ogni 10.000 abitanti. Trieste è la provincia in cui sembra più facile raggiungere il traguardo: sono 4,58 ogni 10mila abitanti. La seconda in classifica è Isernia con 4,54, mentre la terza è Genova (4,27). Nuoro, invece, è solo ottava con 3,77 centenari ogni 10mila residenti.

L’Ogliastra “patria” dei centenari

Il terzo dato sembra il più strano di tutti, perché nella provincia di Nuoro c’è la regione storico-geografica dell’Ogliastra oggetto di ricerche scientifiche perché ormai da decenni viene riscontrata una presenza molto alta di centenari. É stata definita “zona blu”, un termine usato per identificare un’area demografica e geografica del mondo in cui la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla media mondiale.

Per comprendere ciò di cui stiamo parlando prendiamo in esame il piccolo paese di Perdasdefugu, borgo di 1.740 abitanti in Ogliastra. A fine giugno un ex maestra elementare, Federica Melis, ha tagliato il traguardo delle cento candeline. E’ l’ottava centenaria di questo paesino! La demografa dell’Università di Cagliari Luisa Salaris ha così commentato: “Se in Italia ci sono 30 centenari ogni 100mila abitanti, a Perdasdefogu ne abbiamo 8 per 1.740 abitanti, ovvero vi è una presenza di centenari 13 volte superiore alla media nazionale”.

“Ma c’è anche un altro dato in controtendenza rispetto al resto d’Italia in cui le donne solitamente sono più longeve: a Perdasdefogu invece – svela l’esperta – degli 8 centenari viventi, 4 sono uomini e 4 sono donne. E se nella Penisola vi sono 4/ 5 centenarie per un centenario, a Perdasdefogu abbiamo un rapporto di 1 a 1, denotando di fatto un’eccezionale longevità maschile”.

Un genoma particolare

Quale è quindi il segreto che permette ad una “pattuglia” di individui di raggiungere e superare la barriera dei 100 anni di vita? Prova a rivelarlo uno studio coordinato dal professore emerito ed immunologo Carlo Franceschi dell’Università di Bologna e pubblicato su “eLife“. Lo studio ha preso in esame un campione di 81 tra semi-super centenari (ovvero persone che hanno superato i 105 anni di vita) e super-centenari (individui che hanno superato i 110 anni di vita).

Il loro DNA interamente sequenziato è stato messo a confronto con 36 anziani in buona salute con un età di circa 68 anni, selezionati nelle stesse regioni di residenza del campione degli ultra centenari. Si cercava di capire in questo modo come mai il genoma di questi vegliardi riuscisse ad essere così resistente all’invecchiamento. I ricercatori hanno scoperto così che il DNA degli ultra centenari ha un carico di mutazioni somatiche pari o inferiori a quello dei settantenni. Un valore molto basso rispetto a quello atteso vista l’età del campione.

Le mutazioni somatiche causa dell’invecchiamento

E’ noto che l’accumularsi delle mutazioni somatiche è uno dei fattori che determina il rischio di malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel mondo. Un basso livello di mutazioni rappresenta quindi un buon salvacondotto per una vita particolarmente lunga.

Poche mutazioni significa infatti che le cellule sono brave a prevenire, eliminare o riparare i danni al DNA. La ricerca ha dimostrato che nel campione di ultracentenari preso in esame sono presenti con maggiore frequenza cinque varianti di una regione del DNA che si trova tra i geni STK17A e COA1. I ricercatori sono quindi andati a confrontare i loro risultati con uno studio precedente che riguardava un campione di 333 italiani oltre i 100 anni e 358 sulla sessantina, riscontrando una perfetta corrispondenza sulla frequenza delle cinque mutazioni nell’area interessata.

Queste varianti aumentano l’efficacia di STK17A in cuore, polmone, sistema nervoso e tiroide. Questo gene infatti coordina la risposta cellulare in caso di danni al DNA, favorisce l’apoptosi (morte programmata delle cellule) e limita la presenza dei radicali liberi che possono danneggiare i tessuti. Stesso lavoro lo fa il gene COA1 per quanto riguarda la pelle e il grasso.

Insomma questa differente piccola porzione di genoma sarebbe il segreto della lunga vita di questi anziani che hanno largamente infranto la barriera del secolo.

Fonti:

Le Scienze, luglio 2021, ed. cartacea

truenumbers.it

Ansa Sardegna

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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