Un vaccino universale contro tutti i coronavirus

Dopo un anno e mezzo di pandemia nella parte più ricca del mondo massicce campagne vaccinali stanno riportando i primi, importanti successi contro Sars-Cov-2 e conseguentemente la malattia connessa il Covid19. Diversa la situazione in Africa ed in larghe zone dell’America Latina laddove la vaccinazione di massa è assolutamente insufficiente e le misure di contenimento inadeguate.

L’ampia circolazione virale su scala planetaria è quindi ancora molto intensa e determina il continuo formarsi di mutazioni, le cosiddette varianti che rischiano di “bucare” l’efficacia dei vaccini fin qui disponibili. Mentre scriviamo la cosiddetta variante Delta (o indiana) è quella che desta le maggiori preoccupazioni soprattutto per l’alta contagiosità, circa il 60% più alta della variante Alfa (inglese) a sua volta il 40% più contagiosa del ceppo originario di Sars-Cov-2.

Per questo molti laboratori nel mondo sono alla ricerca di un vaccino “universale” in grado di fornire un’immunizzazione contro un ampio spettro di coronavirus, dal patogeno responsabile di Covid19, a quello della SARS (sindrome respiratoria acuta grave), attualmente scomparsa ma che potrebbe essersi rifugiato in qualche animale reservoir e persino per alcune famiglie di virus responsabili del comune raffreddore.

Più complesso inserire in questo potenziale “vaccino universale” la capacità di immunizzare dalla MERS (sindrome respiratoria mediorientale) che pur appartenendo allo stesso genere di betacoronavirus come gli altri patogeni è inserita in un’altra linea evolutiva e quindi più difficile da intercettare in quanto non si lega alla stessa “porta di ingresso” utilizzata per infettare l’uomo.

La caccia al vaccino “pancoronavirus” è aperta. I progetti però sono ancora più ambiziosi. L’azienda statunitense VBI Vaccine avrebbe un candidato vaccino promettente con la sigla VBI-2901 che sarebbe efficace contro Covid19, SARS e MERS e contro uno dei virus responsabili del raffreddore. Un altro gruppo di ricerca puntando su un vaccino che utilizza nanoparticelle sarebbe addirittura efficace contro ben otto coronavirus diversi.

L’università di Cambridge attraverso una sua spin-off conta di far partire entro pochi mesi una sperimentazione su volontari umani del proprio candidato vaccino pancoronavirus efficace su tutte le varianti di Sars-Cov-2, SARS e tutti i virus correlati ai due patogeni principali. Contrariamente alla stragrande maggioranza degli altri laboratori e case farmaceutiche che all’indomani dello scoppio della pandemia si erano concentrati su produrre un vaccino contro il ceppo di Wuhan in tempi rapidissimi, lo spin-off di Cambridge ha da subito iniziato a lavorare su un vaccino universale.

Cambridge ha utilizzato la tecnologia produttiva chiamata rational design un mix di metodi computazionali e di apprendimento automatico focalizzate su quella parte dei virus in grado di indurre la risposta immunitaria, ovvero gli antigeni. Queste nuove tecnologie sono in grado di individuare piccole porzioni di antigeni, dette epitopi, in grado di stimolare una risposta immunitaria protettiva. Come se non bastasse questo potenziale vaccino non abbisogna di una catena del freddo estrema come nel caso, ad esempio, di Pfizer o Moderna e neppure di siringhe ed aghi, venendo incontro quindi a quella quota di popolazione che ha paura delle iniezioni.

Il governo britannico ha investito nel progetto circa 2 milioni di sterline a cui lo spin off di Cambridge ha aggiunto altre 400.000 sterline. Queste risorse non sono però sufficienti ed anche in Gran Bretagna ci si lamenta dell’insufficienza di risorse pubbliche in questo ambito cruciale della ricerca.

Eppure si calcola che quando questa pandemia finirà, a livello globale, i costi si attesteranno tra gli 8.000 e i 16.000 miliardi di dollari, qualcosa come 500 volte di più dei costi necessari per prevenire la prossima pandemia. Si perché la possibilità che un evento pandemico globale possa ripetersi di qui ad un prossimo futuro è molto di più che un’idea, soprattutto adesso che sappiamo cosa sono in grado di fare i coronavirus.

Fino a qualche anno fa, questa famiglia di patogeni non rientrava tra gli interessi principali della medicina pur provocando malattie anche importanti negli animali. Nell’uomo i coronavirus erano associati al comune, fastidioso ma innocuo raffreddore. Le preoccupazioni di virologi ed epidemiologi, ad un anno e mezzo dall’insorgere della pandemia di Covid19, è concentrata sulle numerose varianti che si sviluppano attraverso banali errori di trascrizione del codice genetico del virus che possono produrre mutazioni più virulente e vantaggiose per il patogeno, affermandosi in base al processo di selezione naturale.

Così come è fondamentale la sorveglianza del comportamento di Sars-Cov-2 e di altri coronavirus negli animali. Un ruolo essenziale in questo campo deve essere svolto dai veterinari. Il patogeno che causa la malattia da Covid19 oltre che nei pipistrelli è stato già individuato nei visoni, nei felini (gatto domestico compreso) ed in altri animali. Se la circolazione virale non sarà drasticamente abbattuta nelle prossime settimane il rischio è che la pandemia si trasformi in “panzoosia” da cui sarà molto più difficile uscirne e che favorirà l’emersione di altre, aggressive varianti.

Il contatto sempre più frequente di determinate specie animali con l’uomo per effetto di sovraffollamento, deforestazione, urbanizzazione intensiva sta aumentando i rischi di trasmissione di virus dall’animale all’uomo, attraverso il cosiddetto spillover, il salto di specie. I pipistrelli sono, ad esempio, portatore di ben 114 betacoronavirus con le implicazioni drammatiche che si possono immaginare.

Gli esempi di rischi terribili per l’umanità che non si sono tradotti in catastrofi globali sono noti. Nei primi anni duemila, tre betacoronavirus, passando dai pipistrelli ad un’ospite animale intermedio, lo zibetto ha attaccato gli esseri umani. La SARS come è stata battezzata questa malattia dall’altissima letalità (circa il 10%) è passata dalla regione del Guandong in Cina ad Hong Kong, da qui a Toronto nel Canada, per fortuna estinguendosi prima di innescare una pandemia che avrebbe fatto impallidire quella pur devastante che stiamo ancora vivendo.

Qualche anno dopo, dai dromedari l’uomo è stato assaltato dalla MERS che ha colpito essenzialmente alcune regione mediorientali e la Corea del Sud a causa di un focolaio scatenato da un uomo d’affari rientrato dagli Emirati Arabi Uniti. La MERS che uccide 1 persona su 3 circa è rimasta confinata, fortunatamente, in quell’area del mondo, dove scatena ogni tanto focolai circoscritti.

Cosa accadrebbe se questo patogeno acquisisse una maggiore capacità di trasmissione è facile da intuire. Covid19 è un patogeno meno letale di SARS e MERS ma molto più contagioso e questo in termini di mortalità assoluta si è tradotto in cifre drammatiche. Ad oggi 4 milioni di persone sono ufficialmente decedute a causa di Covid19 ma si tratta di dati sottostimati e l’OMS ed altre organizzazioni internazionali stimano che i decessi effettivi possono essere anche il triplo.

Le tre aggressioni di coronavirus di questi primi venti anni di secolo hanno fatto ritornare in auge la necessità di un vaccino universale in grado di stimolare la produzione di anticorpi a “largo spettro”. La sfida è aperta. L’urgenza di un risultato efficace è testimoniato proprio dal proliferare di varianti anche in una fase come l’attuale, contrassegnata da campagne vaccinali di massa in tutto il mondo, che sia pure con velocità asimmetriche, stanno ottenendo risultati incoraggianti in termini di calo delle ospedalizzazioni e della mortalità.

L’arma definitiva potrebbe essere la messa a punto di un vaccino pancoronavirus in grado di metterci in sicurezza da questa ancora relativamente poco conosciuta famiglia di patogeni.

Fonte:

Le Scienze, giugno 2021, ed. cartacea

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.