La NASA darà la possibilità di dare un nome al manichino che andrà sulla Luna

La NASA darà la possibilità di dare un nome al manichino che andrà sulla Luna. Un manichino sta per avere uno scopo molto importante a livello astronomico.

La NASA si sta preparando per lanciare la navicella spaziale Orion, un volo che darà il via alla missione lunare Artemis I. Il lancio è previsto per novembre di questo anno. L’aspetto interessante della missione è che il volo avverrà senza equipaggio a bordo.

Il posto del comandante però non sarà vuoto. Infatti, sarà occupato da un manichino, che verrà dotato di due sensori di radiazioni e una tuta spaziale Orion Crew Survival System di prima generazione. Il manichino avrà come scopo quello di raccogliere dati su ciò che i membri dell’equipaggio umano, potrebbero sperimentare durante il volo spaziale Artemis II, previsto nel 2023.

Nell’immagine è presente è il manichino che volerà sulla missione Artemis I della NASA. I manichini sono comunemente usati nella formazione per i soccorsi di emergenza, l’educazione medica e la ricerca

Attualmente il manichino ha un obiettivo, ma non ha ancora un nome. Ecco perché la NASA sta organizzando una “Sfida Artemis Moonikin”Questa avverrà a giorni alterni dal 16 giugno al 28 giugno. L’agenzia chiederà agli utenti dei social media, tra cui su TwitterFacebook e Instagram, di votare i nomi che sono presenti nella lista, fino a quando non uscirà il vincitore.

La lista dei nomi e i loro significati

Gli elettori, secondo un comunicato stampa, potranno scegliere tra otto nomi, tra cui:

  1. ACE: “Un nome semplice e pratico, acronimo di Artemis Crew Explorer.
  2. CAMPOS: “Un nome intraprendente e risolutore di problemi, isprato ad Arturo Campos, un personaggio chiave nel far rientrare a casa l’Apollo 13.
  3. DELOS: Un nome nostalgico e romantico, che si ispira all’isola dove nacquero Apollo e Artemide, secondo la mitologia greca.
  4. DUHART: Un nome caldo e accogliente, dedicato a Irene Duhart Long, la prima donna e prima minoranza, al chief medical officer al Kennedy Space Center.
  5. MONTGOMERY: Un nome pioniere e innovativo, dedicato a Julius Montgomery, primo afroamericano a lavorare presso la Cape Canaveral Space Facility come professionista tecnico.
  6. RIGEL: Un nome luminoso e ispiratore, ispirato alla superstar gigante presente nella costellazione di Orione.
  7. SHACKLETON: Segreto e abbondante. Il nome si ispira si ad un cratere presente al polo sud della Luna, che in riferimento ad un famoso esploratore antartico.
  8. WARGO: Entusiasta e appassionato, dedicato a Michael Wargo, il primo Chief Exploration Scientist dell’agenzia.

Kathryn Hambleton, portavoce della NASA, ha affermato che: “Invitare il pubblico a partecipare ai concorsi di denominazione e ad altre sfide è importante per portare le persone lungo il viaggio e ispirare la prossima generazione di esploratori”.

Kathryn Hambleton, continua dichiarando che: “Attendiamo con impazienza il nome definitivo selezionato per il moonikin. Inoltre, incoraggiamo le persone a seguirci, mentre lavoriamo per una presenza duratura sulla e intorno alla Luna, e ci prepariamo per la prima missione su Marte”.

Per quale motivo un manichino sta andando nello spazio

Gli ingegneri analizzeranno attentamente i dati di volo dell’Artemis I, mettendoli poi a confronto con i precedenti test effettuati a terra, condotti con lo stesso manichino e soggetti umani. Questo, da quanto riportato dalla NASA, servirà a prepararsi per il lancio di Artemis II.

Jason Hutt, capo della NASA, per Orion Crew Systems Integration, ha dichiarato che: “È fondamentale per noi ottenere dati dal manichino Artemis I. In questo modo riusciremo a garantire che tutti i sistemi di nuova concezione, insieme ad un sistema di smorzamento dell’energia su cui sono montati i sedili, si integrino insieme e forniscano la protezione di cui i membri dell’equipaggio avranno bisogno, in preparazione per la missione con equipaggio di Artemis II”.

Una delle simulazioni di emergenza più importanti, testate con il manichino, è se gli astronauti riuscirebbero a sfuggire in sicurezza dai loro post,i nel caso che rimanessero bloccati a testa in giù nell’acqua dopo l’ammaraggio.

Secondo quanto riportato da Jason Hutt: “Il manichino è stato sottoposto ad una serie di cadute. Questi test sono serviti agli ingegneri per comprendere in quale modo l’equipaggio potesse uscire da Orion in totale sicurezza, dopo aver trascorso un paio di settimane nello spazio profondo”.

Altri dispositivi per i test presenti nella missione

L’agenzia utilizza anche dei dispositivi per test antropometrici, ossia i “manichini utilizzati per i crash test“. Questo per ottenere delle valutazioni, riprese da un Orion demo da un aereo, così da garantire che sia il sedile che la tuta Artemis II, possano mitigare il rischio di lesioni alla testa e al collo durante la salita e l’atterraggio.

Il “Moonikin”, durante Artemis I, sarà accompagnato da Helga e Zohar, due modelli di tronco umano con corpo femminile, che siederanno nei due sedili inferiori della navicella spaziale Orion.

Helga e Zohar faranno parte di una ricerca progettata per quantificare le radiazioni spaziali, che gli astronauti potranno sperimentare all’interno della navicella Orion, durante le missioni sulla Luna. Inoltre, verrà valutato un giubbotto schermante contro le radiazioni, chiamato AstroRad, che potrebbe, secondo la NASA, ridurre l’esposizione.

Il giubbotto è attualmente in fase di valutazione, sia per quanto riguarda la vestibilità che la funzionalità, dagli astronauti presenti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Zohar, durante la missione Artemis I, della NASA, indosserà un giubbotto, mentre Helga no.

Alcune curiosità

La NASA ha una lunga storia di nomi di crowdsourcing per i suoi manichini e dispositivi spaziali. Ad esempio, il rover marziano Perseverance, atterrato sul pianeta rosso il 19 febbraio, ha preso il nome da un concorso nazionale vinto all’inizio del 2020 da Alexander Maher, allora settimo selezionatore in Virginia.

Mentre, per quando riguarda l‘elicottero Ingenuity, il merito del nome va all’adolescente dell’Alabama Vaneeza Rupani. Il contributo di Rupani è stato riconosciuto al concorso “Name the Rover” della NASA, vinto nel 2020 tra ben 28.000 partecipanti.

Fonte:

https://edition.cnn.com/2021/06/17/us/nasa-artemis-moonikin-challenge-scn/index.html

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