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Fulvio Tomizza, uno scrittore di frontiera

Fulvio Tomizza nasce nel 1935 in Istria, a Materada di Umago, “Una parrocchia – ha scritto egli stesso – comprendente una decina di frazioni che, pur distante soltanto sette chilometri dalla costa, e quindi da una civiltà prettamente veneta, ha tutti i caratteri dell’ Istria interna, contadina, di lingue miste. Sono stati proprio i miei antenati, provenienti dalla Dalmazia, a dissodare e poi adattare a vigneti e ad altre coltivazioni quel tratto di terreno boschivo probabilmente avuto in dono dalla repubblica di Venezia per ripopolare l’ Istria dopo la terribile pestilenza del 1600“.

Il trasferimento a Trieste

Vivendo l’adolescenza in quella terra di frontiera, durante la Seconda Guerra Mondiale, Fulvio Tomizza ragazzo assiste a molteplici eventi dolorosi che avrebbe poi riportato e rivissuto nei suoi scritti. Compiuti gli studi classici a Capodistria, frequentò l’ Accademia d’arte drammatica di Belgrado finché, in seguito alla spartizione dell’ Istria in zona A sotto l’amministrazione italiana e in zona B sotto quella iugoslava, nel 1955 si trasferì definitivamente a Trieste, dove sarebbe vissuto fino alla morte.

La sua attività di scrittore ebbe inizio con il romanzo  “Materada” pubblicato nel 1960 il quale richiamò subito l’attenzione della critica e inserì l’autore nella corrente europea degli scrittori “di frontiera“, presentandolo quale continuatore ideale del gruppo degli “scrittori triestini” da Svevo a Slataper a Stuparich.

Il Premio Strega

Nel 1963 pubblica “La ragazza di Petrovia“, nel 1965 “La quinta stagione” e nel 1966 “Il bosco di acacie” romanzi che seguono tutti le vicissitudini della stessa gente istriana dapprima nei campi di raccolta profughi sull’altopiano carsico, poi in terra di bonifica nel basso Friuli. Nel 1969 il romanzo ampiamente autobiografico “L’albero dei sogni” ottiene il Premio Viareggio, mentre con i romanzi successivi: “La città di Myriam” del 1972 e “Dove tornare” del 1974 la sua fama si va sempre più espandendo e affermando fino ad ottenere, con il romanzo “La miglior vita“, il Premio Strega nel 1977.

Diversi critici letterari collocano Fulvio Tomizza, dal punto di vista letterario, nell’area triestina ma in una posizione appartata e un poco marginale in quanto non sembrano riscontrare molta originalità e una certa autonomia rispetto ad altri scrittori dell’ambito letterario di riferimento, appunto.

Un interprete autentico del suo mondo di frontiera

Le opere tutte di Fulvio Tomizza sono dotate di una carica lirica notevole, il discorso narrativo poi, che le caratterizza, conferisce al suo mondo istriano un sapore locale forte e aspro insieme ad una fisionomia riconoscibile storico – documentaria che approfondisce e rende umanamente vera la rappresentazione artistica, rendendo perciò Fulvio Tomizza un interprete poetico del suo mondo di appartenenza e caratterizzando il sobrio e schietto realismo che lo contraddistingue. Fulvio Tomizza muore a Trieste il 21 maggio 1999.

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