venerdì, Maggio 7

Urukagina, il re “populista”

La corruzione è un reato vecchio come la storia del mondo. Una delle società più corrotte del passato fu la città-Stato di Lagash, una delle più antiche città sumere e, successivamente, babilonesi, di cui rimangono soltanto alcune rovine, per lo più fondazioni nei pressi della giunzione nord-occidentale fra i fiumi Tigri e Eufrate e il confine orientale della città di Uruk.

Una corruzione dilagante

Verso il 2350 a.e.v. la città era oppressa da un sistema corruttivo esteso e asfissiante controllato dall’elite burocratica e sacerdotale del Regno. Il popolo, in gran parte agricoltori e pastori subiva profonde vessazioni da questo sistema gestito da questa elite burocratica-religiosa, l’unica che sapeva leggere e scrivere. Questa casta era l’unica in grado di amministrare le attività statali e questa posizione predominante ed esclusiva gli dava mano libera nell’uso iniquo delle risorse disponibili.

Urukagina, il riformatore

A recepire il “grido di dolore” del popolo di Lagash fu Urukagina, l’ensi della città-Stato. Il titolo di ensi è quanto di più simile a quello di re. Urukagina era succeduto a Lugal-anda come ensi di Lagash; non divenne famoso per le sue conquiste militari, ma per i suoi tentativi di riformare la società, ad iniziare dal contrasto alla corruzione dilagante.

L’idea del sovrano era quella di limitare il potere della casta dei sacerdoti-burocrati, diminuendo le tasse e concedendo alcune libertà fondamentali alla gente comune. Con un atto di natura che oggi definiremmo populista, Urukagina promise perfino al grande dio Ningirsu di «proteggere sempre gli orfani e le vedove dai soprusi dei potenti».

La casta vince

L’azione riformatrice di Urukagina però non riuscì ad arginare più di tanto il potere della casta che governava lo Stato ed i poveri continuarono ad aumentare con il tempo. Il suo regno subì un forte colpo quando Lugalzagesi, ensi della vicina città-Stato di Umma, distrusse tutti i principali santuari di Lagash. Urukagina sopravvisse alla disfatta, anzi, i documenti redatti dai suoi scribi che descrivono i saccheggi e le distruzioni di Lugalzaggesi suggeriscono che Urukagina avesse scelto di non opporsi militarmente al suo avversario, confidando nella giustizia degli dèi.

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