venerdì, Maggio 7

Il progetto dell’arca di Noè lunare

L’ambizioso progetto dell’arca di Noè lunare è stato presentato alla Ieee Aerospace Conference. La struttura avrà il compito di custodire i semi, le spore, gli spermatozoi e le uova congelati di 6,7 milioni di specie viventi.

Il progetto dell’arca di Noè lunare

Il progetto, quindi, produrrà una versione moderna dell’arca di Noè sulla Luna. Il promotore dell’iniziativa è Jekan Thanga, docente di ingegneria aerospaziale allo UA College of Engineering. Lui definisce il progetto come una specie di “moderna polizza assicurativa” per il Pianeta blu.

A tal proposito Jekan Thanga, spiega che: “La Terra ospita per sua natura degli ecosistemi fragili. Noi Sapiens ce la siamo vista brutta già 75 mila anni fa durante la violentissima eruzione vulcanica di Toba, che ha causato una piccola glaciazione durata un migliaio di anni”.

Considerando la situazione attuale dei diversi ecosistemi terrestri che stanno subendo un impatto antropico, il cambiamento climatico e l’innalzamento del livello dei mari, sarebbe opportuno mettere al sicuro la biodiversità della Terra. Da qui nasce l’idea di utilizzare la Luna come arca di Noè, un luogo tranquillo in cui si potranno utilizzare i circa 200 dotti lavici presenti sotto la superficie del satellite.

I dotti lavici scavati sotto la superficie di regolite miliardi di anni fa e immacolati da 3-4 miliardi di anni potrebbero essere un luogo ideale. Infatti, risultano essere al riparo da radiazione solari, dai micro-meteoriti e dagli sbalzi di temperatura superficiale.

L’arca di Noè lunare

L’idea di una banca del seme lunare non è proprio nuova. Infatti, nell’isola norvegese di Spitsbergen, in prossimità del Polo Nord, è stato edificato un bunker di massima sicurezza, lo Svalbard Global Seed Vault, con lo stesso scopo. All’interno della struttura situata ad una profondità di 70 metri la banca del seme custodisce ben 4,5 milioni di semi e una copertura in calcestruzzo a prova di meteorite.

Ci sono molte considerazioni da fare per poter creare una banca del seme sulla Luna. Prima di tutto bisogna comprendere come poter stoccare il materiale sulla Luna. Inoltre, quale bisogna conoscere quale sarebbe l’impatto economico, e cosa accadrebbe ai sementi che vengono stoccati a gravità inferiore alla nostra.

Un altro fattore da valutare è quanti viaggi servirebbero per poter portare i sementi sulla luna. Secondo i ricercatori dell’Università dell’Arizona, occorrerebbero circa una cinquantina di campioni per ciascuna delle 6,7 milioni di specie. Ciò comporterebbe circa 250 lanci di vettori cargo. Secondo Jekan Thanga, non si tratta di una quantità pazzesca considerando che ci sono voluti 40 lanci per costruire la Stazione spaziale internazionale.

Il progetto di Jekan Thanga

Il progetto prevede che il materiale verrebbe scaricato all’interno dei tubi lavici lunari, che presentano circa un diametro di 100 metri. Quindi si dovrà assemblare la base lunare, costruire un parco fotovoltaico che possa alimentare il sistema di refrigerazione e le utenze degli operatori, costruire un paio di pozzi per ospitare gli ascensori utili a raggiungere la fortezza dalla superficie e viceversa.

Ovviamente occorrerà molto lavoro per poterlo creare. Fortunatamente, Jekan Thanga, ha già a disposizione una flotta di robot volanti, di un precedente progetto per la costruzione di un avamposto lunare.

Pareri contrastanti

Elisabetta Tola, agronoma e giornalista scientifica, a tal proposito dichiara che: “C’è qualcosa di cui mi sembra non si sia tenuto conto. Sia le banche di semi più tradizionali, che mantengono una temperatura di -70°C, sia quelle che scendono a temperature inferiori seguono dei protocolli di ricambio del materiale stoccato. Quindi, periodicamente i semi vengono messi in campo per vedere cosa succede, si controlla che la capacità vegetativa sia la stessa, si procede a un controllo genetico”.


Elisabetta Tola, conclude chiedendosi che: “Insomma, trovo l’idea interessante dal punto di vista della ricerca. Ma bisognerà capire la capacità di germinazione di un seme su un altro corpo celeste, verificare le alterazioni dei parametri vitali in un ambiente così diverso, capire come reagisce una specie a livello genetico ed epigenetico. Questa è una sfida molto interessante, ma si potrà mai creare un orto lunare?”.

Fonte:

https://www-media-inaf-it.cdn.ampproject.org/v/s/www.media.inaf.it/2021/03/13/banca-lunare-specie/amp/?amp_js_v=a6&amp_gsa=1&usqp=mq331AQFKAGwASA%3D&fbclid=IwAR1CJe_DySW0xY3Vqs38LQfnFXw8nk-cePWtlfUIFTtyDMEjJZNob2DDt6Q#aoh=16157958700771&csi=0&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s&ampshare=https%3A%2F%2Fwww.media.inaf.it%2F2021%2F03%2F13%2Fbanca-lunare-specie%2F

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