Storia e superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari

A metà degli anni Settanta i manicomi criminali vengono sostituiti dai cosiddetti OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari). Ma cosa sono in realtà gli OPG? Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dalla fine del XIX secolo quando comincia ad emergere l’esigenza di creare delle istituzioni, delle strutture destinate ai cosiddetti ‘folli rei’.

Questi ultimi erano soggetti che avevano commesso un reato in uno stato di assoluta follia. All’epoca si riteneva che la pena fosse collegata necessariamente alla colpevolezza e di conseguenza alla consapevolezza del reo nel compiere l’atto. Il codice vigente, ai tempi, escludeva la responsabilità in capo a un soggetto che avesse commesso un delitto in uno stato psichiatrico folle o comunque compromesso, prevedendo che il reo in questo caso venisse prosciolto e rimesso in libertà.

La scuola positiva

Dal punto di vista sociale questo era palesemente un bel problema. La Scuola Positiva, infatti, riteneva che i ‘pazzi delinquenti’ rimessi in libertà rappresentassero un pericolo per la collettività e per questo sarebbe stato necessario istituire delle strutture a metà tra un ospedale e un carcere. Lo scopo di queste strutture era quello di riabilitare e curare i soggetti al fine di reinserirli in società e al tempo stesso chi non poteva essere curato e quindi ritenuto irrecuperabile veniva ricoverato definitivamente perché considerato pericoloso per la collettività.

Il codice Zanardelli del 1889 stabilì che nel caso in cui il reato fosse stato commesso in uno stato di infermità mentale (e quindi il soggetto non sarebbe stato ‘punibile’), poteva essere comunque consegnato all’autorità di pubblica sicurezza qualora il giudice l’avesse considerato pericoloso per la società.

Il primo manicomio italiano

L’autorità avrebbe poi ricoverato il soggetto e al termine avrebbe deciso se rimetterlo in libertà oppure ordinare un ricovero definitivo. Il primo manicomio giudiziario fu inaugurato a Montelupo Fiorentino nel 1886, anche se nel 1859 era stata creata presso la casa penale per invalidi di Aversa una speciale “sezione per maniaci”.

A questi presto si aggiunse un terzo manicomio giudiziario a Reggio Emilia. I manicomi criminali si sviluppano ulteriormente nell’era fascista, trovando i loro fondamenti giuridici nel Codice penale Rocco del 1930 e psichiatrici nella tradizione positivista e organicista della psichiatria italiana e negli indirizzi psichiatrico forensi di Cesare Lombroso.

La legge Basaglia

Viene in seguito riformato l’ordinamento penitenziario e con la Legge Basaglia abbiamo grandi novità.  La Legge Basaglia, legge 180/1978, è la prima e unica legge che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio (TSO), istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. L’Italia fu il primo paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici.

Nel 2015, al momento della chiusura, in Italia esistevano sei ospedali giudiziari: Filippo Saporito ad Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Villa Ambrogiana a Montelupo Fiorentino, Sant’Eframo a Napoli e Reggio Emilia in Emilia-Romagna. Il percorso di chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, la più arcaica e violenta istituzione totale psichiatrica, è stato molto complesso. Dal 31 marzo 2015 vengono ufficialmente chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (O.P.G.) ed è tuttora in corso un lento passaggio alle nuove strutture alternative denominate R.E.M.S. (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) che vedono una collaborazione tra il Ministero di Giustizia e il Ministero della Salute.

Tale cambiamento è stato pensato per umanizzare lo sconto della pena nelle persone già “condannate” da un disturbo psichiatrico e per evitare il cosiddetto “ergastolo bianco” ovvero un internamento senza fine.

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