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Scoperta una magnetar fuori dall’ordinario

Gli astronomi nel 2020 sono riusciti ad individuare una magnetar, la più veloce e forse anche la più giovane scoperta fino ad oggi. L’oggetto, che è stato denominato J1818.0-1607, è situato ad una distanza dalla Terra di circa 21 mila anni luce, in prossimità del piano della via Lattea.

Gli astronomi per riuscire a scoprire tutte le proprietà molto insolite di questo oggetto celeste si sono avvalsi di Chandra e altri telescopi a infrarossi e radio. Lo studio completo è stato pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

Gli astronomi, con la scoperta effettuata, hanno aggiunto un nuovo oggetto ad una famiglia molto poco ordinaria, che fino adesso possiede solamente 30 esemplari. L’oggetto è una magnetar, ossia un particolare tipo di stella, un oggetto particolarmente denso e compatto, che è formato fondamentalmente da neutroni. Questo tipo di oggetto si forma grazie al collasso di un nucleo di una stella massiccia durante la formazione di una supernova.

Le osservazioni, che sono state eseguite dall’Osservatorio a raggi X Chandra della Nasa, effettuate di recente confermano la teoria che questo nuovo oggetto possa essere anche una pulsar. La differenza tra una magnetar e le altre stelle di neutroni è che posseggono i campi magnetici più potenti in assoluto conosciuti nell’universo. In altre parole, per avere un paragone la forza del campo magnetico del nostro pianeta possiede un valore di circa 1 Gauss, mentre quello di una calamita è di 100 Gauss. Il valore magnetico della magnetar scoperta è di ben un milione di miliardi di Gauss.

Il Neil Gehrels Swift Telescope, lo Swift, della NASA, insieme agli astronomi lo scorso 12 marzo sono riusciti ad individuare la nuova magnetar, che ad oggi risulta essere la 31esima tra le circa 3000 stelle di neutroni conosciute.

Gli astronomi, dopo aver effettuato delle osservazioni di follow-up, hanno stabilito che l’oggetto risulta essere molto particolare per svariati motivi. Prima di tutto, potrebbe essere la magnetar più giovane conosciuta fino adesso, con un’età stimata di circa 500 anni. Un secondo aspetto molto interessante è che gira molto più velocemente di qualunque altra magnetar scoperta fino adesso, arrivando ad effettuare una rotazione completa ogni 1,4 secondi.

Questa immagine contiene un ampio campo visivo nell’infrarosso di due missioni della NASA, lo Spitzer Space Telescope e il Wide-Field Infrared Survey Explorer, Wise, scattate prima della scoperta della magnetar. I raggi X di Chandra mostrano la magnetar con una colorazione viola. La magnetar si trova vicino al piano della Via Lattea, ad una distanza di circa 21 mila anni luce dalla Terra.

Grazie alle osservazioni di Chandra della magnetar J1818.0-1607, gli astronomi sono riusciti ad ottenere la prima vista a raggi X ad alta risoluzione dell’oggetto. Le informazioni di Chandra hanno anche rivelato una sorgente puntiforme in cui si trova la magnetar, che risulta essere circondata da un’emissione X diffusa, probabilmente causata dai raggi X, che si riflettono sulla polvere che si trova nelle sue vicinanze. Alcune delle emissioni X diffuse individuate potrebbero arrivare da dei venti che soffiano molto distanti dalla stella di neutroni.

Gli astronomi sono riusciti ad osservare che J1818.0-1607 attraverso dei radiotelescopi come il Karl Jansky Very Large Array, il Vla dell’Nsf, e hanno così verificato che emette delle onde radio. Questa condizione implica che possiede delle proprietà simili a quelle di una tipica pulsar a rotazione, una stella di neutroni che emette fasci di radiazione che vengono rilevati quando sono puntati verso la Terra, come nel caso degli impulsi di emissione ripetuti.

Gli astronomi fino ad oggi hanno identificato solamente 5 magnetar, includendo quella scoperta, anche come delle pulsar, costituendo così meno dello 0,2 % della popolazione di stelle di neutroni nota.

Immagine a infrarossi a 24 micrometri di J1818.0-1607

Safi-Harb e Blumer hanno analizzato in quale modo J1818.0-1607 riesce, in maniera ottimale, a convertire l’energia di rotazione in raggi X, arrivando a concludere che è inferiore a quella tipicamente trovata per le magnetar, e quindi molto probabilmente anche all’intervallo individuato in altre pulsar a rotazione

Ci si potrebbe aspettare che l’esplosione che ha provocato la magnetar in questione abbia potuto lasciare un residuo rintracciabile. Safi-Harb e Blumer, per riuscire ad individuare il resto della supernova, hanno preso in esame i raggi X di Chandra, i dati a infrarossi di Spitzer e i dati radio del Vla. Dai dati ottenuto da Spitzer e Vla, hanno rilevato le prove dell’esistenza di un possibile residuo, situato però ad una distanza piuttosto grande dalla magnetar.

Per riuscire a coprire la distanza individuata la magnetar avrebbe dovuto viaggiare ad una velocità di gran lunga superiore a quelle delle stelle di neutroni più veloci ad oggi note, arrivando così a teorizzare la possibilità che sia molto più vecchia del previsto. J1818.0-1607 è davvero una magnetar fuori dall’ordinario.

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Fabiana Leoncavallo

Laureata in architettura, mi ritengo una persona piuttosto poliedrica. Grande appassionata di scienze, astronomia, storia, letteratura, cinema e serie tv, tutti argomenti che amo descrivere nei miei articoli, che si basano su ricerche valide. Inoltre, amo molto effettuare studi sulla natura, sugli animali, sui cambiamenti climatici, sulla salute e l'alimentazione.

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