I rischi di una società troppo anziana

2013, California. Google lancia un progetto di nome Calico la cui missione era ed è tutt’oggi ‘’risolvere il problema della morte’’. La strada per raggiungere un simile obiettivo, per la maggior parte di noi ancora impensabile, è indubbiamente lunga, ma sembra che l’ambizioso programma abbia già preso il suo posto in cima alle agende di molti visionari firmati Silicon Valley.

’We will use [that] knowledge to devise interventions that enable people to lead longer lives’’, scrive Google nello statuto della Calico; e Bill Maris, fervente sostenitore dell’immortalità e presidente del fondo di investimento Google Ventures nel 2009, sostiene che che già oggi ‘’sia possibile vivere fino a 500 anni.’’ Naturalmente Maris esagera, ma la visione è ben chiara: ora che i quattro dell’apocalisse (guerra, carestia, pestilenze, morte) non operano più come un tempo, l’uomo ambisce ad allungare la sua vita quanto più possibile, agendo direttamente sul DNA umano.

Ma quali sarebbero i rischi di una società troppo anziana? Prima di tutto – e indubbiamente – l’economia. Non solo per quanto riguarda, ad esempio, la sostenibilità dei sistemi previdenziali, ma per quanto riguarda le carriere professionali in genere: con un’aspettativa tanto alta diventerebbe difficile anche solo pensare di esercitare un solo mestiere per tutta la vita.

Lasciare spazio alle generazioni successive – e questo già succede – richiederebbe sempre più tempo, e se come diceva Max Planck i progressi (in questo caso della scienza) ‘’avvengono un funerale alla volta’’, allora sarebbe sempre più dura aprirsi a nuove idee, aspirazioni, cambiamenti.

Una vita che si protrae anche solo cinquant’anni oltre gli standard attuali costringerebbe poi a ridefinire anche le strutture familiari, i matrimoni, le relazioni genitore figlio… insomma, il tessuto delle relazioni umane cambierebbe radicalmente. Immaginiamo una persona con un aspettativa di vita intorno ai 150 anni: sposandosi intorno alla quarantina, avrebbe 110 anni davanti a sé. Ancor più difficile giurare, in questo contesto, ‘’finché morte non ci separi’’. Si pensi altrimenti agli anni spesi nell’educazione di un figlio, che sarebbero tutto sommato un episodio minore in una vita tanto lunga, e a come il percorso personale di ciascuno andrebbe ad essere ridefinito.

Intanto a Google si lavora, silenziosamente – ma forse neanche tanto -, per l’immortalità. Ha così confessato il co-fondatore di PayPal Peter Thiel: ‘’Penso che esistano essenzialmente tre modi per affrontare la morte. Puoi accettarla, puoi negarla oppure combatterla. Ritengo che la nostra società sia dominata da persone che vanno pazze per il rifiuto o l’accettazione, mentre io preferisco la lotta.’’

Riferimenti:

Airon McNicoll, ‘’How Google’s Calico Aims to Fight Aging and Solve Death‘’, CNN, 3 october 2013

Katrina Brooker, ‘’Google Ventures and the Search for Immortality’’, Bloomberg, 9 march 2015

Mick Brown, ‘’Peter Thiel: The Billionaire Tech Enterpreneur on a Mission to Cheat Death’’, The Telegraph, 19 September 2014

Y. N. Harari, Homo Deus. Breve storia del futuro, Bompiani, Firenze 2018

Kim Hill, ‘’Mortality Rates among Wild Chimpanzes’’, Journal of Human Evolution, 2001, pp. 437-50

1 commento

  1. Mi sto occuppando di intelligenza colletiva sistemica e nel mio blog il tema è sul pensiero sistemico.
    Google Calico ha probabilmente buone intenzioni per migliorare la nostra vita. Però mi faccio mille domande sul come porta avanti questa ricerca.
    L’evoluzione della tecnica esponenziale non tiene conto del fatto che l’umanità non comprende il calcolo esponenziale.
    Molto spesso mi spavento poi mi attivo leggendo un nuovo saggio.
    Gestisco lo spazio Intelligenza Collettiva Sistemica https://www.linkedin.com/groups/5170782 come volontaria. Ho creato il blog : https://smileswitch.blog per il mutamento di paradigma verso il pensiero sistemico quantistico, gli algoritmi autopoietici e la fine del dualismo Cartesiano. Un caro saluto anna

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