• 14 Novembre 2021 4:24

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

I giganteschi Pandoravirus

I virus sono l’entità biologica più diffusa del nostro pianeta presenti in oltre 100 milioni di tipologie differenti, si trovano ovunque, nelle zone più inospitali del nostro pianeta, nell’oceano più profondo, nei ghiacci del Polo e in ogni essere vivente, uomini, piante, animali, funghi, batteri.

Nella stragrande maggioranza sono piccolissimi, oscillano da poche decine ad alcune centinaia di nanometri. Per avere un’idea di cosa significhi,  un nanometro è un’unità di misura di lunghezza  pari    a 10−9 metri (cioè un miliardesimo di metro, pari ad un milionesimo di millimetro). Un batterio nei confronti di un virus tipico  è un gigante che può arrivare a 30 μm circa 0,03 millimetri.

Nel luglio del 2013 però un equipe di scienziati francesi guidata da Jean-Michel Claverie e da sua moglie Chantal Abergeldell’Université d’Aix-Marseille ha scoperto una classe  di virus dalle dimensioni “gigantesche”. La coppia di virus scoperta  arriva  al micron di lunghezza e  per il numero di basi del loro genoma, rispettivamente a 1,9 e 2,5 milioni di basi.

Una decina di anni prima  erano stati scoperti i Mimivirus, le cui dimensioni fisiche e genetiche già rivaleggiavano con quella di molti batteri. Questa scoperta aveva indotto gli scienziati a rivedere i limiti superiori del mondo virale. Gran parte della comunità scientifica riteneva però che i circa 900 geni  identificati in questi virus fossero acquisizioni casuali dalle cellule in cui era avvenuta la riproduzione del virus. Jean-Michel Claverie, uno dei sequenziatori dei Mimivirus però  non era convinto  di questa conclusione.

Aveva quindi cominciato una vera e propria caccia di altri virus giganti negli ambienti in cui era stato identificato Mimivirus, i sedimenti marini e lacustri. Claverie ed il suo  team hanno così identificato diversi virus giganti, fino a scoprire quasi contemporaneamente  due nuovi microrganismi da record: Pandoravirus salinus, trovato nei sedimenti della foce del fiume Tunquen in Cile, e Pandoravirus dulcis, ancora più grande, nei fondali di un laghetto di acqua dolce nei pressi di Melbourne.

I due “super virus” a prima vista, sia per  le dimensioni che  per l’assenza di capside, possono essere scambiati per batteri ma ad un attento esame ai microscopi ottici ed elettronici rivelano senza alcun  dubbio la loro origine virale.

Una delle caratteristiche che rendono particolarmente interessanti i giganteschi Pandoravirus è il fatto che la maggior parte dei  loro geni  non compare in alcun database, il che non solo rafforza l’ipotesi che i virus giganti discendano da cellule a vita libera che a poco a poco hanno perso la maggior parte dei geni in seguito a un parassitismo sempre più spinto, ma suggerisce anche  che abbiano avuto origine da una stirpe cellulare primitiva totalmente diversa da Archea, Bacteria e Eukarya. 

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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