• 11 Novembre 2021 4:30

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Gengis Khan: Yesugei, il Valoroso – Ep. 2

Tra il 1135 ed il 1147 Kabul Khan, il “Re Orso” fu il primo condottiero mongolo a unificare molti clan del suo popolo dando vita al primo impero dei cavalieri della steppa. Questa organizzazione politica e militare però durò soltanto una decina d’anni, sopraffatta dagli intrighi della dinastia cinese Jin che in chiave anti tatara brigherà riuscendo a mettere uno contro gli altri molte tribù mongole.

Alla morte di Kabul Khan l’impero si sfaldò e le tribù e i clan mongoli ripresero la frantumazione, spesso litigiosa, che costituiva la caratteristica dei popoli della steppa asiatica. L’unico che cercò di ricomporre la lacerazione in atto dei mongoli fu Yesugei, capo del clan dei Kiyat, appartenente alla tribù degli “Occhi grigi” Borgikin.

Yesugey era detto il Valoroso, ma questo appellativo non era l’attributo di un guerriero particolarmente audace e coraggioso, quanto un titolo nobiliare e militare che distingueva gli elementi più importanti della società mongola. Sebbene avesse radunato intorno a se dei clan privi di comando Yesugey non poteva ancora fregiarsi del topuz, il bastone d’avorio che contraddistingueva il potere dei khan mongoli.

Per arrivare a tanto era necessario avere ingenti risorse economiche e militari e soprattutto un rete di potenti alleati. Per questo il Valoroso si mise a disposizione del potente Toghril, il Signore del Gobi per aiutarlo a recuperare il trono dei Keraiti messo a repentaglio da una serie di dispute dinastiche dopo la morte del precedente sovrano.

Il successo di questa impresa portò Yesugei e Toghril a stringere un patto di fratellanza (anda) attraverso una cerimonia rituale in cui il loro sangue mescolato veniva bevuto dai due leader. Così il Valoroso ottenne la protezione del sovrano keraita che era estesa anche a tutta la sua prole ed alla sua sposa.

La storia della moglie di Yesugei, Hoeleun è tipica della vita dei nomadi della steppa. Lui l’aveva scorta, per la prima volta, mentre cacciava con il falcone sulle rive dell’Onon, corso d’acqua della Mongolia Orientale, nel bacino dell’Amur.

Lei bellissima, viaggiava su un carro merkita, scortata dal marito Yeke Ciledu, che l’aveva appena tratta in sposa. Invaghitosi perdutamente della fanciulla, Yesugei tornato all’accampamento, chiamò a raccolta i suoi due fratelli e con un’incursione rapì Hoeleun, cercando di ucciderne il marito, che però riuscì a fuggire, grazie ad un cavallo particolarmente veloce.

Si trattava di un’azione abbastanza comune nel viluppo di faide che caratterizzava la polverizzata società mongola. La consuetudine voleva però che colui che rapiva una donna sposata doveva uccidere il marito. Il mancato assassinio del consorte della bella Hoeleun, oltre a gettare discredito su Yesugei, ne fece un nemico mortale dei merkiti.

Hoeleun si rivelerà una sposa devota ed energica per il Valoroso, molto importante nella gestione dell’ordu, l’accampamento del clan di Yesugei che contava 40.000 yurte (tende), quando il marito era assente per guerra, caccia o incontri diplomatici con altri signori della steppa. Ed è proprio durante una sua assenza che Hoeleun partorì per la prima volta. In seguito, ogni due anni avrà altri figli, tre maschi (Joci-Kasar, Kaciun e Temuge) ed una femmina Temulen.

Al primogenito che secondo gli sciamani era nato con il destino di compiere imprese eroiche fu messo nome Temugin, dal nome di un capo dei Tatari che suo padre Yesugei aveva appena sconfitto. Non si conosce esattamente la data di nascita di colui che in seguito sarebbe stato conosciuto come Gengis Khan, alcuni studiosi propendono il 1155, altri per il 1167. Altri ancora per il 1162. Dei primissimi anni della sua infanzia non si sa praticamente niente è però lecito supporre che sia stata come quella di tutti i bambini mongoli: spedito a sorvegliare in tenerissima età le greggi negli spazi concentrici dell’ordu, a raccogliere bacche e piante officinali e commestibili, ad imparare a cavalcare e tirare con l’arco.

Apparentemente un bambino come tanti, ma il destino era dietro l’angolo e presto avrebbe rivelato al mondo le straordinarie capacità di Temugin.

nella foto l’alto corso dell’Onon durante la stagione estiva.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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