Storia della scienza e della filosofia

Vita di Einstein: Mileva Marić Ep. 8

Mileva Marić (1875-1948) era la figlia primogenita e prediletta di un agricoltore serbo che era entrato nell’esercito e poi aveva fatto un buon matrimonio con una donna abbiente. Fin dai primi anni del suo percorso scolastico il padre Miloš Marić si era adoperato perché la figlia si affermasse nel mondo iper maschile della matematica e della fisica.

Mileva trascorse gran parte della sua infanzia nella cittadina di Novi Sad, una città serba, allora soggetta all’Ungheria. In tutte le scuole che frequentò risultava essere sempre la prima della classe tanto che il padre riuscì a convincere i responsabili del liceo classico esclusivamente maschile di Zagabria a permetterle di iscriversi. Dopo essersi diplomata lì con i massimi voti in fisica e matematica, partì alla volta di Zurigo, dove divenne, alla vigilia dei ventun anni, l’unica donna del corso di Einstein al Politecnico.

Mileva non era una grande bellezza, affetta da una lussazione congenita dell’anca che la faceva zoppicare, e incline ad attacchi di tubercolosi e di depressione compensava però queste difficoltà con una personalità accattivante ed una grande passione per la fisica e la matematica elementi che le permisero di fare colpo molto presto sul giovane Einstein.

I due si conobbero quando entrarono entrambi al Politecnico nell’ottobre del 1896 ma la loro relazione iniziò soltanto qualche tempo dopo. Forse il primo momento di una complicità affettiva sia pure allo stato nascente si può ritrovare quando Albert e Mileva decidono nell’estate del 1897 di fare un’escursione insieme. Probabilmente spaventata dal sorgere dei sentimenti nei confronti dell’attraente e brillante studente, Mileva in autunno decise di allontanarsi temporaneamente dal Politecnico e di seguire invece dei corsi all’Università di Heidelberg.

Inizia così un carteggio epistolare fra i due, una vera e propria schermaglia amorosa ed intellettuale, sempre all’insegna del “Lei” da parte di Mileva, con lo scopo dichiarato di Albert di riportare la giovine a Zurigo. Agli occhi di Einstein doveva essere impietoso il confronto tra le lettere che aveva ricevuto da Maria Winteler e quelle che riceveva da Mileva, queste ultime erano intrise di un’intensità intellettuale che mortificava la semplicità di quelle di Maria e che rappresentavano un potente “afrodisiaco” per il futuro genio della fisica.

Ad Heidelberg Mileva seguiva le lezioni sulla teoria cinetica del calore e del gas del professor Lenard, che ironia della sorte sarebbe diventato uno più odiosi persecutori antisemiti di Einstein. Questo ricco scambio epistolare faceva crescere il desiderio ed i sentimenti tra i due giovani e Mileva parlerà all’adorato padre di Albert. Alla fine intorno al febbraio del 1898 la giovane serba decise che quanto prima sarebbe ritornata a Zurigo e Albert manifestò la sua gioia attraverso numerose lettere.

In aprile Mileva era di ritorno, alloggiata in una pensione a pochi isolati da quella di Einstein, e ora i due formavano una coppia. Condividevano libri, entusiasmi intellettuali e intimità, e avevano accesso l’uno alla camera dell’altra.

Gli amici di Einstein erano perplessi di fronte a questa strana coppia, lui bello, brillante e sensuale, lei apparentemente scialba, zoppicante, malinconica. In realtà erano anime gemelle che si sentivano studiosi isolati ed estranei al mondo che li circondava. Un po’ ribelli alle aspettative borghesi, erano entrambi intellettuali che cercavano nell’amore qualcuno che fosse oltre un compagno anche un collega.

E’ indubitabile che Albert amasse la Maric soprattutto per la sua mente questo si evince anche dalle loro lettere dove frammiste alle effusioni amorose c’erano sempre corpose discussioni scientifiche che talvolta finivano per mettere in secondo piano anche le tenerezze tipiche tra innamorati. Con il passare del tempo le loro lettere divennero però sempre più intime ed appassionate.

Einstein cominciò a chiamare Mileva, Doxerl (bambolina), oltre che «mia sfrenata birbantella» e «mia monella di strada»; lei lo chiamava Johannzel (Giovannino) e «mio piccolo dispettoso amore». All’inizio del 1900 erano passati finalmente al confidenziale tu. La loro relazione che li porterà successivamente al matrimonio e anni dopo a crudeli dispute ed infine al divorzio era definitivamente sbocciata.

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