La cocaina

Con il termine alcaloide si intende una sostanza organica, prevalentemente di origine vegetale, avente gruppi amminici tali da impartire alla struttura un carattere basico e dotata di grandi effetti farmacologici in relazione all’assunzione di piccole dosi di sostanza (per esempio caffeina, morfina, stricnina).

Il principale alcaloide nell’albero della coca è la cocaina. Le foglie di coca sono state usate come stimolante per centinaia di anni negli altipiani della Bolivia, del Perù e dell’Ecuador. Le foglie mescolate con una pasta di calce e cenere in un bolo che tenuto poi fra la gengiva e la guancia, libera lentamente gli alcaloidi che aiutano a combattere fame, stanchezza e sete.

La quantità di cocaina assunta in questo modo è meno di mezzo grammo al giorno, una quantità non in grado di produrre dipendenza. Di tutt’altra natura gli effetti di chi usa la cocaina estratta e purificata. La cocaina isolata tra il 1880 e il 1890 fu considerata inizialmente un farmaco miracoloso.

Aveva proprietà anestetiche locali molto efficaci. Il padre della psicoanalisi Sigmund Freud né era entusiasta e la prescriveva per le sue capacità stimolanti. La utilizzò inoltre come terapia per la dipendenza da morfina. Ben presto però si accertò che anche la cocaina produceva una forte dipendenza ingenerando nei tossicomani prima uno stato di violenta euforia a cui seguiva un’altrettanto acuta depressione che richiamava il bisogno di assumere una nuova dose della sostanza.

La struttura della cocaina è comunque alla base della sintesi di numerose molecole molto utili ed efficaci come anestetici topici e locali. La benzocaina, la lidocaina e la novocaina sono composti che imitano l’azione analgesica della cocaina senza però alterare il ritmo cardiaco e stimolare il sistema nervoso.

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