• 17 Novembre 2021 15:53

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Michelson e Morley con il loro celebre esperimento avevano dimostrato che per quanto riguarda la luce, le velocità non si sommano. Dai tempi di Galileo e poi successivamente di Newton si sapeva che se siamo all’interno di un contenitore chiuso, senza aperture verso l’esterno, nessun esperimento potrà mai dirci se ci stiamo muovendo oppure no.

Potete provare anche voi mentre viaggiate su automobile che procede a velocità costante, basta chiudere gli occhi (ovviamente se non siete alla guida) e verificherete che non siete in grado di percepire la velocità dell’auto. Einstein comprese che, a patto che nessuno acceleri, è impossibile stabilire chi si muove e chi è fermo, perché non esiste un sistema di riferimento assoluto a cui riferirsi.

Einstein chiamò questa condizione principio di relatività. Il secondo principio è che nel vuoto la luce viaggia sempre alla stessa velocità. Questi due principi permisero ad Einstein di elaborare una teoria dai risvolti per alcuni versi sconvolgenti. Vediamo di capirli attraverso una sorta di esperimento mentale (elaborazioni intellettuali che Einstein adorava). Immaginiamo di poter viaggiare alla velocità della luce sfrecciando nella nostra galassia e che ad un certo punto, per un attacco di narcisismo vogliamo vedere attraverso uno specchio che reggiamo in mano, se siamo in ordine. Con sgomento nello specchio non vediamo riflesso il nostro volto. Un po come succede quando si specchia un vampiro, soltanto che in questo caso la spiegazione è molto meno soprannaturale.

Per poterci vedere allo specchio sarebbe necessario che un po’ di luce viaggiasse più velocemente della….. velocità della luce con il quale ci muoviamo, in modo da raggiungere lo specchio, rimbalzare e tornare a colpire la nostra retina restituendoci la fisionomia del nostro volto. Ma come sappiamo la velocità della luce è una costante finita.

C’è di più. Viaggiando alla velocità della luce il tempo si arresta. Le distanze si accorciano. E per dirla tutta non saremmo neppure in grado di impugnare il famigerato specchio né di vedere niente di quello che ci sfreccia intorno durante il nostro viaggio galattico. Ma forse la cosa più deludente è che non saremmo in grado di viaggiare alla velocità della luce. Per farlo non dovremmo essere fatti di materia.

Le particelle fatte di massa non possono raggiungere la velocità della luce. E’ una delle conseguenze di E=mc2. Questo modo nuovo di conoscere la natura ed il cosmo era parte integrante dell’articolo che Albert Einstein, pubblicò nel 1905, con il titolo “L’elettrodinamica dei corpi in movimento”.

Di li a qualche mese, l’allora ventiseienne Albert, riesaminò il concetto di massa portando a compimento l’equazione più famosa della storia. Questo però è un argomento che tratteremo in un prossimo articolo.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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