• 14 Novembre 2021 3:20

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

I mini assegni: quella volta che inventammo la prima moneta virtuale

Può l’Ottava potenza industriale del mondo ritrovarsi, quasi dalla sera alla mattina, sprovvista di monete, di quella parte della valuta nazionale che chiamiamo comunemente “spiccioli”? Può, tragicomicamente può ed accadde, quasi senza nessun preavviso, verso la fine del lontano 1975.

E’ un periodo di crisi economica, inflazione galoppante e fughe di capitali all’estero. In poco più di un mese i negozianti non riescono più a dare il resto per i piccoli acquisti quotidiani: un litro di latte, un caffè, il quotidiano (allora si leggeva il giornale cartaceo più di oggi). La crisi si aggrava per la quasi contemporanea scomparsa dei gettoni telefonici pubblici che di fatto erano già utilizzati come moneta corrente.

Si grida al complotto finanziario internazionale, ad un ruolo opaco e speculativo del sistema bancario. In realtà nessuno capisce cosa sta succedendo esattamente. I commercianti iniziano a dare come resti caramelle, cerotti, sigarette sfuse, cioccolatini ma la situazione diventa sempre di più insostenibile.

Ed ecco che emerge la classica “arte di arrangiarsi” italica. L’Associazione Commercianti di Torino commissiona all’Istituto San Paolo la stampa di assegni circolari del tutto simili a quelli ordinari, della grandezza di cm11x21 e con un taglio di 100, 150 e 200 lire.

Il 10 dicembre 1975 i primi “miniassegni” vengono immessi sul mercato ed accettati nelle comuni transazioni quotidiane. In breve tempo 32 istituti bancari, grandi e piccoli, in tutto il territorio nazionale danno alla stampa ben 835 tipi diversi di mini assegni, con un valore massimo che arriva alle 350 lire. In pochissimo tempo il sistema monetario italiano né viene travolto, spariscono 96 miliardi di monetine sostituiti da questa montagna di piccoli assegni quasi tutti stampati su pessima carta e con pessimo inchiostro.

Nessuna legge o decreto li ha istituiti o successivamente regolamentati, dopo una decina di passaggi di mano spesso si sfaldano letteralmente e naturalmente proliferano le truffe. A Siracusa si può pagare un caffè con un mini assegno di un istituto di credito di Asti inesistente o a Milano comprare il giornale con un miniassegno del fantomatico (nomen omen) Consorzio Fata Morgana di Napoli.

Eppure il sistema pare funzionare e si stima che nel periodo di “supplenza” dei mini assegni essi abbiamo coperto l’equivalente di 200-250 miliardi di lire. Il 26 marzo 1976 la Procura di Perugia apre un’inchiesta sulle banche accusate di “ingiusto profitto” ed ordina il sequestro su tutto il territorio nazionale dei miniassegni da 100 e 150 lire. Incredibilmente la Procura deve però far cadere l’inchiesta, non ha i mezzi tecnici per sequestrare una massa così ingente di mini assegni e c’è il pericolo che si inneschi un corto circuito tra il sistema bancario ed i possessori di questi pezzetti di carta (pessima).

E così il sistema alternativo alle monete mancanti andrà avanti per altri due anni, fin quando la Zecca metterà in circolazione 100 milioni di pezzi da 200 lire, più una certa scorta di monetine da 50 e 100 lire. I miniassegni finiscono il loro ruolo di supplenza e diventano oggetti di collezionismo.

Nessuno sa o vuole spiegare cosa aveva innescato la crisi degli “spiccioli”. L’Italia per sapere dovrà aspettare altri cinque anni e l’inchiesta di un giornalista e scrittore tedesco Hans Magnus Enzesberger (classe 1929) grande appassionato del nostro paese che attraverso un’inchiesta giornalistica riesce a rivelare grazie a Nicola Ielpo, direttore della Zecca la causa dell’avvento dei miniassegni.

Nel 1975 le macchine della Zecca erano ridotte ad uno stato di obsolescenza impressionante e l’Istituto non aveva una propria autonomia di portafoglio. Due diversi uffici ministeriali si erano palleggiate competenze e processo decisionale letteralmente per anni e questo aveva portato al blocco di produzione delle monetine.

Insomma la crisi degli spiccioli e l’avvento dei miniassegni fu il prodotto di una degenerazione burocratica, una delle tante, del nostro Paese.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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