• 27 Novembre 2021 16:35

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Nel periodo ellenistico nascono quasi contemporaneamente due scuole filosofiche l’epicureismo e lo stoicismo. Contrariamente allo stoicismo che ebbe una lunga gestazione che giungerà fino all’epoca di Marco Aurelio, l’epicureismo sarà definito in modo compiuto e definitivo dal suo ideatore: Epicuro.

Gran parte di quello che sappiamo su Epicuro lo dobbiamo a Diogene Laerzio uno storico greco vissuto nel III secolo e.v., anche se dobbiamo selezionare tra le molte inesattezze ed invenzioni di quest’ultimo. D’altra parte Epicuro era nato a Samo nel 340 o 341 a.e.v., vale a dire quasi cinque secoli prima. Suo padre era un povero colono ateniese che viveva a Samo ed il giovane Epicuro iniziò a studiare filosofia dall’età di 14 anni. Quattro anni dopo lo troviamo ad Atene, meta irrinunciabile per chiunque fosse intenzionato a costruire una propria setta filosofica. Nel frattempo però i coloni ateniesi erano stati scacciati da Samo e la famiglia di Epicuro si trasferisce in Asia Minore, a Tao, nel 322 a.e.v. dove viene raggiunta da Epicuro. Qui il giovane viene istruito alla dottrina di Democrito dallo scettico democriteo Nausifane di cui però conserverà una pessima opinione, tanto da definirlo durante la sua vita come il Mollusco.

Nel 311 a.e.v fondò la sua scuola che prima ebbe sede Mitilene e successivamente dal 307 ad Atene, dove Epicuro visse fino alla morte sopraggiunta nel 270 a.e.v. Ad Atene Epicuro possedeva una casa modesta con un giardino dove egli insegnava ai suoi discepoli. Di salute malferma e cagionevole il filosofo di Samo aveva una grandissima considerazione dell’amicizia che riteneva molto più importante per il benessere dell’uomo dell’amore.

La vita della comunità degli epicurei era molto semplice in parte per scelta filosofica ed in parte per mancanza di denaro. L’alimentazione prevalente era fatta di pane ed acqua che Epicuro trovava del tutto soddisfacente. La comunità dipendeva in gran parto da donazioni volontarie sia in fatto di alimentazione che di denaro. Epicuro soffrì per tutta la vita di una salute malferma e fu lui e non uno stoico ad affermare che un uomo può essere felice anche in mezzo alle torture. Gentile d’animo con le persone e con i bambini (degli altri) che amava profondamente, Epicuro disprezzava gran parte dei filosofi greci e verso i suoi discepoli esprimeva un vero e proprio dogmatismo dittatoriale. Essi dovevano imparare a memoria ed applicare puntigliosamente una sorta di credo.

Epicuro centrava la sua dottrina sul piacere unica fonte di benessere per l’uomo egli affermava che il “piacere era il principio ed il fine della vita benedetta”. Il piacere mentale diventa quindi la contemplazione dei piacerei del corpo. La virtù è un concetto privo di significato a meno che non significhi prudenza nella ricerca del piacere. Il bene più grande è la prudenza, asseriva, persino più grande della filosofia.

Il piacere secondo Epicuro si divide in due tipologie principali, il piacere catastematico ed il piacere cinetico:

Per piacere cinetico si intende il piacere transeunte, che dura per un istante e lascia poi l’uomo più insoddisfatto di prima. Sono piaceri cinetici quelli legati al corpo, alla soddisfazione dei sensi.

Il piacere catastematico è invece durevole, e consta della capacità di sapersi accontentare della propria vita, di godersi ogni momento come se fosse l’ultimo, senza preoccupazioni per l’avvenire. La condotta, quindi, deve essere improntata verso una grande moderazione: meno si possiede, meno si teme di perdere.

Diffidava invece profondamente del piacere sessuale fonte secondo il filosofo di Samo di mancanza d’equilibrio e di sofferenza. La sua filosofia sembra grossolana per l’epoca, frutto forse dell’esperienza di un uomo malaticcio, che predica la parsimonia in tutte le principali attività umane, dal mangiare alla politica, dall’amore alla conoscenza.

La posizione di Epicuro sulla religione era del tutto particolare, non credeva all’immortalità dell’anima ed all’intervento del soprannaturale sulla natura. Gli dei non si occupavano del destino dell’uomo che quindi possedevano in grande misura il libero arbitrio.

Epicuro era un materialista ma non un determinista e per il suo materialismo fu screditato dai platonici e successivamente dai cristiani. Nel Medioevo la parola “epicureo” era sinonimo di “ateo, irreligioso ed eretico”, in tal senso è usato da Dante Alighieri che condanna come epicurei Cavalcante dei Cavalcanti (padre del suo collega Guido Cavalcanti), l’imperatore Federico II e Farinata degli Uberti, tutti e tre personaggi per cui prova stima umana e politica, ma che condanna dal punto di vista ideologico, mentre il materialista semplice Democrito è invece collocato stranamente tra i giusti pagani del Limbo, anche se biasimato per la sua teoria del mondo creato con casualità.

Sarà il Rinascimento umanistico a rivalutare il suo pensiero.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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