• 14 Novembre 2021 13:17

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Charles Darwin nel suo celeberrimo L’Origine della specie per selezione naturale (1859) aveva dedicato all’uomo soltanto una riga e mezza sulle oltre 500 pagine che componevano il testo. Soltanto una dozzina d’anni dopo, nel 1871, Darwin affronterà il tema dell’evoluzione della specie umana con il saggio L’Origine dell’uomo e la selezione sessuale.

In quegli anni sulla scia del nuovo saggio del grande biologo e naturalista britannico si scatenò la caccia al cosiddetto anello mancante, ovvero l’esistenza ipotetica in un lontanissimo passato di una creatura metà uomo e metà scimmia: il pitecantropo. Questa ricerca ossessiva condizionerà i primi anni della nascita di una nuova disciplina scientifica la paleoantropologia.

La nuova scienza muove i primi passi nel 1856 quando nella valle di Neanderthal, nei pressi di Dusseldorf, in Germania vengono rinvenuti i resti fossili di un essere con tratti estremamente diversi dai nostri, tanto da meritare una denominazione a parte: Homo neanderthalensis.

Fu però subito abbastanza chiaro anche all’epoca che non si trattava del famoso anello mancante ed in seguito grazie anche ad analisi più sofisticate, rese possibili dal progresso scientifico e tecnologico, si capì che nonostante l’arcaicità del ritrovamento, si trattava più che di un nostro antenato di un ramo collaterale della nostra evoluzione.

Questo insuccesso non scoraggiò la ricerca di quell’ipotetico anello di congiunzione tra uomo e scimmia. La ricerca dell’anello mancante proseguì ancora per molti decenni portando alla scoperta di altri fossili neanderthal, del più moderno uomo di Cro-Magnon, del Pitecantrophus erectus di Giava.

Questa autentica ossessione portò addirittura ad architettare una celebre frode, quella dell’Uomo di Piltdown   perpetrata in Inghilterra e riguardante il falso ritrovamento di resti fossili spacciati, nel 1912, come appartenenti a una sconosciuta specie di ominide. Il famigerato ed inesistente anello mancante.

L’autore di questa truffa paleoantropologica fu Charles Dawson uno studioso dilettante che mescolò un cranio umano con una mandibola di orangutan e fauna pleistocenica e coinvolse nel falso anche il British Museum.
Presentato come anello mancante che legava gli uomini moderni alle grandi scimmie, la truffa venne definitivamente messa a nudo nel 1953, ma già nel 1912 furono numerosi i critici che consideravano un falso il reperto.

Oggi sappiamo quello che Darwin aveva già fatto capire chiaramente nel suo secondo saggio sull’evoluzione umana che non esiste alcun anello mancante e che noi siamo una delle 400 specie di Primati, dai lemuri allo scimpanzé, dai gorilla agli orangutan, che hanno popolato (e che molti popolano ancora) la Terra. Gli unici ad avere piena consapevolezza di se tanto da dare un nome alla nostra specie Homo Sapiens.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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