lunedì, Novembre 21
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L’uomo di Neanderthal sapeva parlare?

Rispondere con assoluta certezza  al quesito posto dal  titolo di questo post non  è possibile  e probabilmente, a meno di non inventare la macchina del  tempo, non lo sarà mai.

Ciò non di meno  esistono numerosi,  concreti indizi  che fanno supporre che Homo neanderthalensis, l’ominide che visse nel periodo paleolitico  medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa avesse una capacità di fonazione simile  alla nostra.

La struttura della loro laringe  non era molto differente  dalla nostra  e nel  1839,  nella  grotta di Kerbara  in Istraele  fu rinvenuto un osso ioide.  

Lo ioide è un osso a forma di ferro di cavallo, situato nell’area di giunzione tra il collo e il mento ha una struttura corrugata assai tipica ed è sorretto da un delicato incrocio di muscoli (dodici, in totale) che interessano lingua, bocca, sottolingua, faringe,  laringe  ed epiglottide.

Appare evidente il ruolo che ricopre nel  processo di fonazione e l’uomo di Neanderthal  possiede le stesse  caratteristiche per  questo piccolo ossicino.  La funzione del  linguaggio  investe numerose aree del nostro cervello anche se quella determinante è conosciuta come area di Broca, dal nome dello studioso francese di neuroanatomia che nell’Ottocento curò due pazienti divenuti afasici a causa di una lesione proprio in quell’area.

 L’area  di Broca  però  è presente anche nelle grandi scimmie benché  esse non sappiano parlare. Anche in questo caso  la genetica può darci una  mano.  Esiste un gene, molto studiato e celebrato, che ha un legame strettissimo con il linguaggio. È il gene FOXP2 e anche se non sappiamo bene quale ruolo abbia nel nostro organismo, è chiaro che è indispensabile per la comunicazione verbale. Sperimentazioni fatte con gli animali o studiando alcune forme patologiche negli esseri umani, dal 1990 anno in cui è stato scoperto, hanno confermato che  la  sua soppressione o la sua mutazione ha dirette implicazioni sul linguaggio e le capacità verbali.

Di sicuro il FOXP2 è indispensabile per parlare. L’analisi del genoma neandertaliano completato nel 2006 ha rivelato che i Neanderthal possedevano lo stesso tipo di FOXP2 che abbiamo noi, ma diverso da quello dello scimpanzé.

Quindi  per tornare  alla  domanda iniziale sulle facoltà  verbali di 
Homo neanderthalensis, pur non potendo dare una risposta  sicura al 100%,  potete tranquillamente  scommettere i vostri ultimi 100 euro, con ogni probabilità questo ominide  scomparso improvvisamente  intorno a 40.000  anni fa, sapeva parlare.

 

 

 

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