Io ti conosco!

Il sistema attraverso il quale il nostro cervello percepisce e riconosce un altro  volto è molto  complesso ed ancora non del tutto chiaro. Si tratta di due fasi distinte anche se coordinate: percepire significa comprendere che si tratta di un volto, riconoscere che quel volto appartiene ad una determinata persona.

Quest’ultima capacità deriva direttamente dalla nostra evoluzione ed in particolare dalla cosiddetta pressione biotica. I fattori biotici o biologici  sono i fattori che determinano tutti i cambiamenti che modificano la vita  e quindi gli equilibri dell’ambiente naturale.

Molte aree del cervello sono implicate nella  percezione e nel riconoscimento  di un volto. Dobbiamo  a due  psicologi, l’inglese Vicky Bruce e l’americano Andrew Young la  messa a punto nel 1986 di un modello teorico che descrive i processi cognitivi che stanno alla base di  questa essenziale  capacità dell’essere umano.

Il  modello Bruce-Young è diviso in sette, distinte fasi che sommariamente andiamo a descrivere senza addentrarci troppo nei tecnicismi.

La prima fase detta elaborazione sensoriale visiva consiste nell’analizzare le informazioni puramente visive come il contrasto,  la luminosità, il colore.

La seconda fase, detta codifica strutturale, corrisponde all’estrazione  dei tratti invarianti del volto come posizione e distanza degli occhi, forma del naso, etc.

La terza fase è l’analisi delle espressioni attraverso la quale  il cervello attinge dal suo database di espressioni conosciute per capire  lo stato emotivo del volto.

La quarta fase è l’analisi del linguaggio facciale che ci permette di capire cosa una persona sta dicendo dai  movimenti della bocca e del viso. Questa fase è particolarmente importante perché contribuisce ad avvisarci di un’eventuale minaccia che proviene da quella  persona.

La quinta fase fa da cerniera tra la percezione del volto ed  il suo riconoscimento ed è possibile suddividerla  in  due sotto fasi: la codifica  delle informazioni semantiche e l’unità di riconoscimento dei volti nella memoria a lungo termine.

La sesta  fase è l’attivazione del nodo di identità che ci consente di contestualizzare  una conoscenza alfine di identificare con precisione un volto. Se incontriamo,  per esempio, il  titolare di un chiosco di panini al lampredotto dove spesso facciamo uno spuntino non è raro percepire contemporaneamente  l’odore o il sapore  del panino. Questa associazione che può sembrare arbitraria ci aiuta a contestualizzare la conoscenza di quella persona e quindi identificarne il volto.

Infine la settima fase, l’identificazione formale scatta quando il cervello ha ormai riconosciuto il volto e cerca nella memoria a lungo termine altri dati da associarvi come il nome o il numero di telefono o qualunque altro dato che abbiamo conservato nella  nostra  memoria. 

Questo meccanismo complesso  ed  ancora non del tutto chiarito se si inceppa può produrre patologie  bizzarre e talora molto fastidiose. Una di queste è la pareidolia l’illusione che ci fa vedere forme animali,  umane ed anche volti dove non c’è ne sono, ovvero nella vegetazione, nelle nuvole etc.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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