• 12 Novembre 2021 18:02

SCIENZA & DINTORNI

Divulgazione storica e scientifica – DIRETTORE Fabiana Leoncavallo

Come se non bastassero gli effetti perniciosi dei cambiamenti climatici sul nostro habitat anche la produzione di alimenti contribuisce allo sfruttamento indiscriminato della terra ed a ripercussioni anche molto serie sul clima e sull’equilibrio ecologico del pianeta.

E’ quanto risulta da uno studio effettuato da due ricercatori dell’Università di Oxford, Joseph Poore e Thomas Nemecek, che hanno analizzato 570 report sul ciclo di vita di 40 prodotti alimentari per valutarne l’impatto ambientale.

L’impatto ambientale  degli alimenti  varia non soltanto  in base al  tipo di prodotto preso  in considerazione ma anche dal suo modo di coltivarlo,  le  tecniche di  produzione influiscono, infatti,  significativamente  in termini di emissioni di gas serra, uso del suolo, uso dell’acqua, acidificazione ed eutrofizzazione degli oceani.

La ricerca pubblicata su Science ha  preso in considerazione oltre  38.000 aziende agricole  di 123 paesi diversi. Il primo dato interessante è che un piccolo gruppo di produttori provoca la   maggioranza  dei danni a livello ambientale:  in media, il 25 per cento contribuisce al 53 per cento dell’impatto ambientale di ciascun prodotto.

Per limitarci ad  un esempio, il  15% della  produzione di  carne bovina genera circa 1,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti e usa 950 milioni di ettari di terreno. Sono valori dai 12 ai 50 volte  superiori ai produttori di carne bovina a basso impatto ambientale.

Affrontare  questo  problema che di anno in anno diventa sempre più urgente e drammatico non è facile. Occorre innanzi tutto sensibilizzare i  produttori ad adottare tecniche atte a ridurre l’impatto ambientale anche introducendo nei processi produttivi la migliore tecnologia attualmente disponibile. A titolo  d’esempio  dispositivi mobili come i droni in grado di raccogliere in tempo reale dati su meteo e stato del suolo possono essere molto utili sia per  ridurre l’impatto ambientale  che  per aumentare la produttività.

Anche noi consumatori  però possiamo fare qualcosa  modificando il  nostro stile di vita alimentare.  Anche nel caso di prodotti di origine animale a minore impatto, questo è comunque superiore rispetto a quello degli equivalenti vegetali. Così un litro di latte vaccino a basso impatto consuma quasi il doppio di terra e produce emissioni doppie rispetto a un litro di latte di soia di un produttore a medio impatto.

Una dieta fondamentalmente vegetariana ridurrebbe  le emissioni alimentari fino al 73 per cento, a seconda del luogo di residenza. Di più, anche il fabbisogno globale di terreno da destinare all’agricoltura si ridurrebbe di circa 3,1 miliardi di ettari (pari al 76 per cento) con tutto quello che questa drastica riduzione,  significa, in termini positivi, sul  riequilibrio territoriale e la diminuzione di pressione delle residue foreste del  pianeta.

Aggiungiamo che in termine di salute una forte riduzione nel consumo di carne ha benefici accertati rispetto  all’insorgenza di tumori e ad altre patologie di carattere cardiocircolatorio.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

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