Noi e i Marziani

Nel plurisecolare dibattito sull’esistenza della vita aliena Marte è sempre stato al centro della ricerca scientifica, delle speculazioni filosofiche e naturalmente dell’immaginario artistico e popolare.
Nel 1897 Herbert George Wells, forse il padre della fantascienza come genere letterario, pubblica a Londra, “La guerra dei mondi” che cosi’ inizia:

“Alla fine del diciannovesimo secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della terra fossero acutamente e attentamente osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini e tuttavia, come queste, mortali; che l’umanità intenta alle proprie faccende venisse scrutata e studiata, quasi forse con la stessa minuzia con cui un uomo potrebbe scrutare al microscopio le creature effimere che brulicano e si moltiplicano in una goccia d’acqua. Gli uomini, infinitamente soddisfatti di se stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro piccole faccende, tranquilli nella loro sicurezza d’esser padroni della materia. Non è escluso che i microbi sotto il microscopio facciano lo stesso. Nessuno pensava minimamente che i più antichi mondi dello spazio potessero rappresentare un pericolo per gli uomini, o pensava ad essi soltanto per escludere la possibilità o anche solo la probabilità che esistesse sulla loro superficie una qualunque forma di vita. È curioso ricordare alcune idee di quei giorni lontani. Gli abitanti del nostro pianeta si figuravano al massimo che su Marte potessero esserci altri uomini, forse inferiori a loro e pronti ad accogliere a braccia aperte una missione di civilizzazione. Tuttavia, di là dagli abissi dello spazio, menti che stanno alle nostre come le nostre stanno a quelle degli animali bruti, intelletti vasti, freddi e spietati guardavano la terra con invidia e preparavano, lentamente ma con fermezza, i loro piani contro di noi. E agli inizi del ventesimo secolo si ebbe il grande disinganno.”

E’ il racconto della prima “invasione marziana”. Sull’orlo del disastro, l’uomo sarà salvato dai microbi terrestri, batteri e virus, a cui il sistema immunitario dei marziani non è preparato e che annienteranno l’invasore alieno.

Da quest’opera, un vero e proprio cult, che ha dato vita a molte trasposizioni cinematografiche e televisive, ed anche a videogiochi, nel 1938 un geniale regista, attore e sceneggiatore quasi omonimo dello scrittore britannico, Orson Welles trasse uno sceneggiato radiofonico per la CBS.

Il radiodramma simulava lo sbarco di un’astronave marziana, molti radioascoltatori – malgrado gli avvisi trasmessi prima e dopo il programma – non si accorsero che si trattava di una finzione, credendo che stesse veramente avvenendo uno sbarco di extraterrestri ostili nel territorio americano. L’adattamento del romanzo, infatti, simulava un notiziario speciale che a tratti si inseriva sopra gli altri programmi del palinsesto radiofonico per fornire aggiornamenti sull’atterraggio di bellicose astronavi marziane nella località di Grovers Mill, nel New Jersey.

Si registrarono diverse scene di panico, anche se non nella misura ed entità che le leggende cresciute intorno a questa indimenticabile trasmissione radiofonica, alimentate dallo stesso Welles, vogliono far credere.

Per chiudere il cerchio con l’eredità della “Guerra dei Mondi”, divertente è la parodia rappresentata nei numeri 1625 e 1626 del gennaio 1987 di Topolino, dove il nostro topo preferito si trova alle prese dell’invasione marziana.

Il cinema ovviamente ha fatto la parte del leone nel contrastato rapporto tra noi ed i Marziani. Il grande schermo li rappresenta sempre, o quasi brutti, verdi e cattivi.
Uno dei primi film a parlare esplicitamente della minaccia che viene dal pianeta rosso è “Gli invasori spaziali” di William Cameron Menzies (1953). Interpretato da Helena Carter e Arthur Franz, parla di un ragazzino che scopre alcuni marziani capaci di controllare la mente umana.

Di tutt’altro tenore è invece “Un marziano sulla Terra” di Norman Taurog interpretato dal grande Jerry Lewis scomparso qualche giorno fa all’età di 91 anni. L’attore, all’apice della sua fama, interpreta il ruolo di un marziano giunto sulla terra, che viene ospitato da una giornalista di cui si innamora. La sceneggiatura, firmata dallo scrittore Gore Vidal, vuole mettere in evidenza le meschinità umane.
Piu’ recentemente ricordiamo “Invaders” di Tobe Hopper, 1996 ed il visionario “Mars attack!” di Tim Burton.

Nella letteratura la rappresentazione di Marte e dei suoi abitanti subisce un’impennata dopo che nel 1877 l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli credette di scorgere una rete di canali sulla superficie di Marte. Nella traduzione in inglese e francese delle sue osservazioni la parola “canali” fu resa impropriamente come “canals” (che significa “canali artificiali”), invece che channels, così che si diffuse l’idea che i canali fossero opere di ingegneria idraulica realizzate da una specie intelligente per sopravvivere in un mondo più arido della Terra.
Tre anni dopo lo scrittore statunitense Percy Gregg scrive “Across the Zodiac” in cui il protagonista raggiunge il pianeta rosso su un’astronave ad antigravità, trovandovi una civiltà dittatoriale basata sulla poligamia e sul commercio delle donne. Emilio Salgari nel suo romanzo Le meraviglie del duemila del 1907 dedica un capitolo ai contatti che i terrestri dell’anno 2000 hanno regolarmente con i marziani.
Ma la grande popolarità di Marte e dei suoi temibili abitanti è dovuta ad Edgar Rice Burroughs (il padre di Tarzan) che firma una trilogia di romanzi dedicati al Pianeta Rosso: Sotto le lune di Marte, Gli Dei di Marte e Il Signore della guerra di Marte tutti pubblicati tra il 1912 e il 1919. Il protagonista della serie è John Carter, un ex ufficiale trasportato con mezzi misteriosi sul pianeta Marte – chiamato Barsoom dai nativi – che fa da sfondo esotico ad avventure di ogni genere, in trame ricche di azione e sangue. Barsoom è un mondo morente, in cui i mari si stanno prosciugando e le antiche civiltà sono decadute; i suoi abitanti sono divisi in etnie caratterizzate dal diverso colore della pelle, nemiche le une delle altre. I romanzi ebbero un successo travolgente tanto che Burroughs scrisse seguiti delle avventure di Carter per altri venti anni.

Qualche romanzo si scosta dalla stereotipata descrizione degli omini verdi con le antenne, nel 1930 in “Infinito” di Olaf Stapledon, i marziani hanno la forma di nuvole capaci di comunicare telepaticamente e formano una coscienza collettiva sul loro pianeta. Marte prova ad invadere la Terra, ma i terrestri riescono a battere gli alieni, anche perché i marziani che arrivano sulla Terra fuoriescono dalla mente comune e iniziano a concepire pensieri propri. Si tratta pero’ di una vittoria di Pirro perché le molecole delle nubi marziani, che si disperdono sul nostro pianeta, sono tossiche e causano il declino dell’umanità.

Nel dopoguerra la fantascienza cosiddetta della golden age si impossessa del tema marziano con alcune opere vere e proprie pietre miliari del genere.

Robert A. Heinlein nel suo Il pianeta rosso (Red Planet, 1949) descrive un pianeta abitato da un’antica civiltà che ha costruito giganteschi canali e da coloni terrestri che si ribellano conto il loro pianeta d’origine.
Cronache marziane, scritto da Ray Bradbury nel 1950, è una serie di racconti che narra della conquista di Marte da parte dei terrestri con evidenti analogie alla conquista del Nuovo Mondo da parte dei conquistadores spagnoli e dei pionieri anglosassoni.

Nel 1951 Arthur Clarke pubblica “Le sabbie di Marte”, nel quale, più ottimisticamente, immagina che il pianeta sia stato colonizzato da anni e che due piccole comunità di coloni vivano in due città protette da una cupola.

Un tema ricorrente, specialmente nella letteratura americana, è divenuto la lotta per l’indipendenza della colonia marziana dalla Terra. Questo infatti è l’elemento caratterizzante della trama di opere di Greg Bear e Kim Stanley Robinson, del film “Atto di forza” basato su una storia di Philip K. Dick e della serie televisiva Babylon 5, come pure di diversi videogiochi tra quelli ambientati nel Pianeta Rosso.

Ma qui dobbiamo fermarci per scrivere tutto quello che l’immaginario culturale e popolare ha prodotto su Marte ed i Marziani ci vorrebbe un libro e questo non è lo scopo dell’Argonauta.

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