Voyager 1, la sonda terrestre che viaggia verso l’ignoto

Il 20 agosto 1977, in cima a un razzo Titan 3E veniva lanciata nello spazio la sonda Voyager 2, il 5 settembre, partì poi la Voyager 1, con destinazione Giove, raggiunto nel marzo 1979, e Saturno, esplorato nel dicembre 1980.
Sono passati quarant’anni e miracolosamente queste due sonde sono ancora attive ed hanno abbandonato il Sistema Solare addentrandosi nello spazio interstellare.
Ora Voyager 1 è l’oggetto costruito dall’uomo più distante dalla Terra: oltre 17 miliardi di km seguito a non molta distanza dalla sonda gemella.
In questo momento la Voyager 1 si trova a 138 Unità astronomiche di distanza (ricordiamo che 1 U.A. equivale alla distanza Sole-Terra) ed i segnali di comunicazione tra la Terra ed il piccolo vascello spaziale impiegano quasi 20 ore ad arrivare.
Le sonde restano in vita grazie a un reattore a radioisotopi, progettato per farle funzionare per 87 anni. E’ miracoloso che dopo 40 anni di navigazione ininterrotta le sonde non abbiano riportato danni significativi, se tutto continuerà cosi riceveremo dati fino al 2025, dopodichè i giroscopi che orientano le antenne indispensabili per la comunicazione smetteranno di funzionare a causa dell’enorme distanza percorsa.
Nel loro viaggio verso luoghi dove nessuno è mai stato prima, per scimmiottare la celebre frase della saga fantascientifica Star Trek, incontreranno prima gli asteroidi della Fascia di Kuiper e successivamente la moltitudine delle comete che formano la Nube di Oort.
Tra 40.000 anni entreranno nello spazio profondo passando a 1,7 anni luce dalla stella Ross 248, nella costellazione di Andromeda, mentre tra 296 mila anni transiteranno a 4,3 anni luce da Sirio.
Se in questo interminabile e periglioso viaggio degli alieni senzienti intercetteranno le due sonde si troveranno nelle mani un disco placcato in oro di 30 centimetri con 90 minuti di musica, saluti in 55 lingue, suoni (come il frangersi del mare e lo schiocco di un bacio) e 118 immagini della Terra ideato dall’astronomo Carl Sagan.
Se riusciranno a decodificarlo sapranno che il piccolo sasso che ruota intorno ad una stella ordinaria ospita una specie intrepida e coraggiosa che non si rassegna ad essere sola nell’Universo.

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