Tracce di vita su Encelado

 

 

Encelado è il sesto satellite naturale, in ordine di grandezza, di Saturno ed orbita nella regione più densa dell’anello E del gigante gassoso. Scoperto già nel 1789 da William Herschel, astronomo, fisico e compositore britannico di origine tesesca, è stato per oltre un secolo un oggetto misterioso. Sono state le sonde Voyager (primi anni Ottanta) e soprattutto Cassini (2005) che ci hanno rivelato le particolarità estremamente interessanti di questa luna che ha un diametro di soli 500 km (meno di un terzo della nostra Luna) e riflette quasi il 100% della luce solare.

Il nucleo roccioso è interamente circondato da uno strato di acqua di spessore variabile, da 2 a 60 chilometri. L’acqua di questo oceano planetario è protetta dallo spazio esterno da uno strato di ghiaccio ed è mantenuta allo stato liquido dal calore dal nucleo – calore prodotto dalle forze di marea cui è sottoposto il satellite nella sua orbita attorno a Saturno dalla cui atmosfera dista circa 180.000 km.

L’annuncio della NASA, riguarda ricerche portate avanti da gruppi di ricerca statunitensi ed italiani, riguarda dati raccolti dalla sonda Cassini nel 2015 e rilevarono la presenza, nel vapore emesso dai geyser che fuoriescono dalla crosta ghiacciata di Encelado, di un contenuto tra lo 0,4 e l’1,4 per cento in volume di idrogeno molecolare, e di un contenuto compreso tra 0,3 e 0,8 per cento in volume di anidride carbonica, ossia degli ingredienti fondamentali per la metanogenesi.

Questi elementi permettono di affermare che nell’oceano sotterraneo di Encelado che ricopre interamente la piccola luna ci sono le condizioni per lo sviluppo della vita, almeno nelle forme batteriche.

Naturalmente occorreranno ulteriori conferme e nuove esplorazioni per poter affermare con totale sicurezza che queste potenziali condizioni abbiano espresso elementari forme di vita, nel frattempo un altro annuncio questa volta pubblicato sul The Astrophysical Journal Letter riguarda le osservazioni compiute da Hubble sulla luna di Giove Europa nel 2016. Il telescopio spaziale ha individuato un pennacchio di vapore acqueo nella stessa area in cui il fenomeno era stato osservato nel 2014, la prova che l’attività eruttiva sul satellite è reale e non un caso isolato.

La missione della Nasa Europa Clipper, programmata intorno al 2020, dovrebbe darci le risposte che mancano a questo affascinate enigma.

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