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Perchè nonostante le bugie la popolarità di Trump non sembra scalfita?

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Siamo immersi nella società della comunicazione globale e che viaggia in tempo reale. Ciò significa che le bugie non soltanto viaggiano per tutto il mondo quasi istantaneamente, ma anche che il loro sbugiardamento è altrettanto rapido, pubblico e diffuso.

Nonostante questo sembra che in certi contesti cogliere il personaggio pubblico o il politico con le dita nella marmellata della menzogna non produca quello che si si aspetterebbe, ovvero perdita di credibilità e di consenso. E’, ad esempio,  il caso del neo Presidente USA Donald Trump autore di una serie di spudorate bugie, più volte reiterate senza che il consenso di cui gode  sembra averne risentito.

Una delle ultime in ordine di tempo l’accusa smentita dalla stessa FBI per bocca del Direttore James Comey (non certamente un democratico) sulle presunte (e false) intercettazioni del telefono di Trump da parte del Presidente uscente Obama.

Eppure nonostante questa menzogna smascherata sia una delle tante il consenso del tycoon assurto a titolare dello Studio Ovale non pare diminuire in modo significativo.

Tra le spiegazioni possibili, merita un approfondimento, quella avanzata da un gruppo di ricerca, secondo la quale Trump dice “bugie blu“, un termine con cui gli psicologi indicano le falsità dette a nome di un gruppo, che possono effettivamente rafforzare i legami tra i membri di quel gruppo. Questa particolare categoria di bugie che si distingue dalle “bugie bianche” dette per fini altuistici e di quelle “nere” dette per fini meramente egoistici, si manifestano soprattutto nelle società e nei contesti estremamente polarizzati e divisivi, dove si fronteggiano clan o gruppi di interesse fortemente contrapposti.

Da questo punto di vista le bugie blu diventano arma di conflitto tra gruppi o fazioni radicalmente contrapposti.

Le persone possono essere prosociali, compassionevoli, empatiche, generose, oneste nei loro gruppi, e aggressivamente antisociali verso i gruppi esterni.

Quindi se analizziamo le bugie di Trump non come mero dato caratteriale dell’uomo, ma come strumenti di guerra possiamo comprendere perché i suoi sostenitori non sembrano toccati dai pubblici smascheramenti del Presidente, ne della palese falsità di molte delle sue affermazioni.

Una dinamica simile avviene anche in Italia da circa vent’anni, prima con Berlusconi ed adesso con Renzi. I processi di logoramento politico dei due leader per molto tempo non hanno avuto niente a che vedere con le plateali e talvolta ossessive balle spaziali propugnate alla pubblica opinione. Anche in questi casi ci troviamo di fronte ad una società fortemente polarizzata dove c’è poco spazio (ed attenzione) per le posizioni intermedie e la scena politica pare dominata esclusivamente, dai fan e dagli avversari del leader di turno.

Questo contesto nel quale le bugie blu paiono non penalizzare il leader di un determinato gruppo o schieramento, estende i propri “effetti benefici” quasi in egual misura anche a ciascuno degli appartenenti alla fazione.

La bugia pubblica torna ad avere un ruolo preciso nella formazione del consenso in società con minore polarizzazione ed un approccio più pragmatico alla politica, in questi casi anche mentire per una laurea conseguita in modo fraudolento o con il copia incolla può essere letale per la carriera di un politico.

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