Scienza

Una colonia su Marte?

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Nel corso del XXI secolo la Terra potrà raggiungere e superare i 10 miliardi di abitanti, un numero non soltanto sbalorditivo in assoluto, se pensiamo che nel I secolo dopo Cristo probabilmente in tutto il pianeta non c’erano più di 5 milioni di persone e che soltanto nella metà del 1800 si superava la soglia del miliardo di esseri viventi.

Una crescita quindi esponenziale, quasi tutta concentrata negli ultimi 150 anni, che porterà per la metà di questo secolo, secondo le stime più attendibili ed in assenza di interventi di politica demografica estremamente decisi a raggiungere e superare i 10 miliardi di persone.

Questo numero già di per se impressionante deve però essere messo in relazione con un altro fattore: il rapido esaurimento delle risorse disponibili e la conseguente impossibilità di alimentare in un prossimo futuro gran parte della popolazione mondiale.

La nostra specie sta letteralmente infestando la Natura di questo pianeta e la debolezza delle politiche di governance mondiale su temi quali l’inquinamento, il controllo demografico, le fonti alternative di energia, una più equa ripartizione delle risorse disponibili ci stanno rapidamente conducendo ad un punto di crisi tale da mettere in discussione il futuro della razza umana.

E’ sempre più importante quindi investire nella ricerca di una nuova casa per l’umanità. L’orientamento dell’esplorazione spaziale, sia quella delle agenzie governative che di alcune compagnie private, ha quindi da tempo focalizzato una parte dei programmi di ricerca verso questo straordinario e nel lungo periodo indifferibile obiettivo.

Ma i problemi da affrontare sono enormi e non ci dobbiamo aspettare nei prossimi venti o trenta anni successi decisivi.

Il primo problema sono le distanze. Nel Sistema Solare il pianeta roccioso più simile alla Terra è Marte che dista da noi, a secondo dell’eccentricità della sua orbita da 100 a 56 milioni di km.

Se pensiamo che la velocità massima raggiunta nello spazio con esseri umani a bordo appartiene al modulo di comando denominato Charlie Brown della missione Apollo 10 che il 26 maggio 1969 raggiunse i 39.897 km/ora pari a circa 11,08 km al secondo ci rendiamo conto delle dimensioni del primo problema.

La massima velocità raggiunta nello spazio da un manufatto privo di esseri umani a bordo appartiene alla sonda spaziale Juno che raggiunse i 265.000 km/ora.

Tanto per avere un’idea il lander Schiapparelli trasportato dalla sonda TGO ha viaggiato per sette mesi nello spazio interplanetario prima di raggiungere il Pianeta Rosso. Un viaggio con esseri umani a bordo durerebbe circa 8 mesi ma gli esploratori avrebbero a disposizione non più di un mese per effettuare ricerche, esperimenti, prime costruzioni perché dopo la finestra temporale ottimale si chiuderebbe e Marte si allontanerebbe progressivamente dalla Terra rendendo il viaggio di ritorno molto più lungo e rischioso.

Inoltre una permanenza di maggiore portata sul suolo marziano esporrebbe gli astronauti ad una esposizione massiccia di radiazioni cosmiche in quanto l’atmosfera marziana è estremamente rarefatta con gravi danni alle ossa ed ai muscoli dell’equipaggio.

Finora soltanto una persona è rimasta nello spazio cosi a lungo, si tratta dell’astronauta russo Valerij Polyakov che ha orbitato intorno alla Terra nella stazione spaziale MIR per 437 giorni. Al rientro nello spazio con la capsula Soyuz, Polyakov, che aveva seguito un programma di allenamento di 2 ore al giorno, era in buone condizioni fisiche.

Con gli attuali sistemi di propulsione quindi l’aspetto logistico e la durata dei viaggi rappresentano il primo problema. Una missione con le caratteristiche ad esempio di quella dell’Apollo 11 che portò i primi uomini sulla Luna, diretta su Marte durebbe dai 16 ai 17 mesi!

Il secondo problema, come accennato è la presenza di massicce radiazioni cosmiche su Marte che richiederebbero la costruzioni di basi scientifiche all’interno di crateri in modo da sfruttare l’effetto schermo della morfologia marziana per limitare i danni sull’organismo umano.

Il terzo problema è la non autosufficienza nel breve e medio periodo di un’eventuale colonia marziana.

Una prima colonia su Marte dipenderebbe per molto tempo in tutto e per tutto dai rifornimenti e dall’assistenza della Terra e qualunque anomalia od emergenza non potrebbe essere affrontato se non dopo 8 mesi di viaggio.

Letteralmente al di la di ogni possibilità tecnica, con le attuali conoscenze tecnologiche, un viaggio verso la stella più vicina al nostro Sistema Solare, Proxima Centauri, che dista 4 anni luce da noi.

Scoperta nel 1915, quando ancora conoscevano ben poco del nostro Universo, questa nana rossa di classe spettrale M5 è completamente fuori dalla nostra portata.

Forse in attesa che la scienza e la tecnologia mettano a punto sistemi di propulsione più efficaci e il caso di fare qualcosa per affrontare i limiti demografici e di risorse del nostro pianeta, prima che questo si ribelli ed effettui una massiccia disinfestazione della specie più invasiva e vorace che lo popola.

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