• Ven. Gen 22nd, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

La sonda New Horizons, della NASA, che è stata inviata a gennaio del 2006 verso Plutone, ha scoperto la presenza di sorgenti del tutto inaspettate di luce nello spazio profondo, al di fuori della nostra Via Lattea.

L’informazione è stata ottenuta grazie allo studio accurato del Cosmic Optical Background, il COB, che rappresenta l’insieme di tutte le emissioni luminose visibili esterne alla nostra galassia.

La ricerca, che è stata recentemente accettata per la pubblicazione dal The Astrophysical Journal, è disponibile in preprint su arXiv.

La sonda New Horizons continua ad incantare con lei sue meravigliose scoperte trovando nuovi orizzonti fino ad oggi sconosciuti. La sonda, che è stata inviata il 14 luglio del 2015, ha potuto sorvolare Plutone come mai prima, avvicinandosi così alla sua superficie, per poi proseguire la sua esplorazione verso la cintura di Kuiper, una regione che si estende da Nettuno fino ad una distanza di 50 Unità Astronomiche, le UA, dal Sole.

In questo luogo la sonda ha potuto avvicinare un oggetto celeste della cintura di Kuiper, denominato Arrokoth, un avvenimento mai avvenuto con nessuna missione prima d’ora. La posizione attuale della sonda, esterna al sistema solare, è fondamentale per lo studio di fenomeni che avvengono al di là della Via Lattea.

Questo è il caso dello studio del Cosmic Optical Background, che analizza le lunghezze d’onda nella parte visibile dello spettro elettromagnetico, che se potessero raggiungere sarebbero visibili dai nostri occhi. Questo studio, secondo i ricercatori, è fondamentale perché una parte della luce giunge da oggetti e fenomeni che al momento non conosciamo, ed in questo modo si possono assimilare delle informazioni sulla formazione, sulla composizione e su molti altri processi che regolano l’universo.

Gli astronomi si sono focalizzati soprattutto su un componente del Cosmic Optical Background, ossia la luce cosmica diffusa, la dCOB. Questo però non è un componente che si può associare a oggetti celesti, come ad esempio le stelle e le galassie già conosciute.

I ricercatori ritengono che analizzare l’origine del bagliore sia di grande rilevo, perché permetterebbe di conoscere come si è generato, e quindi i processi ancora non dimostrati, che potrebbero diventare essenziali per lo studio della materia, come ad esempio il decadimento di particelle di materia oscura, o magari proveniente da corpi celesti che si sono formati prima che l’universo assumesse l’aspetto che oggi conosciamo.

I ricercatori hanno riscontrato molte difficoltà nello svolgere lo studio, a causa di altre interferenze, come nel caso della luce zodiacale, un debole bagliore che appare lungo l’eclittica, soprattutto in vicinanza al Sole.

I ricercatori hanno inoltre studiato i dati del Long Range Reconnaissance Imager, il Lorri, della sonda New Horizons, che attualmente si trova in una zona esterna e molto importante per poter studiare anche la luce cosmica visibile. Lo studio è servito per poter quantificare i livelli di luminosità del cielo nella banda ottica visibile, che si è potuta rilevare quando la sonda si trovava ad una distanza dal Sole compresa tra 42 e 45 Unità Astronomiche, o UA, in altre parole a circa 63 miliardi a oltre 67 miliardi di chilometri.

I ricercatori hanno successivamente svolto delle simulazioni computerizzate per poter analizzare le sorgenti di luce, così da poter eliminare origini note e altre eventuali interferenze. La ricerca ha permesso di scoprire una componente diffusa, che fin’ora non è mai stata associata alla presenza di stelle e galassie note, molto probabilmente proveniente da galassie deboli passate mai osservate.

Se l’ipotesi della ricerca è esatta sarebbe implicito credere che l’inventario attuale delle galassie, che attualmente esiste, non è completo. Gli autori, in particolar modo, spiegano nella pubblicazione che fra quelle che hanno una magnitudine apparente uguale o inferiore di 30 potrebbero mancarne all’appello anche la metà. Se fosse così un aggiornamento si renderebbe estremamente necessario. Per adesso i ricercatori stanno cercando di comprendere da dove arriva l’inedita luce.

Fonte:

https://www.repubblica.it/scienze/2020/12/04/news/c_e_una_luce_sconosciuta_in_fondo_alla_via_lattea_e_spazio_profondo_e_un_po_meno_buio-277025442/?fbclid=IwAR1E81Whc3luWzU7eekcAV5kRWrzYsP4WLbto21xGjjQAo_95gy9aNW3MD4

Fabiana Leoncavallo

Laureata in architettura, mi ritengo una persona piuttosto poliedrica. Grande appassionata di scienze, astronomia, storia, letteratura, cinema e serie tv, tutti argomenti che amo descrivere nei miei articoli, che si basano su ricerche valide. Inoltre, amo molto effettuare studi sulla natura, sugli animali, sui cambiamenti climatici, sulla salute e l'alimentazione.

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