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SCIENZA & DINTORNI

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La colonizzazione umana delle Americhe sarebbe avvenuta molto prima di quanto si creda

Non passa anno ed a volte anche molto meno che grazie alla scoperta di nuovi manufatti o fossili, oppure ad analisi più sofisticate si debba procedere ad una retrodatazione dell’avventura umana sul nostro pianeta.

Nel 2017 in seguito a dei ritrovamenti di reperti in una grotta del Kakadu National Park, in un articolo pubblicato su Nature, abbiamo appreso che i primi Homo Sapiens antenati degli aborigeni, arrivarono in Australia già 65.000 anni fa, quindi almeno 10.000 anni di quanto prima si supponesse.

L’anno precedente era toccato a Science pubblicare la scoperta che gruppi di cacciatori-raccoglitori provenienti tempo prima dall’Africa, riuscivano a sopravvivere in Siberia sulle sponde dell’Oceano Artico, nella baia dello Enisej, cacciando e macellando pelosi mammut ad una temperatura di 20 gradi sottozero. E questo circa 45.000 anni fa, molto prima di qualunque ipotesi azzardata fino ad allora.

E’ molto probabile che queste bande di cacciatori-raccoglitori particolarmente ardimentose si siano spostati verso oriente, inseguendo i grandi erbivori che costituivano la base della loro dieta, fino ad attraversare la Beringia, il territorio ora in gran parte sommerso, che durante l’era glaciale univa la Siberia orientale al nord America. Molto prima della fine dell’ultima glaciazione.

D’altra parte ormai da tempo si avanzano ipotesi che la colonizzazione umana delle Americhe sia avvenuta ben prima degli accreditati 12.000 anni fa. Una recente ridatazione di ben 42 siti archeologici distribuiti tra l’Alaska e il Messico, pubblicata da un team di ricercatori dell’Università di Oxford su Nature, asserisce la presenza di sapiens in un range di tempo che oscilla tra i 26.500 e i 19.000 anni fa.

Probabilmente all’inizio si doveva trattare di flussi migratori sporadici, costituita dagli elementi più avventurosi e successivamente con il riscaldamento progressivo del clima i sapiens si sarebbero diffusi in modo più massiccio tra i 14.700 e i 12.900 anni fa, inaugurando tre tradizioni culturali diverse (berigian, clovis e western stemmed).

L’impatto di questo numero significativo di cacciatori porterà all’estinzione di almeno 18 generi di grandi mammiferi. Insomma dobbiamo aspettarci che la mappa delle antiche migrazioni umane sulla Terra sia soggetta a continui aggiornamenti mano a mano che nuove scoperte e nuove tecniche “investigative” ci permettono di fare sempre più luce su un complesso ed ancora oscuro processo evolutivo.

Natale Seremia

Appassionato da sempre di storia e scienza. Divoratore seriale di libri. Blogger di divulgazione scientifica e storica per diletto. Diversamente giovane. Detesto complottisti e fomentatori di fake news e come diceva il buon Albert: "Solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi."

2 commenti su “La colonizzazione umana delle Americhe sarebbe avvenuta molto prima di quanto si creda”
  1. Mi è piaciuto, ma: “E’ molto probabile che queste bande di cacciatori-raccoglitori particolarmente ardimentose si siano spostati verso occidente, inseguendo i grandi erbivori che costituivano la base della loro dieta, fino ad attraversare la Beringia,” Verso oriente non verso occidente, altrimenti ci si confonde.

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