• Sab. Gen 23rd, 2021

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

La cultura sterminata di Jorge Luis Borges, lo scrittore cieco

borges

’Scrittore argentino e bibliotecario cieco, Jorge Luis Borges è l’erudito autore di poesie e racconti che ne hanno consacrato la fama internazionale: nella sua scrittura i riferimenti letterari si rincorrono attraverso biblioteche, labirinti e dimensioni spazio temporali infiniti e confusi. Testi come Storia universale dell’infamia, L’Aleph e Finzioni ne hanno fatto uno degli autori di riferimento del realismo magico, mentre raccolte poetiche come Fervore di Buenos Aires lo affermano come lirico dell’ultraismo.’’

Vissuto tra il 1899 e il 1986 in Argentina, Jorge Luis Borges aveva una cultura sterminata. Sembra assurdo pensare come un uomo rimasto cieco quando ancora era abbastanza giovane potesse aver letto così tanto: eppure, Borges, è senza dubbio uno degli eruditi più notevoli del secolo scorso. Conosceva a fondo tutta la letteratura europea e americana, conosceva Dante e una quantità di autori minori italiani che forse neppure noi ricordiamo. I suoi testi sono così ricchi di riferimenti che diventa quasi impossibile anche per un critico ben preparato individuare ogni singolo strato della sua opera.

Complice, senza dubbio, anche il suo continuo viaggiare. Borges infatti si muoveva molto non solo nelle Americhe ma anche in Europa, dove si recava frequentemente per le cure agli occhi. Era infatti affetto da una retinite pigmentosa, che lo renderà praticamente cieco prima degli anni Sessanta. Un po’ come il Beethoven compositore sordo, genio della musica, così anche il grande Borges, prima di tutto avido lettore e poi scrittore, era cieco. Insomma, proprio quel senso che più gli serviva per leggere e scrivere, come l’udito per Beethoven.

’L’opera di Borges’’ scrive Montalto ‘’in definitiva, è tutta una costante e originale ricerca, dalla quale esulano il metodo, il rigore, il sistema, ma dove l’intuizione trionfa e getta la sua luce su un universo sospeso tra la norma e l’assurdo, tra l’ordine e il caos; il cui riscatto, sia pure parziale, dall’incomprensibile è unicamente confidato all’uomo.’’

Noemi Eva Maria Filoni

Nata a Milano il 16 settembre 1998, dopo aver conseguito il diploma di liceo classico si iscrive alla facoltà di filosofia e si laurea a pieni voti nel luglio 2020. Appassionata di letteratura, poesia, musica, cinema e teatro, opera fin da subito nei vari campi artistici: negli anni del liceo studia teatro e musica, e consegue il diploma di chitarra acustica e teoria musicale. Per quanto riguarda la scrittura, che resta il suo campo prediletto, a soli tredici anni vince il premio ''Penna d'oro dello sport - Candido Cannavò'', e nel 2019 viene selezionata tra i dieci finalisti del premio letterario nazionale Marcovaldo con il racconto ''Amigdala''. Da ormai qualche anno collabora con varie riviste a carattere divulgativo molto note sul web. Ha studiato presso la scuola di scrittura Belleville a Milano e attualmente sta frequentando un master alla scuola Holden di Torino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.