14 agosto 1941: l’incontro Roosevelt-Churchill

I rapporti tra il Presidente americano ed il Primo Ministro inglese fino ad allora erano avvenuti attraverso missive o intermediari dei rispettivi paesi. Dopo l’approvazione della Legge Affitti e Prestiti i due convennero che era venuto il momento di incontrarsi di persona.

Roosevelt in particolare sembrava galvanizzato da questa opportunità. La versione ufficiale era che stesse trascorrendo una decina di giorni di meritata vacanza a pescare sull’USS Potomac, lo yacht presidenziale. In realtà si imbarcò a New London, in Connecticut sull’incrociatore USS Augusta, confessando: «Provo un brivido di eccitazione nel darmi alla fuga – soprattutto dalla stampa americana». Accogliendo Churchill a bordo dell’Augusta il 9 agosto, il presidente gli disse con palese gioia: «Alla fine ci siamo incontrati».

Durante la tre giorni di incontri i due leader insieme ai loro staff affrontarono l’esame della situazione in Europa ed in Estremo Oriente, il ruolo del Giappone e misero a punto il documento che sarebbe passato alla storia come Carta Atlantica. Lo spirito di questo documento fu evidente ai due leader quando, a bordo della Prince of Wales, parteciparono ad una funzione religiosa domenicale, osservando le file serrate di marinai inglesi e americani, completamente mescolati, che condividevano gli stessi libri religiosi.

La Carta Atlantica elaborata da Roosevelt e Churchill era abbastanza ambigua da consentire al Presidente americano al ritorno nel suo paese di sostenere che non aveva firmato un documento vincolante per l’entrata in guerra del paese.

Churchill lo capiva. Nella Carta Atlantica era inserita la frase «dopo la distruzione finale della tirannia nazista» che, come osservò lo statista inglese, «in circostanze ordinarie avrebbe implicato azioni belliche». D’altra parte Roosevelt doveva fare i conti con un sentimento isolazionista americano molto forte. Proprio nel giorno della firma della Carta Atlantica la Camera dei Rappresentanti riuscì a far passare l’estensione della leva militare per un solo voto di scarto.

Churchill e Roosevelt si impegnavano a non cercare «espansioni territoriali o di altra natura» per i loro Paesi e promettevano che non ci sarebbero stati «mutamenti territoriali che non fossero in accordo con la volontà liberamente espressa dalle persone interessate». Questo punto era alquanto ipocrita visto che il Regno Unito aveva ancora un immenso impero coloniale che si estendeva per tutti e cinque i continenti ed a cui non aveva alcuna intenzione di rinunciarvi.

Per il nome stesso riservatole, la Carta Atlantica rappresentava una sorta di provocazione per l’URSS, Stalin vide nell’incontro un’indebita estromissione dell’Unione Sovietica rispetto ai problemi che andavano sorgendo nell’ambito degli equilibri internazionali. Per rabbonire l’ingombrante ma indispensabile alleato i due leader occidentali inviarono una dichiarazione congiunta a Stalin. «In questo momento stiamo collaborando per farvi avere il massimo possibile degli approvvigionamenti di cui avete più bisogno».

Proposero inoltre di inviare una delegazione congiunta anglo-americana in Unione Sovietica per definire concretamente il piano di aiuti degli Alleati. Il 12 agosto si concludeva il primo incontro tra i massimi vertici degli Stati Uniti e del Regno Unito.

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