L’invasione persiana del 481 a.C.

Dopo la batosta subita nel 490 a.e.v. i persiani tornarono alla carica nel 481 guidati dal figlio del defunto Dario, Serse. Gli spartani furono informati per tempo dell’imminente invasione grazie ai servigi di una spia. Si trattava di un esule spartano costretto per sfuggire a degli intrighi politici a chiedere asilo alla corte imperiale di Susa.

Demarato questo è il suo nome, appreso dei piani di Serse, decise di avvertire la sua patria e non potendo lasciare Susa escogitò un sistema di crittografia, per l’epoca alquanto ingegnoso. Secondo Erodoto scrisse di suo pugno un messaggio di avvertimento su una di quelle tavolette di legno ricoperte di cera che gli antichi usavano solitamente incidere per prendere “appunti” da trascrivere poi su un supporto definitivo.

Tuttavia, per nascondere il messaggio non scrisse sulla cera, bensì sul sottostante legno, ricoprendo poi il tutto con la cera. Quindi lo consegnò ad uno schiavo fidato con il compito di trasmetterlo a Sparta. Lo schiavo, eludendo i controlli, si mise in viaggio, percorse la Strada Reale, fino a Sardi, strategico crocevia delle comunicazioni dell’impero persiano.

Da li si imbarco e raggiunse le coste della Grecia. A Sparta fu una donna a svelare il messaggio occultato da Damerato nella tavoletta di cera e questo permise agli spartani di non essere sorpresi dall’invasione persiana.

L’ armata di Serse, che le fonti antiche valutavano attorno all’iperbolica ed irrealistica cifra di 2 milioni di uomini, traversò l’Ellesponto, ossia la regione degli stretti del Bosforo, su un ponte di barche e marciò, affiancata dalla flotta, lungo la costa orientale ellenica della Tessaglia.

Nella primavera del 480 a.e.v. l’esercito persiano però si trovo sbarrato il passo delle Termopili da circa 7000 opliti greci, tra cui spiccavano i 300 guerrieri spartani guidati dal re Leonida. Si trattava di un passaggio stretto e obbligato che permetteva agli opliti greci, largamente inferiori di numero, di riuscire a respingere la grande armata di re Serse.

Dopo una serie di attacchi infruttuosi, l’apparente stallo fu spezzato dal ruolo di altre spie. Un greco traditore, Efialte, si recò da Serse e gli svelò, in cambio di un lauto premio in denaro, un sentiero segreto da cui aggirare le posizioni di Leonida e dei suoi alleati.

Serse incaricò il generale Idarne di guidare il corpo d’elite del suo esercito, gli Immortali, di notte sugli aspri sentieri montuosi indicati da Efialte per aggirare il contingente greco a difesa del passo. Così ci riporta Erodoto:

Questo sentiero – spiega Erodoto – si presenta così. Ha inizio dal fiume Asopo, quello che scorre attraverso il burrone, e la montagna e il sentiero hanno lo stesso nome, Anopea. Questa Anopea si snoda lungo il corso del monte e termina presso la città di Alpeni, che è la prima città dei locresi verso la Malide, e presso il sasso chiamato Melampigo e le sedi dei Cecropi, e lì è anche il punto più angusto.

Il passaggio che aggirava il passo era ben conosciuto dai difensori che avevano lasciato un contingente di focesi a presidiarlo. Costoro però furono facilmente respinti dagli Immortali che iniziarono a sciamare alle spalle degli opliti greci. In preda al panico quasi tutti gli alleati di Leonida ripiegarono, lasciando soli i 300 spartani insieme ad un piccolo distaccamento di tebani e tespiesi.

Leonida ed i suoi furono annientati e l’esercito di Serse raggiuse nel settembre di quell’anno l’Attica, devastando le campagne e saccheggiando Atene. Efialte però non riuscirà a godere del prezzo del tradimento, in seguito ad una taglia posta sulla sua testa, alla fine sarà scovato ed ucciso da un certo Atenade.

Nel frattempo i cittadini di Atene si erano rifugiati nella vicina isola di Salamina, insieme all’imponente flotta navale ateniese. I greci però erano divisi sulla strategia da adottare, lo spartano Euribiade, convinto che la partita nell’Attica fosse persa, propendeva per ripiegare nel Peloponneso dove organizzare l’ultima difesa contro i persiani.

Temistocle, l’ateniese, era invece convinto che occorresse ingaggiare sul mare una battaglia decisiva contro Serse. Per convincere Euribiade ed i suoi alleati ad appoggiare questa strategia, Temistocle ricorse ad un agente segreto. Ordinò a un suo schiavo di nome Sicinno, un persiano istruito, per giunta precettore dei figli dello stratega ateniese, di raggiungere l’accampamento nemico e riferire a Serse false informazioni per spingerlo ad assaltare la flotta ateniese nelle acque di Salamina.

Il tranello riuscì perfettamente ed approssimativamente i primi di ottobre del 480 a.e.v. la flotta persiana ingaggiò battaglia contro quella ateniese, uscendone decimata. Temistocle saggiamente evitò di dare il colpo di grazia a quel che rimaneva della flotta persiana consentendo all’esercito di Serse di ripiegare in Asia Minore. Lo stratega ateniese sapeva che tagliare la ritirata alle forze persiane avrebbe significato esporre l’Ellade ad anni di saccheggi e di violenze.

Il ruolo di spie ed agenti segreti fu determinante per tutto il corso della guerra persiana del 481-480 avanti Cristo, che si concluse con l’ennesimo insuccesso della Persia.

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