Fritjof Capra: il Tao della fisica

Fritjof Capra (Vienna, 1 Febbraio 1939), autore nel 1975 del popolare libro il Tao della Fisica, è un fisico di origine austriaca, naturalizzato americano, che ha dedicato la sua attività principalmente al campo delle alte energie e della teoria dei sistemi, quest’ultimo un settore di studi interdisciplinare, a cavallo tra matematica e scienze naturali, che si occupa di analizzare le proprietà e la costituzione di un sistema in quanto tale.  

Il suo nome è diventato noto al grande pubblico grazie a numerose sue pubblicazioni riguardanti le implicazioni filosofiche della scienza moderna, tematica per la quale sviluppò particolare interesse tanto da diventare membro della Fundamental Fysiks Group, gruppo di discussione informale su temi di filosofia e fisica quantistica che organizzava incontri settimanali presso l’Università della California, e che certamente ha ispirato i suoi libri. 

A motivare Capra a scrivere il Tao della Fisica fu la percezione che maturò in lui riguardo alla coincidenza tra molte delle conclusioni a cui era pervenuta la fisica quantistica e vari principi chiave delle religioni orientali. Come il fisico stesso ebbe modo di dire: “Una visione coerente del mondo ha cominciato a emergere dalla fisica moderna che è in armonia con l’antica credenza orientale”, ossia la scienza occidentale e la religione orientale, proseguendo per strade parallele, erano arrivate a coincidere su vari aspetti della concezione del mondo. 

A rafforzare queste sue convinzioni fu un confronto che ebbe con Heisenberg, al quale egli mostrò il manoscritto dell’opera prima della sua pubblicazione. Come risposta il fisico tedesco gli confessò privatamente che lui stesso, mentre portava avanti ricerche sulla teoria quantica, andò in India dove trovò ispirazione per i suoi lavori da un confronto che ebbe con Tagore, poeta e filosofo del Bengala. Anche Bohr fece un’esperienza simile durante un viaggio in Cina

Nell’opera Capra coglie l’essenza della visione orientale del mondo nel concetto di unità e mutua interrelazione di tutte le cose: ogni fenomeno è visto come una parte interdipendente e inseparabile di un tutto unitario, una manifestazione diversa di una medesima realtà ultima.

Questa realtà unitaria è l’essenza dell’universo, che abbraccia tutto e costituisce il fondamento di tutte le innumerevoli manifestazioni che noi vediamo. Allo stesso modo le scoperte della fisica atomica hanno portato alla luce una realtà nella quale non ha senso scomporre la totalità in blocchi separati, poiché più si penetra nella materia più ci si accorge dell’esistenza di una rete di interrelazioni tra le varie parti che la compongono. 

Un altro aspetto fondamentale che l’autore sottolinea è la vitalità e la dinamicità che caratterizza questa rete cosmica, in quanto la realtà è in costante e eterno processo di cambiamento e quindi è in perenne stato di attività. Così come le filosofie orientali connotano l’universo come entità dinamica, nella teoria dei quanti questa concezione è una conseguenza della non dualità tra particella e onda e, nella teoria della relatività essa deriva dall’unità tra spazio e tempo e dalla conseguente non separabilità tra la materia e la sua attività.  

L’accostamento tra spiritualismo e scienza può apparire una scelta non ortodossa a una scienza nella quale la razionalità e la tecnica hanno una posizione di primato, ma evidenzia come, al contrario, le nuove scoperte della fisica quantistica hanno fatto emergere un “mondo metafisico” che appare più simile al Braham concepito dalla filosofia indiana che al meccanicismo cartesiano. 

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