La matematizzazione del mondo


Le innovazioni in campo scientifico di Galileo e quelle in ambito filosofico di Cartesio hanno avuto un impatto tale da cambiare completamente, per quanto riguarda la civiltà occidentale, i criteri su cui poggiano la validità scientifica da un lato, e il pensiero filosofico dall’altro.

Se, infatti, il primo ha fondato una scienza nuova che ha assunto come proprio metodo privilegiato quello sperimentale, il secondo è considerato il padre della filosofia moderna in quanto ha posto al centro del mondo l’uomo, o meglio la ragione, al posto del mondo e del modo in cui esso si manifesta agli esseri senzienti.

I contributi di entrambi hanno portato a una vera e propria “rivoluzione”, la quale ha avuto come conseguenza il disconoscere tutto il sapere passato. la rottura con la tradizione inaugurata da Platone e Aristotele, e la fondazione di una scienza che riconosceva il linguaggio matematico come l’unico valido per interpretare i fenomeni naturali.


Elevare la matematica a regina tra le scienze fu, in effetti, una tentazione di lunga data, risalente almeno a Pitagora, ma tali speculazioni rimasero sempre prive di sviluppi e fino all’età moderna questa era considerata nulla di più che l’arte di calcolare e misurare (coincideva interamente con l’ambito della geometria), e si riteneva che costituisse un dominio della conoscenza nettamente separato e non contaminabile con la fisica, ossia lo studio dei fenomeni osservabili.

Eppure, dalle opere del fisico toscano e del pensatore francese si evince che effettuare tale operazione apparì una conclusione inevitabile. Difatti Galileo nella sua celeberrima frase del Saggiatore afferma: “… [l’universo] è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, e altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto” e, a tale riguardo, si può notare come i vecchi problemi legati al moto dei corpi vengono trattati in modo completamente nuovo: dall’astrazione delle proprietà sensibili dei corpi, usando il metodo sperimentale e applicando la matematica alla fisica, Galileo arrivò a formulare delle leggi matematiche che descrivessero l’andamento del moto dei gravi e dei proiettili e a enunciare il principio di inerzia.

Egli però, non arrivò alle conseguenze estreme cui sarebbe pervenuto il filosofo francese, ma si limitò a considerare la matematica uno strumento per l’indagine razionale della fisica, escludendo da quest’ultima le proprietà qualitative dei corpi che non erano riducibili a qualità matematiche, assumendo che esse fossero in realtà solo del soggetto senziente.

L’ambizione di Cartesio, invece, andava molto più in là: si poteva creare una nuova visione generale della natura applicando a essa la matematica non come strumento particolare, ma come metodo universale del sapere ossia mathesis universalis, o, in altre parole, era possibile dare al nuovo metodo delle radici metafisiche. Il filosofo afferma chiaramente questa sua convinzione in questo passo della prefazione dei Principi della filosofia: “Tutta la filosofia è come un albero, di cui le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica e i rami che sorgono da questo tronco sono tutte le altre scienze che si riducono a tre principali: la medicina, la meccanica e la morale”.

Cartesio, partendo dal suo dubbio radicale verso ogni cosa appariva ai sensi, elevò la ragione a sorgente autonoma di verità. Quest’ultima ora non proveniva più da qualcosa di esterno che si manifestava, ma esclusivamente dall’attività stessa del pensare, la quale, procedendo per induzioni e deduzioni, poteva far scoprire le verità assolute, necessarie e innate.

Il principio di realtà venne così a coincidere con l’evidenza razionale: solo le idee che apparivano alla mente come chiare e distinte erano da considerare vere, mentre quelle confuse e oscure ricadevano nell’ambito della soggettività. L’unica idea chiara e distinta che rintracciò nel mondo fisico fu l’estensione (res extensa), la quale permetteva di poter geometrizzate tutta la natura e sottoporla finalmente al metodo matematico ma aveva le sue basi di verità nella ragione umana, che acquisiva così primato nell’ambito della conoscenza e sostanzialmente trasformava quest’ultima in epistemologia.

La distinzione tra oggettivo e soggettivo venne a equivalere al dualismo cartesiano res cogitans/res extensa.
Le ripercussioni del nuovo metodo scientifico inaugurato da Cartesio furono innumerevoli: il metodo sperimentale soppiantò l’osservazione empirica, l’approccio quantitativo prevalse su quello qualitativo, il razionalismo conferì alla natura una dimensione in cui tutti i fenomeni erano razionali, la rigidità e regolarità delle formule matematiche determinarono l’ascesa del determinismo e dell’approccio monofattoriale, la tradizionali quattro cause aristoteliche (materiale, formale, efficiente, finale) furono ridotte a una sola (causa efficiente), il ragionamento ottenne preminenza sull’intuizione, la metafisica paradossalmente subì un colpo mortale. Di certo la sua filosofia ci ha restituito un mondo che ragione e tecnica hanno reso freddo, distante, privo di senso e di umanità.

Fonti:
web.tiscali.it
www.mcurie.edu.it
www.ilsupernuovo.it

2 commenti

  1. Vivissimi complimenti, hai una coscienza intellettiva e analitica molto profonda e sviluppata, una consapevolezza scientifica ed al contempo umana di innegabile valore. Il sociale, ormai così atomizzato e alienato, necessita senza ombra di dubbio alcuno, di persone capaci e sensibile, sia umanamente che scientificamente.
    Bravissimo!

  2. Complimenti per la padronanza di una così difficile e complessa tematica. Se non lo hai fatto consulta Ludwig wittgenstein e Piero Sraffa.

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