La cricca del tabacco

I primi studi scientifici sulla correlazione tra il consumo di tabacco ed una serie di gravi patologie correlate si svolgono già nella seconda metà degli anni Quaranta dello scorso secolo. Il campanello d’allarme per le industrie del tabacco scatta però con il numero di dicembre del 1952 del Reader’s Digest, una popolare pubblicazione che pubblica un articolo dal titolo “Cancer by the Carton”, in cui per la prima volta si commentavano, in una rivista rivolta al grande pubblico, i legami tra fumo e cancro ai polmoni emersi da una lunga serie di studi epidemiologici.

La reazione della lobby del tabacco non si fa attendere. Nel 1953 i presidenti delle principali industrie del tabacco si riunirono segretamente al Plaza Hotel di New York e decisero di contrastare le emergenti preoccupazioni verso il tabacco alimentando il dubbio.

La loro strategia era semplice quanto disonesta. Occorreva dare l’impressione ai cittadini che i dati scientifici fossero controversi e che sarebbero occorsi ancora molti anni e molti studi per sapere quale delle “due scuole d’opinione” sugli effetti del tabacco aveva ragione.

Il problema per i produttori di tabacco era che non c’era nessuna doppia scuola interpretativa, la comunità scientifica nella sua quasi totalità riteneva fondatissimi gli effetti nefasti del tabacco sulla salute umana. La “cricca” del tabacco decise quindi di portare con tutti i mezzi leciti ed illeciti, alcuni scienziati dalla parte delle industrie del tabacco.

Fu così creato il Tobacco Industry Research Committee, facendolo guidare a un noto genetista, Clarence C. Little, con l’obiettivo di finanziare ricerche favorevoli alla causa e creare l’illusione di un dibattito scientifico aperto e controverso. Allo stesso tempo con ogni mezzo ci si dava da fare per per screditare gli scienziati che peroravano i danni alla salute provocati dal consumo di sigari e sigarette.

Le grandi aziende del tabacco sfruttarono sapientemente l’entrata in vigore della Fairness Doctrine, una legge che imponeva l’obbligo per le emittenti televisive di presentare tutte le posizioni relativamente a un dibattito di interesse pubblico. Questa legge era nata soprattutto per tutelare le diverse posizioni politiche nel corso di dibattiti televisivi e mal si attagliava per confronti nel campo scientifico. In questo modo un oscuro medico o scienziato reclutato a colpi di centinaia di migliaia di dollari dalla lobby del tabacco aveva lo stesso tempo dell’intera comunità scientifica.

E’ così sui media arrivarono perfino tesi per cui addirittura fumare faceva bene alla salute! Attraverso questa campagna condotta senza esclusioni di colpi e con grande impiego di fondi le industrie del tabacco riuscirono a ritardare di oltre una generazione l’entrata in vigore di norme più restrittive sul fumo, provocando così decine di milioni di morti.

La parola fine a questo vero e proprio attentato alla salute pubblica fu scritta da una sentenza del 2006 che recitava come le industrie del tabacco si fossero impegnate «in una lunga e illegale cospirazione per ingannare il pubblico americano circa gli effetti sulla salute del fumo e del fumo passivo, circa la dipendenza provocata dalla nicotina, circa i benefici delle sigarette “light” e a basso contenuto di catrame e circa la manipolazione del design e della composizione delle sigarette in modo da favorire la dipendenza da nicotina»

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