COVID19: Il pericolo dei pazienti asintomatici

Siamo ormai entrati in una fase pandemica vera e propria del coronavirus originato in Cina ma che adesso riguarda oltre 30 paesi in tutto il mondo. Nel nostro paese è di queste ore il focolaio sviluppatosi intorno ad una cintura di comuni della bassa Lombardia.

Nove comuni tra cui Codogno e Casalpusterlengo sono l’epicentro di questo focolaio che al momento registra 14 casi accertati in Lombardia e due in Veneto oltre ad 250 persone in isolamento. Non è chiaro purtroppo chi ha infettato il cosiddetto “paziente 1”, un uomo di 38 anni che è ricoverato in gravi condizioni, all’ospedale di Codogno.

L’OMS si è dichiarata particolarmente preoccupata per l’andamento dell’epidemia in Iran dove a fronte di un numero relativamente basso di contagiati 18 si sono registrati ben 4 decessi, con un tasso di mortalità che supera quindi il 20%.

I casi accertati ufficialmente in tutto il mondo sono 76.787 ad oggi ed i decessi hanno raggiunto 2248 unità. Uno dei problemi maggiori di COVID19 e la presenza di pazienti asintomatici in grado però di infettare altre persone, come potrebbe essere stato per il “paziente 1” originario del focolaio lombardo.

Una comunicazione appena pubblicata sul New England Journal of Medicineinizia a fare chiarezza su quest’ultimo aspetto. In particolare, lo studio descrive l’infezione in 18 individui, di cui uno senza sintomi. La cosa interessante è che, per la prima volta, sono riportati in modo puntuale alcuni aspetti riguardanti il virus. Per ogni paziente, infatti, è stata rilevata la quantità di virus (in gergo si parla di carica virale) presente nel naso e nella gola, in vari giorni successivi alla prima comparsa dei sintomi. Per il soggetto asintomatico è stato fatto lo stesso, calcolando i giorni a partire dal contatto con un soggetto infetto.

Il picco si raggiunge contrariamente a quanto avveniva per la SARS subito dopo la comparsa dei primi sintomi. Questo significa purtroppo che la persona infetta da COVID19 può essere immediatamente contagiosa mentre nel caso della SARS il picco della carica virale si raggiungeva dopo 10 giorni della manifestazione della malattia e quindi il pericolo di infezione era quasi esclusivamente rivolto a chi curava il paziente.

Il soggetto asintomatico preso in esame da questo studio aveva la stessa carica virale dei soggetti sintomatici. Inoltre  una carica elevata di virus significa che una maggiore quantità di virus può, attraverso il muco o la saliva, raggiungere un individuo sano. Ovvero che è più alta la possibilità di infettarlo. Questa probabilità è resa ancora maggiore dal fatto che livelli così alti sono raggiunti quando il soggetto infettato sta ancora relativamente bene (o addirittura non ha sintomi), ed è quindi ancora in contatto con i suoi cari ed il resto della comunità nel quale vive ed opera.

Questo spiega fra l’altro la grande contagiosità di questo virus. Isolamento e contenimento rimangono quindi l’unica risposta concreta e seria per limitare l’infezione. I tempi infatti per l’immissione nei sistemi sanitari nazionali di un vaccino efficace sono molto lunghi, si stima dai 12 ai 24 mesi.

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