La caduta della fortezza di Przemyśl

Durante la battaglia della Galizia nel 1914 i russi al comando del generale Ivanov, dopo una serie di cruenti e ferocissimi scontri avevano sbaragliato le truppe austriache costringendole ad un precipitoso ripiegamento di circa 160 km. L’unica piazzaforte in grado di resistere all’avanzata russa era stata la fortezza di Przemyśl che dopo il 28 settembre 1914 si ritrovò completamente dietro le linee russe.

Przemyśl diventava così una postazione di strategica importanza perché rappresentava una delle ultime difese della Slesia, regione fortemente industrializzata di cruciale rilevanza per gli Imperi Centrali. Per queste ragioni, il soccorso della piazzaforte di Przemyśl rappresentò uno degli obiettivi dell’offensiva che il Capo di Stato Maggiore austriaco Conrad scatenò il 23 gennaio 1915.

Il piano era audace, quasi suicida: lanciare una serie di attacchi per assicurarsi il controllo dei passi dei Carpazi occidentali e centrali nel freddo gelido di gennaio. Era inoltre sua intenzione avanzare profondamente in Galizia per liberare la fortezza assediata di Przemyśl. Un ulteriore attacco sui fianchi doveva essere compiuto verso est, in Bucovina.

Le terribili condizioni climatiche però rappresentarono da subito un ostacolo ancora più duro della resistenza nemica. I soldati scoprirono che l’otturatore dei loro fucili congelava facendoli diventare inservibili, mentre l’avanzata lungo i passi innevati e sferzati da continue tempeste di neve iniziò a diventare una vera e propria, lentissima agonia.

Migliaia di soldati letteralmente morivano per assideramento o soffrivano per patologie da congelamento. Le salme punteggiavano esposte i sentieri montani essendo letteralmente impossibile provvedere alla loro sepoltura. Divenne ben presto evidente ai Comandi austriaci che liberare Przemyśl era fuori questione.

Come se non bastasse tutto ciò i russi iniziarono a contrattaccare ma fortunatamente per gli stremati austriaci freddo e neve colpirono anche le truppe dello Zar con la stessa spietata efficacia. All’inizio di marzo il destino di Przemyśl stava cominciando a tormentare gli austriaci. La guarnigione aveva più volte tentato di rompere l’assedio, ma era sempre stata respinta senza difficoltà dai russi.

L’Undicesima Armata russa agli ordini del generale Andrei Nikolaevich Selivanov  che era subentrata nell’assedio della piazzaforte austriaca aveva deciso di affamare i difensori invece che sprecare vite umane in assalti che non erano supportati da una sufficiente artiglieria pesante.

Per la fine di febbraio tutti i tentativi di inviare rinforzi vennero sconfitti. Conrad Hötzendorff informò il comandante della guarnigione, Hermann Kusmanek von Burgneustädten, che nessun altro tentativo di soccorso avrebbe avuto luogo.

Intanto al generale russo Selivanov giunsero nel frattempo l’artiglieria sufficiente ad abbattere le difese della fortezza. I russi fecero breccia nel settore settentrionale il 13 marzo. Una linea di difesa improvvisata contenne gli attacchi il tempo necessario per permettere a Kusmanek di distruggere tutto ciò che nella città poteva essere di qualche utilità alle forze russe una volta catturata. Il 19 marzo gli austriaci tentarono una nuova sortita che venne respinta come le altre, costringendolo a ritirarsi all’interno della città. Kusmanek non ebbe altra scelta e decise di arrendersi. Il 22 marzo la guarnigione superstite di 117.000 uomini si arrese ai russi.Tra i prigionieri c’erano nove generali, 93 ufficiali superiori e 2.500 altri ufficiali.

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